(n)Ostalgie: disneyland della memoria o riemersioni del rimosso?

di Francesco Mazzucchelli

Un articolo di Repubblica.it dell’altro ieri indagava il fenomeno della cosiddetta Ostalgie. Com’è noto, con la parola Ostalgie (gioco di parole fra Nostalgie e Ost) ci si riferisce in Germania a quel sentimento di ricordo/rimpianto della vita nella DDR, la Repubblica Democratica Tedesca.

Di questo fenomeno l’articolo esplora soprattutto una dimensione, quella – diciamo così – turistico-commerciale: film come Goodbye Lenin, così come la riproduzione di oggetti e simboli tipici della DDR sono solo due esempi del “processo di estetizzazione” cui è stata sottoposta la memoria della Germania dell’Est, innescando atteggiamenti quasi di fascinazione verso il passato comunista della Germania che in certi casi hanno preso la forma di un vero e proprio culto di una “memoria collezionistica”. E nell’articolo vengono infatti descritti improbabili “Trabi-Safari” (escursioni in Trabant per i luoghi della DDR) e visite nel quartier generale della Stasi. Ma sin qui niente di nuovo, e questi esempi fanno il paio non solo con le foto-ricordo scattate di fronte al Checkpoint Charlie a Berlino o con i pellegrinaggi alla ricerca delle tracce del Muro, ma anche con la gadgettistica su Mussolini che spesso troviamo nei nostri negozi per turisti.

Tuttavia, al di là della dimensione spettacolare di questi fenomeni, la portata sociale di tali processi della memoria collettiva è ovviamente molto più vasta delle sue ricadute commerciali. Ma allora come spiegare questi atteggiamenti quasi di rimpianto verso un passato caratterizzato dalla presenza di un regime autoritario e repressivo? Senza dimenticare che non si tratta di un fenomeno tipicamente “tedesco”, ma facilmente estendibile ad altri paesi che hanno conosciuto regimi dello stesso tipo: si pensi al sentimento analogo che caratterizza i paesi balcanici nati dalla frantumazione della Jugoslavia, la Jugonostalgija. E se, durante le guerre balcaniche, jugonostalgicar era il peggior insulto che si poteva lanciare ad un avversario politico, ora sembrano tanti, in Bosnia, Serbia, ma anche Croazia e persino Slovenia, a rimpiangere un certo ricordo del regime di Tito.

Forse sarebbe giusto perciò riformulare la domanda, anche in considerazione delle differenti storie di questi paesi accomunati da fenomeni di “nostalgia collettiva” per il passato: come rendere conto del radicamento di una “dominante emotiva” nostalgica in una memoria collettiva che ha subito trasformazioni repentine e violente? Il tratto comune a queste nostalgie sembra infatti essere non il rimpianto per il passato regime, ma una certa “trasformazione traumatica” della memoria: l’improvvisa riunificazione, in Germania, con le difficoltà di integrazione nella nuova società tedesca da parte dei cittadini dell’est (e il conseguente senso di perdita di un’identità collettiva); le guerre, nel caso dei Balcani, con la frammentazione di una memoria comune e il fiorire della riscoperta (o reinvenzione?) delle memorie nazionaliste.

Numerosi gli studi su questi argomenti: sul caso della Ostalgie citiamo solo Taste the east di Eva Banchelli; mentre, sulla Jugonostalgija e sulla “balcanizzazione della memoria jugoslava”, consigliamo il bellissimo Autopsia dei Balcani di Rada Ivekovic. Anche un membro del nostro Centro Trame, Barbara Gruning, si è occupata del fenomeno della Ostalgie in un suo libro: Diritto, norma e memorie. La Germania dell’est nel processo di transizione, Macerata: Eum.

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: