Il dibattito sul rapporto tra memoria e stampa da Guterberg (per non dire dalla Stele di Rosetta) in poi è vasto e articolato e perciò impossibile da riassumere in poche righe. Questo post vuole soltanto segnalare l’insolita scelta di una rivista che ha fatto della “Memoria” il suo titolo: si tratta di un trimestrale freepress distribuito dal palermitano Katakusinòs Editore.
L’idea è quella di un magazine culturale che serva da grande contenitore per la pubblicità: cosa cattura l’attenzione dello studioso di semiotica che se ne ritrova per caso in mano una copia? Il layout: il giornale, stampato su carta pregiata, ha la forma di un 33 giri e viene distribuito inserito all’interno di una copertina. A sorpresa, al posto del nero del vinile il lettore trova una colta citazione: la canzone “L’Obeso” di Giorgio Gaber. Scelta a metà tra il vezzoso e l’inusuale, colpisce per l’utilizzo di una forma – quella del disco simbolo delle passate generazioni – a metà tra trou de memorie e oggetto kitch per antonomasia.
Una semplice trovata pubblicitaria? Il formato di Memoria dialoga certamente con le recenti versioni PAD di alcune riviste che, sulla scia delle più recenti evoluzioni digitali, hanno pensato di aumentare le vendite mandando in stampa copie dal formato tablet, in una strana trasmigrazione dal digitale al cartaceo.
A farmi sorridere è la scelta stessa del 33 giri come cult di un determinato target, quello dei radical chic: come i Ray-Ban wayfarer per gli hipster, si tratta di oggetti feticcio ripescati dal passato che diventano simbolo di una subcultura. Anche nella cultura è presente il mito dell’Età dell’oro, di un passato remoto positivo e differenziale rispetto ad un presente povero e privo di stimoli, un passato a cui anelare ma che si fa vivo e identificabile attraverso questi oggetti-deittico che sembrano dirci: “noi siamo qui, nel presente, ma vorremmo essere nati lì, in quel tempo”. Così, anche le subculture giovanili ci parlano in qualche maniera del nostro rapporto, conflittuale e multiforme, con la memoria.


