Memoria ed editoria. Lo strano caso del 33 giri

di Laura Guttilla

Il dibattito sul rapporto tra memoria e stampa da Guterberg (per non dire dalla Stele di Rosetta) in poi è vasto e articolato e perciò impossibile da riassumere in poche righe. Questo post vuole soltanto segnalare l’insolita scelta di una rivista che ha fatto della “Memoria” il suo titolo: si tratta di un trimestrale freepress distribuito dal palermitano Katakusinòs Editore.

L’idea è quella di un magazine culturale che serva da grande contenitore per la pubblicità: cosa cattura l’attenzione dello studioso di semiotica che se ne ritrova per caso in mano una copia? Il layout: il giornale, stampato su carta pregiata, ha la forma di un 33 giri e viene distribuito inserito all’interno di una copertina. A sorpresa, al posto del nero del vinile il lettore trova una colta citazione: la canzone “L’Obeso” di Giorgio Gaber. Scelta a metà tra il vezzoso e l’inusuale, colpisce per l’utilizzo di una forma – quella del disco simbolo delle passate generazioni – a metà tra trou de memorie e oggetto kitch per antonomasia.

La copertina della rivista "Memoria"

Una semplice trovata pubblicitaria? Il formato di Memoria dialoga certamente con le recenti versioni PAD di alcune riviste che, sulla scia delle più recenti evoluzioni digitali, hanno pensato di aumentare le vendite mandando in stampa copie dal formato tablet, in una strana trasmigrazione dal digitale al cartaceo.

A farmi sorridere è la scelta stessa del 33 giri come cult di un determinato target, quello dei radical chic: come i Ray-Ban wayfarer per gli hipster, si tratta di oggetti feticcio ripescati dal passato che diventano simbolo di una subcultura. Anche nella cultura è presente il mito dell’Età dell’oro, di un passato remoto positivo e differenziale rispetto ad un presente povero e privo di stimoli, un passato a cui anelare ma che si fa vivo e identificabile attraverso questi oggetti-deittico che sembrano dirci: “noi siamo qui, nel presente,  ma vorremmo essere nati lì, in quel tempo”. Così, anche le subculture giovanili ci parlano in qualche maniera del nostro rapporto, conflittuale e multiforme, con la memoria.

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4 commenti to “Memoria ed editoria. Lo strano caso del 33 giri”

  1. Laura Guttilla, complimenti per l’errata interpretazione/sentenza e cioè che “L’idea è quella di un magazine culturale che serva da grande contenitore per la pubblicità”, è esattamente il contrario, la pubblicità è necessaria alla sopravvivenza di MEMORIA, visto che non gode di alcun finanziamento e viene distribuita gratuitamente e la tiratura è di 10.000 copie. Lo capisco, documentarsi è faticoso! Buon lavoro, spero in un altro settore e non in quello giornalistico.

  2. Gentile Felix (che spero sia il suo vero nome e che mi piacerebbe fosse stato seguito anche dal suo cognome, data l’importanza delle cose che ha scritto),

    mi spiace che lei – evidentemente emotivamente coinvolto nelle vicende del magazine “Memoria” – abbia frainteso la mia frase bollandola come sentenza di scarsa qualità della testata. Il magazine, ben fatto e interessante come si intuisce da quanto ho scritto, risulta davvero un contenitore di pubblicità poiché, come lei stesso ammette, è costretto ad inserire un numero cospicuo di ad a causa di logiche strettamente commerciali.

    Per quanto riguarda il mio essere poco informata beh, forse ha ragione, lo sono: ho tentato di parlare con qualcuno della redazione, chiamando in sede e inviando email ma, ahimé, non ho avuto nessuna risposta. Prova ne sia che questo commento arriva dopo molti mesi dalla pubblicazione del post: nessuno, forse, era interessato a leggerlo quando ne avevo dato comunicazione alla redazione. Credo, à rebours, sarebbe stata utile una chiacchierata con chi edita il giornale per evitare questo spiacevole fraintendimento.

    La ringrazio di cuore per gli auguri, la via dell’editoria non è cosa semplice e quindi vedrei ardua qualsiasi prospettiva futura in questo settore.

    Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordialmente

  3. Gentilissima Laura, il mio coinvolgimento emotivo è quello di un lettore attento che cerca di essere obiettivo tanto che ho riscontrato che Memoria rispetto ad altre riviste analoghe ed in proporzione al numero delle pagine, il numero degli sponsor presenti è inferiore e quindi, ribadisco, che non è corretto dire che è “…….un magazine culturale che serva da contenitore alla pubblicita’ ” perche’ cio’ significa, inequivocabilmente, che la cultura è secondaria alla pubblicità. Per quanto riguarda i contatti con la redazione, posso dirle cosa ho fatto per avere un numero precedente di Memoria, ho scritto una mail a: accentoacuto@accentoacuto.eu e mi hanno risposto entro 24 ore e sono andato presso la loro redazione a ritirare la copia.
    Cordiali saluti,
    Felix (il mio nome di battesimo).

  4. Gentile Felix,
    la ringrazio per avermi suggerito un altro indirizzo di email con cui contattare la redazione per segnalargli, anche se in ritardo, la pubblicazione del post.

    Resto piuttosto scettica sulla sua interpretazione della relazione tra pubblicità e spessore culturale (un tempo si diceva così) della rivista. Del resto non potrebbe essere altrimenti: la mia formazione (laurea in Scienze della Comunicazione) mi impedisce di vedere un forte contrasto tra le due cose. La pubblicità, per me, ha un posto da titolare all’interno del lavoro culturale. Ma questa, ovviamente, è la mia opinione.

    Desidero comunque manifestarle la mia stima per aver reso questo post luogo di interessante discussione. Spero continuerà, con piacere, a leggere gli interventi che io e gli altri autori di volta in volta portiamo all’attenzione dei lettori.

    Cordialmente

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