Gli studi di storia orale sul ’68, letti da una semiologo e da una prospettiva semiotica, portano sempre con loro una dimensione meta-discorsiva che si agita sul fondo e ai margini della pagina: la ricostruzione delle storie, dei ricordi e delle esperienze di chi ha vissuto quella stagione rappresenta una ricostruzione delle condizioni di possibilità politiche, sociali e ideali che hanno permesso la nascita della stessa “disciplina”.
Gli altri Sessantotto. Storia orale ed eredità dei movimenti
L’Olocausto nella cultura italiana: strategie narrative per l’autoassoluzione
Per capire di cosa parliamo quando in Italia parliamo di “Olocausto” o “Shoah” forse dobbiamo cominciare dalle copertine e dai titoli delle due edizioni del libro di Robert Gordon, professore di cultura italiana contemporanea all’università di Cambridge: quella inglese, The Holocaust in Italian Culture 1944-2010, e quello italiano, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010), appena pubblicato da Bollati Boringhieri. Le differenze nel titolo e nella copertina esemplificano alcuni dei punti sollevati dall’importante ricerca dello studioso inglese.
Le reazioni alla morte di Prospero Gallinari
La morte di Prospero Gallinari, come ha fatto notare Benedetta Tobagi su La Repubblica del 15 gennaio, ha scatenato una serie di reazioni sorprendenti: navigando su internet si possono leggere encomi funebri di singoli o associazioni che definiscono l’ex BR “un eroe”.
Il Ghetto di Roma, la scomparsa dei testimoni e i nativi digitali: come rendere i testi eventi conoscitivi?
Oggi ricorre il 69° anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma, in cui furono deportati al campo di Auschwitz 1024 ebrei. Solo una donna e sedici uomini sopravvissero, mentre nessuno dei duecento bambini fece ritorno.
Gita al termine della realtà: Paolo Giordano a Sabra e Shatila
In questi giorni in varie parti del mondo si è ricordato il trentennale del massacro del campo profughi di Sabra e Shatila, in cui furono uccisi dai falangisti cristiano-maroniti libanesi tra i 1000 e i 1500 arabi palestinesi (stima della Croce Rossa Internazionale).
La strage fu definita nella risoluzione ONU 37/123 del 1982 “atto di genocidio”.
Sismografie. Ritornare a L’Aquila mille giorni dopo il sisma
Sismografie. Ritornare a L’Aquila mille giorni dopo il sisma è una raccolta di nove saggi a cura di Fabio Carnelli, Orlando Paris e Francesco Tommasi, pubblicata poche settimane fa da Edizione Effigi. Nelle intenzioni dei curatori non si tratta di commemorare, bensì di rimemorare la catastrofe dell’Aquila. Se il lavoro di commemorazione fissa l’attenzione sull’evento singolo, straordinario e puntuale all’origine del trauma – una scala temporale, quella dell’evento, che la commemorazione condivide con il discorso giornalistico ed emergenziale –, il lavoro della rimemorazione
L’icona del dolore
Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere l’assegnazione del World Press Photo 2012 a Samuel Aranda - coraggioso fotogiornalista spagnolo – per l’immagine di una donna con il niqab che stringe a sé un uomo. L’immagine è stata battezzata “La Pietà della primavera araba”.
Il Giorno del ricordo e l’ombra sull’esodo
Secondo un sondaggio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia la vicenda storica delle foibe è nota al 43% degli italiani mentre solo il 22% conosce il significato dell’espressione “esodo istriano-giuliano-dalmata” (qui i dati). In un sondaggio analogo compiuto nel 2010 veniva fuori che i più informati sulle foibe avevano meno di 35 anni, mentre sull’esodo istriano-giuliano-dalmata i più preparati erano gli over 56.
Le memorie dei due eventi sembrano dunque essersi divaricate, nonostante la comune commemorazione.



