Ancora sul giorno della memoria nelle parole di storici, sopravvissuti e parenti delle vittime

di Daniele Salerno
Il dibattito che ha riempito le pagine dei giornali in occasione del giorno della memoria ruota attorno a due temi principali: l’assenza di un serio lavoro storico e storiografico sul passato degli anni di piombo e le ferite ancora aperte e presentidei sopravvissuti e dei parenti delle vittime.Sul Sole 24 Ore di domenica 9 maggio Sergio Luzzatto avverte la necessità di riscrivere la storia del terrorismo in Italia e indica nei testi di Angelo Ventura, recentemente ripubblicati, un buon punto di inizio per avviare una riflessione.

Sebbene siano passati trent’anni, l’istanza storiografica si scontra però con le brucianti ragioni del presente, a cominciare dai processi ancora in corso o riaperti. Uno per tutti quello per la strage di piazza della Loggia, che si tiene a Brescia nel più assoluto silenzio dei media (sul sito di Radio Radicale potete però trovare aggiornate le registrazioni audio delle udienze).

Inoltre, nonostante la legge 206/2004 a tutela di chi in diversi modi è stato colpito da atti terroristici, ancora oggi i parenti delle vittime e i sopravvissuti non riescono ad avere il dovuto riconoscimento giuridico e il sostegno dello Stato. Le testimonianze di Fortuna Piricò – che ha perso il marito nella strage di Ustica – e Sonia Zanotti – tra i duecento sopravvissuti alla bomba del 2 agosto – sono in questo senso emblematiche della difficoltà di riconoscimento pubblico e legale che ancora oggi sopravvissuti e parenti delle vittime incontrano.

Chiudiamo con l’intervento di Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, ucciso il 28 maggio di trent’anni fa da un gruppo terroristico di estrema sinistra. Proprio nel ricordare la professione del padre, storico e giornalista, Benedetta Tobagi riassume in sé le due istanze: la richiesta di verità e giustizia e la tutela delle condizioni per scrivere e trasmettere la Storia. A cominciare dalla cura degli archivi e dei documenti che permettano di ricostruire, da ora e per il futuro, i fatti di quegli anni.

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