Memorie effimere: Zhang Huan e Christian Boltanski

di Daniele Salerno

Christian Boltanski

La distanza culturale, geografica, anagrafica e biografica che separa Zhang Huan a Christian Boltanski non ci impedisce di evidenziare un dato che li accomuna:  questi due artisti lavorano sull’aspetto materiale dei processi memoriali, sul loro carattere effimero e continuamente rivedibile e infine sul rapporto tra memoria e identità individuale e collettiva. Questo viene compiuto non attraverso una classica rappresentazione di un concetto – come avviene per esempio attraverso pittura o della scrittura – ma attraverso una loro messa in azione: l’effimero della memoria e della sua materia è un tutt’uno con il funzionamento delle stesse installazioni.

Zhang Huan, Berlin Buddha

E’ quello che succede al Berlin Buddha, che apre la mostra Ashman di Huan, modellato e costruito con la cenere degli incensi raccolta nei templi buddisti intorno a Shangai. La statua decade lentamente, per effetto anche delle oscillazioni e degli spostamenti d’aria provocati dallo stesso visitatore (la distruzione di questo Buddha richiama chiaramente quella dei Buddha di Bamiyan distrutti dai talebani nel 2001). La cenere raccoglie, nell’immaginario evocato dall’artista, le preghiere, gli auspici e i desideri di coloro che hanno pregato.

Dall’altra parte l’artista prende veri e propri pezzi del passato e li rielabora costruendo, come su un palinsesto, memorie su memorie: è il caso dei Memory doors, tradizionali porte cinesi su cui erano intagliate immagini di vita quotidiana. Su di essi Huan ‘sovrascrive’ immagini del presente che seguono idealmente le forme del passato.

Zhang Huan, Family Tree

Infine forse l’immagine più nota di Huan: il suo viso che gradatamente si riempie di calligrammi – i nomi degli antenati – in una performance denominata Family tree. L’esito della performance è il viso completamente annerito dell’artista, su cui non è più riconoscibile alcun segno leggibile.

Se la mostra di Huan terminerà con la distruzione del Buddha, quella di Boltanski, Personnes, terminerà con la distruzione del mucchio di vestiti che costituisce uno degli elementi della mostra. L’installazione verrà infatti distrutta con la distribuzione degli abiti ai visitatori che si recheranno negli ultimi giorni di apertura della mostra presso l’hangar Bicocca.

Christian Boltanski, Personnes

L’installazione di Boltanski comincia con un lungo corridoio illuminato da tubi al neon. Percorrendolo il visitatore è accompagnato da una serie di altoparlanti che diffondono dei battiti del cuore (parte del progetto Les archives du coeur). Il corridoio termina su una piccola montagna di vestiti in cima alla quale vi è una gru meccanica che li afferra e li sposta. Gli indumenti e i battiti del cuore stanno per qualcosa di assente e passato, una persona, producendo quello che alcuni critici hanno chiamato effetto Olocausto: la riduzione dell’essere umano a pura quantità e la cancellazione della sua individualità. Personnes appunto: persone o nessuno.


Zhang Huan
Padiglione d’arte contemporanea (PAC)
Via Palestro, 14
Milano
dal 7 luglio al 12 settembre 2010

Christian Boltanski
Hangar Bicocca
Via Chiese, 2
Milano
La mostra riapre il 6 settembre e durerà fino al 26 settembre 2010

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