“Città e catastrofe”: un resoconto del convegno

di Francesco Mazzucchelli

Si è svolta ieri, al SAIE di Bologna, la giornata studi dedicata al tema “Città e catastrofe”. Gli interventi sono stati introdotti dagli organizzatori, l’architetto Britta Alvermann, che ha presentato la rassegna Anapolis (di cui questo convegno ha rappresentato il primo appuntamento), e l’architetto Simone Sindaco, che si è soffermato in particolare sul tema della prevenzione degli effetti del terremoto e della ricostruzione, sottolineando come quest’ultima dovrebbe sempre essere intesa come una pratica etica. Sono poi intervenuti, in mattinata, il prof. Valerio Romitelli, che ha suggerito una lettura suggestiva del tema del convegno ipotizzando che, dalla fine della seconda guerra mondiale, le democrazie occidentali hanno sfruttato la paura della catastrofe come strumento di governo, e il prof. Leonardo Barcelò, che ha invece parlato della presenza crescente di immigrati nelle nostre città, una presenza che dovrebbe essere considerata una risorsa (anche in termini di partecipazione democratica alla vita collettiva) e non una potenziale catastrofe. E’ poi intervenuta la semiologa Daniela Panosetti, che ha presentato un’interessante analisi del documentario Sangue e Cemento (sul terremoto de L’Aquila) incentrandosi in particolare sull’uso della metafora corporea nella rappresentazione della città traumatizzata e sulla commistione di differenti registri discorsivi quando si rappresenta la catastrofe (che dà vita ad un “discorso ibrido” che assomma tratti tipici di repertori linguistici tecnico-scientifici, ma anche politici, televisivi e addirittura medico-diagnostici quando la città è appunto paragonata ad un corpo).

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con la testimonianza dell’architetto Vincent Virgo che collabora con Medecins sans frontieres per le opere di ricostruzione ad Haiti. La sessione pomeridiana, infine, è stata dedicata allo studio degli spazi e dei sensi della catastrofe da una prospettiva semiotica. Sono intervenuti il prof. Francesco Marsciani del CUBE, che ha introdotto la prospettiva teorica etnosemiotica e gli strumenti analitici che essa è in grado di mettere in campo per l’analisi degli spazi del trauma; il prof. Federico Montanari del nostro centro TRAME, che ha presentato un’analisi ricca di spunti delle trasformazioni urbane in Kosovo dopo la guerra e l’indipendenza; un gruppo di ricerca formato da Gaspare Caliri, Alice Giannitrapani e Francesco Mazzucchelli, che ha presentato i risultati di un’indagine territoriale effettuata nella valle del Belìce per valutare le trasformazioni semiotiche e identitarie di questo territorio a distanza di più di quarant’anni dal terremoto del 1968, e infine il prof. Ruggero Ragonese, che ha parlato del terremoto di Messina del 1908 e delle sue ricadute anche nelle modalità di rappresentazione e autorappresentazione di quel particolare paesaggio urbano. Il dibattito con il pubblico, moderato dall’avv. Marco Ferrari, ha fatto emergere più volte la possibilità di un dialogo costruttivo fra discipline e specialità diverse (architettura, semiotica, sociologia, ecc.) e la necessità di analisi (non solo di tipo quantitativo) volte a migliorare le possibilità di intervento al momento della ricostruzione.

La giornata si è poi conclusa all’Alto Tasso con la proiezione del documentario Sangue e Cemento – le verità nascoste sul terremoto in Abruzzo.

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