Anne Lister: il ritorno dall’oblio di una sorella di Shakespeare

di Daniele Salerno

Al terzo giorno della rassegna Soggettiva, Anne Lister è ormai divenuta una delle protagoniste del festival Gender Bender: migrando dalla fiction BBC al documentario The real Anne Lister (Matthew Hill, 2010), la figura ha assunto spessore storico e fascino e soprattutto si conferma come un caso interessante di studio.

Il documentario ha al centro soprattutto l’avventura, lunga due secoli, dei diari della donna. Anne Lister (1791-1840) vive negli anni della Reggenza (quelli che precedono il periodo vittoriano) e il suo diario ha dimensioni notevoli (quattro milioni di parole), divenendo oggi di fatto uno dei documenti più importanti sull’Inghilterra dei primi anni della Rivoluzione industriale. Parte dei suoi diari è scritta in codice: si tratta soprattutto delle parti relative alle sue relazioni sentimentali e sessuali con diverse donne dello Yorkshire. Morta in Russia per una puntura di zecca, i suoi diari restano chiusi per anni nella dimora della famiglia Lister, finché negli anni Trenta (mentre in Inghilterra è vivo lo scandalo per la pubblicazione del romanzo lesbico Il pozzo della solitudine) il suo discendente John Lister, non li trova. John Lister chiede a un suo amico di decifrare il diario e ciò che ne viene fuori è l’identità lesbica dell’antenata: John Lister è omosessuale in un periodo in cui essere gay è reato e in cui le spiegazioni genetiche dell’omosessualità sono le più accreditate. Lister decide di chiudere i diari nei sotterranei della dimora di famiglia e di tenerli lontani da occhi indiscreti.

I diari torneranno fuori nel 1960. Anche in questo caso però il diario viene occultato e la sua pubblicazione vietata: la municipalità di Halifax ritiene il testo un’onta per la città. Bisognerà aspettare gli anni Ottanta quando dopo decenni di studio le ricercatrici Reynolds e Vickery non decritteranno tutto il testo e lo daranno alle stampe.

Le pagine della Lister rappresentano il controcanto alle educazioni sentimentali fatte di “sentimental friendships” di Jane Austen e delle conterranee (e altrettanto sfortunate) sorelle Bronte. Ma rappresentano anche un documento prezioso per comprendere due aspetti che abbiamo già evidenziato nella recensione della fiction: l’uso del linguaggio per gay e lesbiche in società in cui non c’è possibilità di esprimere e vivere i propri desideri e soprattutto un esempio incredibilmente eloquente sui processi di costruzione della memoria culturale.

Sul lato del linguaggio, come si dice in un passaggio del documentario, siamo di fronte per la cultura lesbica a una stele di Rosetta, cioè a un testo che può illuminare e fare da traduzione rispetto a fenomeni da sempre rimasti in ombra: l’educazione sentimentale, la crescita e la consapevolezza (o la mancanza di consapevolezza) rispetto alla propria identità di lesbica di scrittrici e artiste.

Sul lato della memoria culturale il caso dei diari di Anne Lister è uno straordinario esempio di oblio e recupero dei testi come spiegato da Aleida Assman Umberto Eco: esistono nella cultura dei filtri (la censura e l’autocensura prima di tutto o i meccanismi istituzionali del segreto) che respingono testi e testimonianze del passato nell’ombra degli archivi e a un passo dall’oblio definitivo (i diari di Anne Lister stavano per essere dati alle fiamme dal suo discendente John e oggi, se questo fosse avvenuto, non staremmo qui a parlarne). Ci sono dei momenti storici in cui questi filtri richiamano questi testi dal passato e li inseriscono in una narrazione, facendoli rientrare nella memoria culturale di un’epoca: è il caso di Anne Lister (ma forse quest’anno è stato anche il caso di Ipazia, con il film di Alejandro Amenabar).

Come ha detto nell’introduzione al film la ricercatrice Maria Micaela Coppola riprendendo un famoso passaggio di Una stanza tutta per sè di Virginia Woolf, siamo di fronte a una delle sorelle di Shakespeare dimenticate dalla storia a cui d’un tratto viene ridata voce. Nel caso di Anne Lister grazie a una identità lesbica culturalmente e storicamente definitasi lungo il XX secolo. Esistono probabilmente molte Anne Lister consegnate definitivamente all’oblio, di cui non sapremo nulla. E molte sono forse le voci zittite tra le righe del canone. O più semplicemente esiste un silenzio della critica su artiste lesbiche o poetesse che noi, nel presente, potremmo rompere (segnalo sull’argomento l’articolo di Cecilia Bello Minciacchi Femminile resistente. La poesia delle donne oggi sul numero 3 di alfabeta2)

One Trackback to “Anne Lister: il ritorno dall’oblio di una sorella di Shakespeare”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: