Ancora sulla digitalizzazione

di Francesco Mazzucchelli

La borgesiana biblioteca di Babele illustrata da Philippe Fassier

A proposito del nostro post sulla digitalizzazione degli archivi de La Stampa di qualche giorno fa, segnaliamo il dibattito che sta animando i supplementi domenicali de Il Sole 24 Ore delle ultime settimane, inaugurato da un articolo di Hal Varian (consulente di Google) in cui l’economista fa delle previsioni sugli effetti economici dei progetti di digitalizzazione di libri che Google sta portando avanti da diversi anni. Così Varian:

Recentemente, Google ha iniziato a collaborare con molte biblioteche per digitalizzare le opere che hanno in catalogo, tutto a spese di Google, grazie a una tecnologia sviluppata ad hoc per il progetto. Il volume totale del corpus è di circa 25-30 milioni di libri. Il Google Library Project non deve essere confuso con il programma Google Publisher Partner, nell’ambito del quale gli editori sottopongono volontariamente le proprie opere a Google per la digitalizzazione e l’inserimento in catalogo.

Varian continua interrogandosi sulle questioni dell’estensione della durata del diritto d’autore e su quella delle cosiddette “opere orfane” (l’articolo completo – tradotto dall’istituto Bruno Leoni – è disponibile qui). A Varian hanno risposto domenica scorsa Stefano Mauri (presidente gruppo Gems) e Piero Attanasio (dell’Associazione italiana editori). Quest’ultimo soprattutto muove delle obiezioni alle considerazioni di Varian relative ai diritti d’autore: grazie ai nuovi accordi tra Google e editori statunitensi, infatti Google potrà adesso, in certi casi – nota Mauri – commercializzare i libri digitalizzati senza richiedere l’autorizzazione all’editore o all’autore (soprattutto per quanto riguarda titoli vecchi e fuori commercio). Ma quali sono i criteri secondo i quali Google considera fuori commercio un titolo o un autore? Si pensi, conclude Mauri, che secondo l’azienda di Cupertino Mountain View (dove Google ha sede) l’81% degli autori italiani del Novecento sono erroneamente considerati fuori commercio.

Al di là degli innegabili benefici derivanti dalla possibilità di consultare enormi cataloghi di titoli non coperti da diritti d’autore e di difficile reperimento, quale sarà la portata effettiva della rivoluzione (perché di autentica rivoluzione si tratta) intrapresa dall’azienda di Mpuntain View? Se da una parte Google potrebbe arrivare ad offrire ai navigatori una traduzione virtuale delle vertigini babeliche immaginate da Borges, quali sono, di converso, le responsabilità derivanti da un così elevato potere editoriale concentrato nelle mani di un unico soggetto privato?

Un potere che può facilmente trasformarsi (data la posizione dominante di Google su Internet) in quello di decidere cosa – nell’immenso archivio di Internet – deve essere reso disponibile e cosa no, cosa deve essere ricordato e cosa no. In che modo, ci chiediamo, tutto ciò inciderà non solo sull’editoria così come la conosciamo oggi ma anche sulle morfologie che strutturano gli archivi-memoria dell’Enciclopedia (nel senso che Umberto Eco riserva a questo termine) in cui siamo immersi?

2 commenti to “Ancora sulla digitalizzazione”

  1. L’azienda di CUPERTINO è APPLE…. Google ha sede ha MOUNTAIN VIEW…

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