C’è manuale e manuale: se i libri di storia non hanno fatto ancora i conti con i mass media

di Daniele Salerno

Dal fumetto Tex ideato da Gian Luigi Bonelli e pubblicato da Sergio Bonelli Editore

Dal fumetto Tex ideato da Gian Luigi Bonelli e pubblicato da Sergio Bonelli Editore

Il manuale di storia è uno degli strumenti principali dell’attività didattica per l’insegnamento della storia. Sulla scrittura, la costruzione e l’efficacia del testo di divulgazione storica per le scuole secondarie si è concentrato l’ottimo lavoro di analisi cominciato nel 2006 di nove storici che operano all’interno degli Istituti Storici della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Regione Emilia Romagna. Il risultato di questa ricerca è ora pubblicato nel libro “C’è manuale e manuale. Analisi dei libri di storia per la scuola secondaria” (Sette Città 2010).

La prima ottima mossa di questo gruppo di lavoro è smontare il mito del  feticcio manualistico, probabilmente retaggio di una visione ottocentesca di intendere la scrittura e il lavoro storico (su questo è illuminante la storia della storiografia moderna tracciata da Giancarlo Angelozzi in “Introduzione allo studio della storia moderna” di Paolo Prodi). Il manuale di storia oggi è uno strumento, seppure importante, di una didattica divenuta ormai complessa e che deve utilizzare necessariamente fonti, strumenti e materiali diversi dalla scrittura e dal documento scritto e che necessitano di quelle che gli autori chiamano pratiche laboratoriali.

L’analisi, come viene spiegata nell’ottima e rigorosa sezione dedicata all’esplicitazione della griglia d’analisi e delle metodologie impiegate, si articola in tre parti: dati identificativi, struttura del manuale e analisi del testo quantitativa e qualitativa. L’ultimo punto si articola a sua volta in due punti: qualità della scrittura e della documentazione e griglia d’analisi per le tematiche sensibili. Le tematiche sensibili riguardano il passato recente, spesso al centro di contese politiche e storiografiche. Si tratta della Resistenza, della Shoah e delle leggi razziali italiane, delle foibe e del terrorismo.

Il quadro che ne esce è secondo gli storici di sufficiente correttezza e approfondimento storiografico rispetto ai venti manuali storici analizzati, con in particolare una carenza strutturale sulla quale mi soffermo: l’uso delle immagini.

L’immagine, nelle analisi effettuate, risulta avere nei manuali un scopo meramente esornativo e di abbellimento del testo. La squalifica della dimensione e dell’importanza dell’immagine come fonte e documento (e non semplice abbellimento del testo) è dimostrata dalle didascalie approssimative, errate o mancanti.

Questo tipo di uso dell’immagine nel testo è retaggio dell’erroneo ‘paradigma mimetico’ dell’immagine fotografica, televisiva e cinematografica. Secondo questo paradigma l’immagine rappresenta la realtà senza mediazioni e senza la necessità di processi interpretativi e cognitivi sull’oggetto, e dunque non richiede, come il documento scritto del passato, una educazione alla lettura e alla interpretazione. Parlo in particolare dell’immagine fotografica, televisiva e cinematografica perché su questa, più che su altre, l’assunto “immagine=realtà” è così persuasivo da risultare di difficile superamento.

Se consideriamo che la storia del XX secolo è in formato massmediatico, allora la carenza non può che essere grave. A giovani studenti e studentesse devono essere forniti gli strumenti per leggere e interpretare le immagini e per sviluppare uno spirito critico verso l’immagine fotografica, televisiva e cinematografica. 

In altri termini gli studenti devono imparare a interpretare e studiare una foto di Bresson o di Leibovitz, le foto della guerra in Vietnam, un film di Spielberg, una trasmissione televisiva o i reportage di guerra quanto di saper leggere e interpretare i documenti scritti.

Questo servirà loro non solo per imparare meglio la storia del XX secolo, ma anche per utilizzare il mezzo televisivo e la Rete (in vista anche di una ‘educazione a internet’) avendo degli strumenti per interpretare, filtrare e anche discernere le informazioni attendibili dalle ricostruzioni aberranti e con un’adeguata consapevolezza critica di come viene costruita un’immagine, di come circola e di come costruisce la stessa realtà sociale e il suo stesso spettatore.

C’è manuale e manuale
Analisi dei libri di storia per la scuola secondaria
a cura di Lidia Gualtiero, Gian Luigi Melandri, Francesco Monducci
Maria Paola Morando, Davide Pizzotti, Giulia Ricci, Marinella Sarti,
Cinzia Venturoli, Paola Zagatti
Sette Città, Viterbo
p. 130

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