Memory Stalker: viaggio a Černobyl’, venticinque anni dopo

di Francesco Mazzucchelli

Prjpjat' oggi

Il 26 aprile del 1986, l’unità numero 4 della centrale nucleare di Černobyl, in Ucraina (all’epoca Unione Sovietica) subisce il più disastroso incidente nucleare della storia. Nei giorni immediatamente successivi all’incidente la centrale in avaria sprigiona altissimi livelli di radioattività, i cui effetti a causa dei venti, si diffonderanno in tutta Europa nelle settimane successive.

L’intera popolazione di Pripjat, cittadina vicina alla centrale dove vivono 45mila persone, viene evacuata. “Portate con voi solo una valigia” – consigliano le autorità sovietiche, che renderanno ufficialmente noto l’incidente solo diversi giorni dopo – “tra due giorni sarete di nuovo a casa”.

Sono passati venticinque anni da quell’incidente e gli abitanti di Pripjat’ e le altre 350mila persone evacuate dalla zona circostante non hanno mai fatto ritorno alle loro case. I dintorni di Černobyl’ sono ancor oggi zona rossa, terra avvelenata. Le scorie radioattive dell’unità 4 giacciono seppellite sotto un sarcofago di cemento armato (progettato per resistere venti, trent’anni al massimo).

Pripjat’ è oggi una città fantasma, in cui però vivono ancora 400 persone, munite di un permesso speciale, che si cibano dei frutti avvelenati di una terra contaminata.

A Prjpjat' vivevano più di 14 mila bambini, molti dei quali si ammalarono di tumore nei mesi ed anni successivi

Un articolo di Daniela Panosetti pubblicato da Alfabeta2 racconta – attraverso le parole e le immagini di Stefano Schirato, fotografo indipendente – la storia del ritorno a Pripjat’ di Tymofyi, autista che conduceva ogni giorno un autobus dagli impianti alla cittadina e che in quei luoghi non aveva più fatto ritorno. Come due stalker tarkovskijani, i due compiono così un doloroso viaggio alla ricerca di una memoria perduta.

Un rapporto ufficiale stilato da agenzie Onu parla di 65 morti accertate e 5000 presunte riconducibili al disastro. Secondo Greenpeace, la stima dei decessi tra la popolazione mondiale dovuta all’incidenza di tumori causati dall’incidente nell’arco di settant’anni potrebbe raggiungere la cifra spaventosa di 6 milioni di unità.

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