La memoria delle vittime nel gorgo elettorale (ancora sulle strategie di delegittimazione)

di Daniele Salerno

Benedetta Tobagi e la copertina del suo libro "Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre"

Due giorni fa abbiamo parlato delle strategie di delegittimazione attuate durante la campagna elettorale milanese. Dopo una segnalazione di Elena Pirazzoli, riaggiorniamo quel post alla luce dell’attacco che Mario Cervi, sulle colonne de Il Giornale di sabato 14 maggio, ha lanciato contro i figli delle vittime per aver difeso il candidato Giuliano Pisapia. Cervi titola il pezzo “Se i figli delle vittime adesso difendono i carnefici dei loro padri”.

La strategia retorica di Cervi è doppia: ridare legittimità morale alla voce di Letizia Moratti, rappresentandola come figlia di una vittima; sottrarre la memoria delle vittime e dunque la legittimità della parola ai figli di Walter Tobagi (Benedetta), Emilio Alessandrini (Marco) e Guido Rossa (Sabina).

Anche in questo caso la strategia di ri-legittimazione della Moratti portata avanti da Cervi si appunta sulle vittime: non si può opporre a pari livello Giuliano Pisapia a Letizia Moratti, in quanto quest’ultima è figlia di un deportato di Dachau e dunque lei stessa, in qualche modo, figlia di una vittima (al contrario di Pisapia). La parola di Moratti verrebbe dunque moralmente riabilitata a parlare. Ci ritroviamo di fronte a un uso delle vittime che questa volta mobilita la stessa memoria della Shoah. La strategia è quella di appropriarsi della memoria della “propria vittima” affinché i soggetti politici trovino la legittimità morale della parola e gli avversari vengano squalificati dall’agone politico.

Da qui Cervi passa a un durissimo attacco contro i figli delle vittime – Benedetta Tobagi, Sabina Rossa e Marco Alessandrini – accusati di difendere i carnefici dei loro padri: un tentativo di sottrarre la legittimità della memoria delle vittime ai figli di quelle stesse vittime. E Cervi riapre anche vere e proprie tragedie familiari private come quella della famiglia Donat-Cattin con un figlio, Marco, esponente del gruppo Prima Linea e il padre Carlo esponente della sinistra DC. Il tentativo – speculare a quello di riabilitare la parola di Letizia Moratti – è, chiaramente, quello di delegittimare la parola dei figli delle vittime e con questo rendere vano il tentativo di difendere Pisapia dagli attacchi del candidato PDL.

L’articolo di Cervi riesce così di nuovo a “surriscaldare” la divisione di memorie che sembra essere un dato della cultura italiana (come John Foot ci ricorda in “Fratture d’Italia”). Una divisione che diviene vero e proprio conflitto di memorie proprio quando le vittime vengono gettate e strattonate nell’agone politico.

Vi lasciamo alle parole, che non possiamo che sottoscrivere, di Michele Serra su L’amaca di ieri.

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