La memoria scomoda di Ustica

di Francesco Mazzucchelli

I resti del DC-9 e l'installazione di Boltanski al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna

Ha fatto molto discutere, in questi giorni, la scelta del Museo di Ustica di Bologna di ritirare i depliant messi a disposizione dei visitatori dell’esposizione che comprende i resti del DC9 precipitato con 81 persone a bordo il 27 luglio del 1980 e un’installazione permanente di Christian Boltanski.

La decisione, presa in realtà dal commissario straordinario Anna Maria Cancellieri del Comune di Bologna pochi giorni prima dell’insediamento del nuovo sindaco Valerio Merola, arriva dopo la querela per diffamazione presentata dal generale Lamberto Bartolucci, capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica ai tempi della strage.

Secondo Bertolucci, le accuse di depistaggio rivolte all’Aeronautica Militare contenute nel volantino sarebbero “false e diffamatorie”. La vicenda si inserisce inoltre nello strascico delle polemiche sollevate dalle recenti dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario al Consiglio dei Ministri Carlo Giovanardi, il quale, lo scorso novembre, in occasione di una visita a Bologna, rispolverò l’ipotesi secondo la quale a far esplodere l’aereo sarebbe stata una bomba e non un missile, contraddicendo così alcune delle conclusioni dell‘istruttoria Priore e delle sentenze successive, in cui si parla di uno “scenario di guerra”. Il volantino incriminato era stato redatto da storici dell’Istituto Parri, che reagiscono denunciando quella che viene giudicata un’indebita ingerenza della politica nella cultura. Sulla stessa linea si collocano le reazioni indignate di Daria Bonfietti, presidente dell’associazione vittime della strage di Ustica, mentre il nuovo sindaco Merola prende tempo.

Lo spazio del museo di Ustica diventa così terreno di una lotta politica per l’affermazione (o la negazione) della narrazione di una memoria (su questo si veda l’analisi semiotica dello spazio del Museo condotta da Daniele Salerno).

Ma queste polemiche sono anche l’ennesimo atto di una estenuante storia di “verità contrapposte”: venti anni di indagini, un milione e mezzo di pagine di atti processuali e centinaia di udienze che non hanno condotto ad un accertamento giudiziario dei fatti e del ruolo dell’Aeronautica militare italiana (e dello stesso Stato italiano) nella vicenda. Ustica rappresenta ancora un buco nero nella memoria collettiva della storia del nostro paese: una memoria contestata, viziata da depistaggi (veri o presunti) e ipotesi contradditorie, in parte ancora impantanata nella logica vischiosa del segreto di stato.

3 commenti to “La memoria scomoda di Ustica”

  1. Più che un caso di verità contrapposte, quello di Ustica è – lo dicono le carte processuali – un caso di manipolazione della verità e quindi della memoria. Siamo all’ennesimo depistaggio.. questa volta non delle indagini, ma della costruzione della memoria. Il DC-9 non è stato abbattuto da una bomba collocata a bordo: nessuna perizia autorevole si è espressa in tal modo. I depistaggi dell’Aeronautica sono un dato di fatto acquisito. Tanto è vero che l’ulitmo aggiornamento sulla vicenda è
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/13/la-procura-assolve-il-depliant-del-museo.html

  2. Ah, un’altra precisazione. Su Ustica, notare bene, nessun governo ha mai posto il segreto di Stato. Come dire: non abbiamo la forza neanche di dirvi che un giorno saprete cosa è successo ai vostri cari.

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