Ricordare Hiroshima nell’anno di Fukushima (e a dieci anni dall’11 settembre)

di Daniele Salerno

La copertina del numero di agosto del mensile Harper's

Scendendo verso il primo piano sotterraneo del Tribute World Trade Center Visitor Center – luogo voluto dall’Associazione delle Famiglie dell’11 settembre e dedicato al ricordo delle vittime e al racconto degli attentati di New York – il visitatore può rimanere disorientato dalla visione di catene di origami a forma di gru che pendono dal soffitto. Avvicinandosi a una bacheca veniamo informati che la storia di quei pezzi di carta a forma di gru – che sono stati fatti dagli amici e dai familiari delle vittime giapponesi dell’11 settembre – comincia con Sadako Sasaki, una bambina morta nel 1955 di leucemia a causa delle radiazioni della bomba atomica di Hiroshima sganciata dagli americani il 6 agosto 1945. Sadako aveva due anni nel 1945 e abitava a poco più di un chilometro dal Ground Zero giapponese. Quando si ammalò, un suo amico le disse che se avesse creato mille gru di carta con la tecnica dell’origami avrebbe potuto esprimere un desiderio e guarire dalla malattia. Gli origami di Sadako sono divenuti in Giappone simbolo di pace ed esposti al memoriale della pace di Hiroshima: ora nel luogo in cui si ricorda il più devastante attacco agli Stati Uniti dopo Pearl Harbor viene conservata la memoria e la testimonianza di una vittima degli americani.

L'origami e la foto di Sadako Sasaki al Visitor Center

Una scelta sintomatica probabilmente del modo in cui si è evoluta la memoria della bomba di Hiroshima, che non ha potuto indirizzarsi – per ovvie ragioni politiche e diplomatiche (non è solo la Storia a essere scritta dai vincitori come d’altronde hanno dimostrato i fatti di Okinawa del 2010 che hanno poi probabilmente portato gli Stati Uniti a partecipare, per la prima volta nella storia, alle commemorazioni a Hiroshima) – contro il colpevole ma ha dovuto ripiegare nei processi di attribuzione di colpa sullo stesso popolo giapponese: non potendo pubblicamente biasimare nessuno se non loro stessi, i giapponesi si sono dati dopo la guerra una costituzione anti-militarista e si sono posti l’obiettivo di invertire di segno il potere distruttivo atomico facendolo diventare, con la costruzione delle centrali nucleari, un potere di pace e prosperità. Un sogno di redenzione già presente nel discorso radiofonico dell’imperatore Hirohito del 15 agosto 1945, in un primo e inedito contatto tra il popolo e la divinità imperiale:

Il nemico ha cominciato ad usare un nuovo tipo di bomba, inumano. I danni che essa è in grado di arrecare sono incalcolabili, ed esigono un tributo elevato di vite umane innocenti. Proseguire la guerra a queste condizioni non porterebbe soltanto all’annichilimento della nazione, ma alla distruzione dell’intera civilità umana. E’ per questo che, secondo i dettami dell’epoca e del destino, ci siamo decisi a lastricare la strada dalla grande pace per tutte le generazioni future, sopportando l’insopportabile e tollerando l’intollerabile.  In particolare dovete stare attenti a evitare ogni scatto emotivo che potrebbe generare complicazioni inutili, così come vi asterrete da conflitti e alterchi che potrebbero creare confusione, risultando gravemente fuorivianti.

L’11 marzo 2011 il progetto giapponese nato sulle ceneri di Hiroshima e Nagasaki è stato travolto dal terremoto e dallo tsunami abbattutosi su Fukushima. L’imperatore Akihito in tv in quei giorni aveva cercato di rendere tangibile la propria vicinanza al popolo, proprio come il padre Hirohito aveva dovuto annunciare per radio la resa agli americani pochi giorni dopo Nagasaki, raccomandando la calma.

L'imperatore Hirohito e il generale MacArthur

Quest’anno il ricordo delle bombe atomiche non potrà che ritornare su quel sogno di redimere il male – l’energia nucleare delle bombe atomiche – che si è trasformato nell’incubo di Fukushima e nel terrore del ripetersi di altre storie come quella di Sadako.

Ma intercetta anche l’inizio delle commemorazioni del decennale dell’11 settembre, il Ground Zero del XXI secolo (su cui ritorneremo molto nei prossimi mesi), come testimonia l’impressionante copertina di questo mese della rivista Harper’s: le torri gemelle travolte da uno tsunami.

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