Martin Luther King è maoista: la stagione dei memoriali negli Stati Uniti

di Daniele Salerno

Domenica 28 agosto Barack Obama inaugurerà il memoriale di Martin Luther King. Si tratta di una data simbolica importante: 48 anni fa King pronunciò il discorso passato alla storia per quel vibrante I have a dream e tre anni fa Barack Obama ottenne la nomination democratica presidenziale che portò all’elezione del primo presidente afro-americano. 

Il memoriale è posto nel mall di Washington accanto al bacino Tidal: King guarda al memoriale di Thomas Jefferson, posto dall’altra parte del bacino, mentre di profilo si staglia l’obelisco dedicato a Washington. Alle sue spalle invece si alza la statua che ritrae il presidente Lincoln.

King trova così il suo posto all’interno della memoria collettiva (e mitica) americana in una ideale triangolazione con i tre padri fondatori degli Stati Uniti d’America.

Il monumento a King è tuttavia più imponente (alto più di nove metri, contro i quasi sei delle statue di Lincoln e Jefferson) ed è costituito da due parti: la statua di King, detta “pietra della speranza”, si staglia e avanza rispetto a un gruppo marmoreo detto “montagna della disperazione”, a rappresentare il passato di persecuzione dei neri in America.

Come nel caso del Vietnam memorial, ideato dalla sino-americana Maya Lin, anche il monumento a King è in un certo senso “made in China”. L’ideatore è infatti il cinese Lei Yixin. Yixin è autore in Cina di un centinaio di statue alcune delle quali dedicate proprio a Mao Zedong. Questo ha portato molti detrattori a scorgere nel memoriale una estetica cinese, quindi estranea all’identità statunitense, e a vedere nella statua un King “vestito da maoista” (polemiche che ricordano molto quelle per il Vietnam memorial). Inoltre si dice che la pietra sia stata lavorata da operai fatti venire appositamente dalla Cina e probabilmente mai adeguatamente ricompensati, quasi in una nuova forma di schiavismo transnazionale. Certo una amara ironia per una statua dedicata a King. Tutto questo ha provocato vibranti proteste da parte delle organizzazioni per i diritti umani e del movimento King is ours (King è nostro), nato contro il progetto del memoriale.

Il memoriale era stato approvato dal Congresso nel 1996 ma la sua costruzione è stata rallentata da una serie di veti incrociati e problemi legali. In primo luogo la famiglia King ha chiesto i diritti d’autore (valutati 800000 dollari) per l’uso dei discorsi del reverendo da scolpire nella pietra. In secondo luogo una serie di veti incrociati tra agenzie federali (in particolare posti dalle agenzie sulla sicurezza) hanno reso il percorso per i lavori molto faticoso.

Si apre così negli Stati Uniti la “stagione dei memoriali”. L’11 settembre verrà infatti aperto il memoriale di Ground Zero in occasione del decennale dell’attentato alle Twin Towers.

 

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