La damnatio memoriae su Gheddafi nell’epoca di Google

di Daniele Salerno

Google Maps ha rinominato la piazza centrale di Tripoli, un tempo chiamata Piazza Verde. Ora il luogo si chiama Piazza dei Martiri, secondo la volontà espressa dagli insorti. L’affermazione riportata sulla mappa è l’ultima recensione scritta sul luogo (su google map si possono recensire i luoghi mappati). Nella quarantina di recensioni scritte sulla pagina dedicata alla piazza, si possono leggere diversi ringraziamenti a Google e alcune critiche al motore di ricerca. La pagina Google su Piazza dei Martiri/Piazza Verde è diventata così un luogo di simbolico conflitto, continuazione del “reale” conflitto libico:

 

Kudos to Google for keeping it up to date! Happy for the Libyan people!

The name change shows support for the ” rebels” that are comprised mostly of Al-Qaeda terrorists. Change the name once there is peace and the Libyan PEOPLE have chosen a name for it.

Shame on you Google! Bring back the REAL name of the Square!

Excellent work Google staying on top of the naming.

I know, we German guys were not conducive to take a free life in your good country. Many Germans apologize for this! Have in mind that, of course, we congratulate you and your supporters for all the great things during the last months. You are a inspiring example for all the other African countries, which are still suffering under their dictators! All the best for the future!

Good memories

 

La pagina delle recensioni a Piazza dei Martiri a Tripoli su Google maps

 

Nell’epoca di Google non è utile soltanto avere il riconoscimento diplomatico del nuovo corso politico da parte dei governi del mondo e delle Nazioni Unite, ma occorre anche che il massimo “operatore culturale” mondiale – Google appunto – riconfiguri e aggiorni il sapere su un dato territorio riflettendone le nuove dinamiche di potere. Il regime di Gheddafi segue così nella sua parabola discendente quello di Saddam Hussein o, prima di lui, dei dittatori comunisti nel 1989. E anche in Italia, con la fine del Fascismo, si sono vissute le stesse fasi iconoclastiche.

 

La statua di Gheddafi nella polvere e l'abbattimento nel 2003 della statua di Saddam Hussein, in una simbolica impiccagione che ha preceduto quella reale

 

La distruzione registrata di un busto di Benito Mussolini. Si tratta quasi di una forma di "obliazione da ricordare", e per questo registrata, all'indomani del 25 luglio 1943

 

Rinominare le piazze e abbattere le statue e i segni del potere di un dittatore o di un regime è una forma ormai tacitamente istituizionalizzata di ogni rivolta, segnando il cambiamento politico. Ed è ciò che resta di una forma di oblio giuridicamente regolato che nell’antica Roma (sia in età imperiale che repubblicana) era denominato damnatio memoriae. La fine di un dittatore è segnata prima di tutto dalla distruzione dei suoi simboli, dei suoi simulacri e dei segni del suo potere. Nell’epoca di Google e dei sistemi mediatici globalizzati queste pratiche continuano ad avere, come abbiamo visto, una rilevanza simbolica notevolissima.

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