Capitan America: l’immaginario sul nemico dopo l’11 settembre

di Daniele Salerno

Capitan America con il suo sodale Bucky

Questa estate il blockbuster hollywoodiano Captain America – Il Primo Vendicatore è stato l’unico film che è riuscito, seppure per breve tempo, a spodestare il primato di Harry Potter nelle sale cinematografiche. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un ritorno dei supereroi nella cultura popolare americana e occidentale e anche la cosiddetta rivoluzione araba ne ha prodotto uno proprio: Captain Khobza.

I supereroi sono delle figure mitologiche in cui la collettività vede riflesse, più o meno coscientemente, le proprie paure e le proprie aspirazioni. Sono inoltre dei meccanismi simbolici di protezione del corpo sociale e della psiche collettiva: la trama si conclude il più delle volte con il trionfo dei valori della comunità e questo aiuta gli spettatori ad attenuare il pessimismo  in momenti storici di particolare difficoltà.

Capitain Khobza - eroe della rivoluzione tunisina

Capitan America, eroe patriottico per eccellenza, non fa in questo senso eccezione. Nasce nel 1941, poco dopo Superman, sull’onda della Grande Depressione e a pochi mesi dall’entrata in guerra degli Stati Uniti. Anzi, a essere più precisi Capitan America si ritrova a combattere contro Hitler ben dieci mesi prima di Pearl Harbor e la copertina della sua prima avventura (febbraio 1941) lo ritrae mentre sferra un pugno al Fuhrer.

La prima copertina delle avventure di Captain America

Nel corso dei decenni Capitan America subisce alterne fortune editoriali e la sua biografia è spesso rimaneggiata e riaggiustata dagli sceneggiatori anche a distanza di decenni. Tali cambiamenti rivelano molto dei cambiamenti nell’immaginario collettivo: in questo senso l’immagine del supereroe è un palinsesto che, rimanendo costante la forma del personaggio, viene continuamente riscritto e rimodulato affinché risponda alle aspettative e all’immaginario dell’epoca.

Ma l’aspetto più interessante in Capitan America non è tanto l’evoluzione della biografia dell’eroe quanto di quella, complicatissima, del suo nemico: Teschio RossoIl modo in cui la figura dell’arci-nemico si evolve nei decenni rivela infatti i modi in cui la memoria di un evento del passato, rielaborata nel fumetto e poi nell’ultimo film, si piega all’immaginario sul nemico presente. Teschio Rosso è stato infatti negli anni Quaranta il più importante gerarca nazista agli ordini del Furher, negli anni Cinquanta diviene un comunista al servizio dell’Unione Sovietica mentre negli anni Settanta fa parte e diviene il capo del organizzazione terroristica internazionale (di ispirazione nazista) HYDRA.

L’ultimo film è un oggetto molto interessante e rivelatore di un cambiamento meno evidente nell’immaginario sul nemico.

Il film riprende infatti i primi numeri del fumetto: è ambientato durante la Seconda guerra mondiale e ha al centro lo scontro tra Capitan America e il Teschio Rosso. A partire da queste costanti gli sceneggiatori modificano però alcuni elementi importanti della storia relativi al nemico. In primo luogo Teschio Rosso tradisce Hitler e  si distacca dal Nazismo, fondando HYDRA (che nel fumetto appare solo negli anni Settanta), organizzazione terroristica internazionale il cui slogan è “se tagli una testa, due prenderanno il suo posto”. Teschio Rosso produce “armi di distruzione di massa” con l’aiuto di un cubo magico, disseminando l’Europa di luoghi per la loro produzione. Inoltre il nemico si nasconde sotto le Alpi in un luogo segreto e irrintracciabile: la sua missione è quella di dirigersi verso New York, in una sorta di fortezza aerea, per distruggerla. Tutti questi elementi non sono presenti nei primi numeri del fumetto  (di recente raccolti in alcuni volumi e ripubblicati da Marvel Italia) ma introdotti dagli sceneggiatori nel film del 2011.

Teschio Rosso nel film "Captain America - Il primo vendicatore"

E’ evidente quanto l’arci-nemico e la sua organizzazione terroristica ricordino gli ultimi dieci anni di lotta al terrorismo internazionale: Osama Bin Laden nascosto in un rifugio segreto sotto le montagne di Tora Bora come nel 2001-2002; un’organizzazione terroristica internazionale che cresce e moltiplica i propri aderenti nonostante le perdite; armi di distruzioni di massa prodotte in fabbriche del terrore disseminate sul territorio. E ovviamente la missione contro New York che  Capitan America, nel film, riesce a fermare.

Il film riesce così, in maniera molto sottile, a declinare la figura del nemico nelle odierne forme dell’immaginario post-11 settembre. Sarebbe interessante vedere quanto la retorica politica sul nemico a cui siamo stati sottoposti in questi dieci anni sia riuscita a modificare l’immagine del nemico nella cultura popolare. 

Nel video potete vedere un’intervista a Donald Rumsfeld in cui l’ex segretario alla Difesa giustificava la battaglia di Tora Bora, cercando di convincere l’opinione pubblica dell’esistenza del sofisticato rifugio di Bin Laden sotto le montagne afgane. Nei link di seguito alcuni approfondimenti su Capitan America e un videogioco su Bin Laden a Tora Bora (il nemico ucciso che continuamente risorge, come l’HYDRA), un altro esempio di come la guerra al terrore sia stata tradotta negli ambiti più diversi.

Approfondimenti:
Capitan America attraverso le decadi, articolo di Jeet Heer tradotto sul blog Conversazioni sul fumetto
La storia di Capitan America su Wikipedia
La storia di Teschio Rosso su Wikipedia

Il gioco Kill Bin Laden

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