Dimenticare l’11 settembre?

di Daniele Salerno

Sul numero di questa settimana di Internazionale troviamo un interessante articolo di David Rieff dal titolo Dimenticare l’11 settembre. Rieff si chiede:

A che serve davvero una memoria collettiva come quella che s’invocherà nelle commemorazioni dell’11 settembre, e quali sono i suoi rischi? Per rispondere dovremo prendere in considerazione un’ipotesi moralmente e psicologicamente sgradevole, e cioè che in certi momenti e in determinati contesti, dimenticare potrebbe essere preferibile a ricordare.

Sulla base di questo ragionamento, Rieff auspica azioni che aiutino a dimenticare in fretta la strage del World Trade Center: consapevole dell’impossibilità tecnica di cancellare per atto volontario il ricordo individuale, l’autore si concentra in particolare sugli atti della commemorazione e della memoria pubblica.

La tesi di Rieff è meno provocatoria di quanto voglia apparire e ha dei solidi precedenti storici. Alcuni trattati di pace, all’inizio dell’età moderna, imponevano di non menzionare i fatti del passato e di dimenticare danni e torti subiti in tempo di guerra (per esempio l’Editto di Nantes del 1598); le amnistie, cioè le amnesie giudiziarie, sono il primo atto compiuto dal legislatore alla fine di un conflitto interno; la Spagna ha fondato la propria vita politica nei trent’anni seguenti la morte di Franco sul pacto del olvido (patto dell’oblio). L’oblio in questi casi interrompe il conflitto, cercando di fermare una spirale d’odio e violenza che la memoria non fa che alimentare. L’oblio è dunque una pratica che ha spesso caratterizzato il post-conflitto.

Tuttavia l’articolo di Rieff, in linea generale corretto sul piano argomentativo, è debole proprio sull’analisi della memoria dell’11 settembre: l’autore confonde la memoria degli attentati di dieci anni fa con la guerra al terrore. Rieff riconosce così giustamente un potenziale abuso memoriale: se ricordo l’11 settembre, allora legittimo la guerra al terrore e contribuisco ad alimentarne la violenza. La proposta di oblio di Rieff è il tentativo di disinnescare questa implicazione che rende la logica commemorativa una prosecuzione di quella bellica. Ma sarebbe giusto per i familiari delle vittime e per i sopravvissuti?

L’auspicio di Rieff si potrebbe trasformare in un più concreto e attuabile disarmo della memoria, sottraendo l’11 settembre all’abuso memoriale e cioè al tentativo di renderlo momento centrale dell’identità americana e giustificazione di dieci anni di guerre, di Guantanamo o addirittura di Abu Ghraib. Per far questo dovremmo imparare a separare i due eventi – 11 settembre e guerra al terrore – e a non vederli in un rigido rapporto causa-conseguenza. Potremmo seguire forse l’esperimento mentale di Chomsky a pagina 33 sempre nello stesso numero di Internazionale: provare a immaginare un diverso corso della storia dopo l’11 settembre. Questo ci permetterebbe di vedere come la guerra al terrore non è conseguenza diretta e ineluttabile dell’11 settembre, ma di scelte politiche deliberate ed evitabili. E ci permetterebbe di continuare a ricordare l’11 settembre, senza per questo giustificare la guerra al terrore.

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