Museo Diffuso della Resistenza di Torino: a rischio le attività per il 2012

di Daniele Salerno

ll Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino è una realtà museale assolutamente unica in Italia. La mostra permanente ripercorre infatti la storia d’Italia dagli ultimi anni della dittatura fascista fino al referendum e alla promulgazione della carta costituzionale, coniugando in maniera originale ed efficace la dimensione “documentaria” a quella “emotiva” e usando sapientemente strumenti multimediali e interattivi.

Il Museo, a causa dei tagli che hanno interessato il settore negli ultimi anni e dei ritardi nel pagamento delle quote, vede in questi mesi seriamente compromessa la possibilità di proseguire le proprie attività. Nei giorni scorsi la direzione del Museo ha lanciato un allarme e una richiesta di aiuto che pubblichiamo.

A RISCHIO L’ATTIVITÀ DEL MUSEO PER IL 2012

Il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà è stato inaugurato nel 2003, per iniziativa della Città di Torino. Dal 2006, è una Associazione senza fini di lucro: oltre alla Città, ne sono Soci fondatori la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, l’Archivio Cinematografico della Resistenza e l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza.

Oltre a un allestimento permanente originale e innovativo, il Museo ha offerto in questi anni trentacinque mostre temporanee, attività educative, rassegne cinematografiche, convegni, seminari, spettacoli, che hanno riguardato il presente non meno che il passato, toccando argomenti legati alla memoria del Novecento ma anche all’attualità.

Il Museo organizza inoltre percorsi guidati nei principali luoghi di memoria della città e, in occasione del Giorno della Memoria, della Festa della Liberazione, della Festa della Repubblica, propone iniziative speciali, anche al di fuori della propria sede. La nostra gestione è sempre stata improntata alla più rigorosa parsimonia nell’utilizzo delle risorse; al contenimento delle voci di spesa si sono accompagnati lo sforzo per incrementare le entrate autonome, la differenziazione delle fonti di finanziamento e la ricerca di collaborazioni e sinergie.

Fondamentale è stato il contributo delle Fondazioni di origine bancaria; in particolare, la Compagnia di San Paolo ha in questi anni contribuito in modo significativo alla realizzazione delle nostre attività.

Tuttavia, il Museo ha bisogno di poter contare su un finanziamento di base – costituito dalle quote erogate dai Soci – che ne assicuri il funzionamento all’interno di standard minimi accettabili. Oltre all’indispensabile contributo in servizi garantito dalla Città, i tre Soci fondatori pubblici hanno assicurato una somma complessiva compresa tra i 160.000 euro del 2008 e i 140.000 del 2010.

Oggi purtroppo non abbiamo ancora ricevuto le quote relative al 2011, che in qualche caso non sono state neppure impegnate, mentre nessuna assicurazione ci è stata data in merito alle quote 2012.

Questo rende impossibile la redazione di un bilancio preventivo. Ci auguriamo che questa situazione possa essere presto risolta; tuttavia, al momento attuale non siamo in grado di assicurare che il Museo possa proseguire la sua attività per il prossimo anno.

Nel 150° dell’unità d’Italia, ci auguriamo che la situazione si risolva presto e speriamo che questi tempi bui siano solo il preludio necessario a una nuova primavera, come ci ricorda Pietro Calamandrei proprio alla fine della mostra permanente del Museo, nella sezione Vivere la Costituzione

Quando penso a una classe dirigente aperta in continuo rinnovamento, che deriva dall’affluire dal basso degli elementi migliori, mi viene in mente la vallisneria, una pianticella che vive negli stagni e che ha la sue radici immerse al fondo. Nella stagione invernale non si vede perché è giù nella melma. Ma quando viene la primavera, da ognuna di queste pianticelle comincia a svolgersi uno stelo a spirale, che pian piano si snoda e si allunga finché arriva alla superficie dello stagno. In pochi giorni la superficie dello stagno, che era cupa e buia, appare coperta da una fioritura, come un prato. A questo deve servire la scuola: permettere a ciascuno di avere la sua parte di sole e di dignità.

A questo servono anche i musei come il Museo della Resistenza. 

Sito del Museo.

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