Il trauma, l’archivio e il testimone. La semiotica, il documentario e la rappresentazione del ‘reale’

di Centro TraMe

È appena uscito presso la casa editrice Bononia University Press il nuovo libro di Cristina Demaria Il trauma, l’archivio e il testimone. La semiotica, il documentario e la rappresentazione del ‘reale’.

Il testo si divide in due parti. Nella prima sezione (I Trauma Studies, la testimonianza e le immagini), l’autrice si sofferma sui vari significati e modelli interpretativi che il termine “trauma”  ha assunto all’interno del campo transdisciplinare dei trauma studies, per poi concentrarsi su quella “particolare forma culturale di significazione e comunicazione” dell’esperienza traumatica che è la testimonianza. Nella seconda sezione (Esempi: documentare la memoria), Demaria analizza un ricco corpus di testi audiovisivi: da Shoah di Claude Lanzmann a Uno specialista Route 181 di Eyal Sivan fino a S-21. La macchina di morte dei Khmer rossi di Rithy Panh.

Il volume fa parte della collana Temi semiotici a cura di Patrizia Violi e Anna Maria Lorusso.

Di seguito riportiamo la quarta di copertina

Come si può portare testimonianza di un evento traumatico? È possibile raccontarlo, trasformarlo in un’esperienza comunicabile, trasmissibile e, anche, archiviabile? Può, cioè, la ferita, la lacerazione sia individuale che collettiva provocata da una violenza estrema, farsi memoria culturale? E qual è, infine, lo statuto semiotico del testimone, insieme a quello dell’archivio che contribuisce a modificare? Partendo da una rilettura semiotica della categoria di trauma e della figura della testimonianza, questo libro prova a interrogare i concetti di documento e di archivio come metafora dei processi della memoria culturale a cominciare dal genere che, per eccellenza, si è incaricato di rappresentare il ‘reale’, il cinema documentario. È un libro che prova a confrontare la teoria con esempi concreti di documentari che ricostruiscono, al limite tra finzione intesa come creazione e ‘realtà’, la memoria e la postmemoria della shoah, del conflitto israelo-palestinese, del genocidio cambogiano e della dittatura cilena. E viceversa: un libro che muove dagli esempi per verificare il modo in cui i testi riformulano la teoria, aiutando a ripensarla, e a ripensare così la verità o l’autenticità, la trama e la tenuta dell’archivio di alcuni dei maggiori traumi della nostra contemporaneità.

Cristina Demaria è Professore Associato di Semiotica presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni, oltre a numerosi saggi in volumi collettanei e in riviste scientifiche sui linguaggi dei media e della comunicazione politica, sulle teorie e le rappresentazioni di genere, sulla memoria, la testimonianza e i traumi culturali, si possono ricordare: Teorie di genere. Femminismo, critica post-coloniale e semiotica (Milano, Bompiani, 2003); Semiotica e memoria. Analisi del post-conflitto (Roma, Carocci, 2006); The Genres of Post-conflict Cultures (con M. Daly, Nottingham, CCCP, 2009).

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