Terrorism Italian style. Il terrorismo nel cinema italiano (parte I)

di Andrea Hajek

L’ultimo film di Marco Tullio Giordana sulla strage di Piazza Fontana, Romanzo di una strage, ha riconfermato una tendenza caratteristica dell’Italia contemporanea: quella di raccontare ed interpretare la storia tramite il cinema. Questo porta ovviamente con sé il rischio di dare una versione incompleta o non autentica dei fatti, oppure di creare confusione. Il film di Giordana richiede, in effetti, una familiarità ai fatti e ai vari personaggi tale da confondere anche chi conosce la storia, per non parlare di chi magari non ha nemmeno sentito parlare di Piazza Fontana. È un problema accennato da Alan O’Leary nel suo nuovo libro, Tragedia all’italiana. Italian Cinema and Italian Terrorisms, 1970-2010 (2011), la rielaborazione e traduzione di una prima versione in italiano, uscita nel 2007 presso Angelica editore.

In questa nuova versione, O’Leary si interroga sui vari modi in cui i registi italiani degli ultimi 40 anni hanno affrontato il “trauma collettivo” del terrorismo in Italia, occupandosi sia della sua rappresentazione ed “estetizzazione” sul grande schermo sia della sua difficile memoria e commemorazione. Inoltre, il libro esplora il concetto di cinema d’impegno e affronta il problema accennato sopra, cioè il ruolo e il valore del cinema nella trasmissione di memorie appunto difficili. Per O’Leary, il cinema va considerato come un “testo sociale”, ovvero come “l’output di un legame tra rapporti sociali e funzioni produttive” (11). Quindi non un semplice mezzo per trasmettere resoconti verosimili del passato: “Nessun fatto esiste al di fuori di un sistema di modelli testuali; cioè, nessun evento può essere indipendente dal contesto della sua interpretazione” (12). In altre parole, il cinema va letto a seconda della sua capacità di rappresentare la vita e di riprodurre modelli narrativi e generi cinematografici.

In effetti, il libro si occupa soprattutto di convenzioni di genere, e come queste portano a capire meglio il messaggio di un film. Se prendiamo come esempio Romanzo di una strage, più che raccontare la verità sulla strage, questo film sembra usare il modello del filone “poliziottesco” – descritto ampiamente da O’Leary in un capitolo dedicato interamente al terrorismo di destra (lo stragismo) – per raccontare il “clima nero di violenza” di quegli anni, come lo stesso Giordana ha spiegato in una lettera al Corriere della sera: “È soprattutto un film che – come si conviene a un’opera di finzione – racconta di ‘personaggi’, uomini e donne, ragazzi e adulti travolti da un evento che modificherà la loro vita trasformandola in perdenti sotto ogni cielo” (29 marzo 2012).

Un secondo tema che viene evidenziato nella versione anglofona di Tragedia all’italiana è quello che riguarda il rapporto uomo-donna e le rappresentazioni legate al gender. Nel capitolo intitolato “Sexing the Terror” O’Leary si interroga sull’uso di un registro esplicitamente sessuale ed erotico in alcuni film degli anni ’70 e ’80, discutendo tra l’altro del ruolo ambiguo della donna nei film che parlano di terrorismo. Questo argomento viene affrontato anche in un libro uscito più recentemente e curato da O’Leary insieme a Ruth Glynn e Giancarlo Lombardi, altri due esperti di cinema italiano e terrorismo: Terrorism, Italian Style. Representations of Political Violence in Contemporary Italian Cinema (IGRS Books, 2012).

L’ultimo capitolo, infine, è incentrato più sul discorso di trauma e memoria, un tema importante nell’ambito di una discussione sulla rappresentazione – tramite mezzi culturali – di un periodo definito spesso come “traumatico”, che nel libro rimane invece sullo sfondo. Nonostante O’Leary introduca concetti interessanti come quello del cinema di “export”, ovverossia i film considerati come dei beni culturali che fanno parte del patrimonio all’italiana (24, 26), il difficile rapporto tra memoria, trauma e cinema poteva essere portato oltre il caso Moro a cui viene dedicato un altro capitolo. L’enfasi resta, di fatto, sull’analisi del terrorismo nel cinema italiano in termini di gender e di genere, mentre il discorso sull’estetizzazione di memorie traumatiche del terrorismo non viene approfondito. Né vengono considerati gli studi di ricezione e di audience, un limite che l’autore stesso solleva nel libro. Nonostante ciò, Tragedia all’italiana offre una panoramica ricca e aggiornata sui film che raccontano una parte della nostra storia recente che fatica a diventare storia vera e propria.

2 Responses to “Terrorism Italian style. Il terrorismo nel cinema italiano (parte I)”

  1. Riflessioni molto interessanti sul legame tra cinema e memoria (e non solo del terrorismo) che troppo raramente vengono fatte nel nostro paese.
    Sarebbe interessante costruire un seminario per problematizzare questo legame e poterlo analizzare da più punti di vista
    Grazie

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