3 ottobre 1990/2012: Festa della Riunificazione tedesca. Se i cittadini dall’Ovest migrano all’Est

di Laura Guttilla

In questi giorni si celebrano i ventidue anni della Riunificazione tedesca: il 3 ottobre a Monaco una grande folla di amministratori, insieme all’inossidabile Angela Merkel, ha brindato alla lunga vita del nuovo stato tedesco. Le statistiche però denunciano un’altra realtà: abbattuto il Muro, l’economic divide tra Est ed Ovest persiste, con un salario nella parte orientale che raggiunge l’83% di quello occidentale.

Un sondaggio condotto da YouGov e pubblicato sul Bild parla chiaro: un cittadino occidentale su cinque non ha mai visitato l’Est, mentre il 91% della popolazione dell’Est ha fatto il viaggio in senso contrario. Il movimento dall’Est verso l’Ovest sta subendo tuttavia un’inversione di tendenza: sempre più tedeschi orientali trasferitisi nei Länder occidentali dopo il 1990 per cercare lavoro adesso tornano indietro. La nuova frontiera dell’emigrazione è diventata la Polonia, uno degli stati lasciati più poveri dal crollo del Blocco Comunista.

Per lo studioso di cultura, questi numeri sono solo conferma delle ipotesi già formulate in molti casi in cui al centro della questione vi è l’identità e non l’unità nazionale o quella economica. Quali che siano stati, gli errori commessi nelle politiche post-Muro non ci riguardano: restano gli effetti (di senso) che essi hanno prodotto. Gian Enrico Rusconi parla di una ri-annessione della Germania Est all’Ovest ricco e liberale, con un conseguente deficit identitario legato alla dialettica tra memoria ed oblio. L’enfasi posta sulla nuova unità nazionale e sulla vittoria del modello liberale di stampo americano sul nefasto e socialdemocratico fantoccio sovietico ha costretto i cittadini dell’Est (fors’anche in maniera consapevole e convinta), a rinnegare i propri habitus. Risultato? Una loro riemersione sotto le forme della più nota Ostalgie, a cui più volte abbiamo fatto riferimento nelle pagine di questo blog.

File:DDR-Museum Berlin Wohnzimmer 02.jpg

La cosa divertente è che la DDR, temuta e odiata durante gli anni della Guerra Fredda, è diventata un fenomeno kitsch: il DDR Museum, posizionato sulla Sprea, di fronte la cattedrale di Berlino, ne è la dimostrazione. Qui è possibile trovare – e comprare – oggetti d’uso comune nella Repubblica Socialdemocratica Tedesca, come i simpatici portauovo in melanina o le teiere di porcellana. A fare bella mostra di sé, proprio all’ingresso, una Trabant (di cui la capitale tedesca è tappezzata) su cui è possibile sedersi per l’immancabile foto ricordo. Il viaggio continua con una visita interattiva e quasi piacevole, che inverte completamente la valorizzazione del Regime Sovietico all’epoca dei due blocchi. La DDR appare, in questa sua rappresentazione, persino emancipata: i video luminosi mostrano foto di nudi integrali sulle spiagge della Germania Est. Anche il dramma del Muro e i controlli dei Vopos risultano, nell’ allestimento museale, edulcorati.

Il finale della visita è il momento topico: una cucina in pieno stile DDR, con tappezzeria colorata e accessori in stile. La tv, davanti ad un divano vuoto, trasmette le immagini della casalinga socialdemocratica perfetta (altro che Desperate Housewives!). Dell’orrore della città divisa non resta che una mappa, la Mauerplan, che puoi acquistare prima di andar via per solo un euro: il turista esce sorridente e dimentico di cosa volesse dire vivere nella DDR (almeno secondo la letteratura dell’Ovest). Scherzi della memoria? Forse scherzi dell’oblio.

(Nella foto di apertura l’insegna luminosa del DDR Museum a Berlino. L’immagine della cucina del museo è tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:DDR-Museum_Berlin_Wohnzimmer_02.jpg)

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