Posts tagged ‘architettura’

6 febbraio 2015

“Paesaggi della memoria” – presentazione del nuovo libro di Patrizia Violi

di Daniele Salerno

9788845273742Venerdì 13 febbraio alle ore 18 presso la Libreria Coop ex Zanichelli (Piazza Galvani, 1/H – Bologna), Franco Farinelli (direttore del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna) e Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica)

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17 novembre 2014

Paesaggi della memoria. Un nuovo libro di Patrizia Violi

di Centro TraMe

3095382-9788845273742Segnaliamo la pubblicazione, per i tipi di Bompiani, di Paesaggi della memoria: il trauma, lo spazio, la storia, un libro di Patrizia Violi, direttrice del Centro TraMe, su memoria culturale, traumi collettivi e luoghi della memoria. Dalla quarta di copertina: Da Auschwitz in poi sempre più spesso oggi si incontrano, in ogni parte del mondo, luoghi di memoria molto particolari che derivano dalla trasformazione in forma museale di prigioni, campi di concentramento e sterminio, spazi dove si sono consumati orrori e violenze di massa. Cosa fare di questi luoghi che in modo così pregnante ci ricordano il male che lì si è consumato?

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9 marzo 2012

Città e memoria – Appunti su Potsdamer Platz

di Laura Guttilla

Il rapporto tra architettura e memoria è complesso e certo non è possibile descriverlo in un semplice post.  A volte si esaurisce nella forma del Memoriale, monumento celebrativo destinato a fissare nella memoria il ricordo di un avvenimento importante, ma non si ferma qui. L’architettura con la sua capacità trasformativa ingloba la memoria del luogo su cui si staglia, che sia un campo verde fuori dalla città, le macerie causate da un bombardamento, un terrain vague o vecchi palazzi fatiscenti.

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10 maggio 2011

Torino: Incontri sul senso. Presentazione di Urbicidio di Francesco Mazzucchelli

di Francesco Mazzucchelli

Giovedì 12 maggio, alle ore 17, presso i locali del Dipartmento di Filosofia del’Università di Torino (Aula Guzzo, Via Po 18, primo piano), verrà presentato il libro di Francesco Mazzucchelli Urbicidio. Il senso dei luoghi tra distruzioni e ricostruzioni in ex Jugoslavia. Alla presentazione parteciperà l’autore e Massimo Leone in qualità di discussant.

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31 ottobre 2010

“Città e catastrofe”: un resoconto del convegno

di Francesco Mazzucchelli

Si è svolta ieri, al SAIE di Bologna, la giornata studi dedicata al tema “Città e catastrofe”. Gli interventi sono stati introdotti dagli organizzatori, l’architetto Britta Alvermann, che ha presentato la rassegna Anapolis (di cui questo convegno ha rappresentato il primo appuntamento), e l’architetto Simone Sindaco, che si è soffermato in particolare sul tema della prevenzione degli effetti del terremoto e della ricostruzione, sottolineando come quest’ultima dovrebbe sempre essere intesa come una pratica etica. Sono poi intervenuti, in mattinata, il prof. Valerio Romitelli, che ha suggerito una lettura suggestiva del tema del convegno ipotizzando che, dalla fine della seconda guerra mondiale, le democrazie occidentali hanno sfruttato la paura della catastrofe come strumento di governo, e il prof. Leonardo Barcelò, che ha invece parlato della presenza crescente di immigrati nelle nostre città, una presenza che dovrebbe essere considerata una risorsa (anche in termini di partecipazione democratica alla vita collettiva) e non una potenziale catastrofe. E’ poi intervenuta la semiologa Daniela Panosetti, che ha presentato un’interessante analisi del documentario Sangue e Cemento (sul terremoto de L’Aquila) incentrandosi in particolare sull’uso della metafora corporea nella rappresentazione della città traumatizzata e sulla commistione di differenti registri discorsivi quando si rappresenta la catastrofe (che dà vita ad un “discorso ibrido” che assomma tratti tipici di repertori linguistici tecnico-scientifici, ma anche politici, televisivi e addirittura medico-diagnostici quando la città è appunto paragonata ad un corpo).

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con la testimonianza dell’architetto Vincent Virgo che collabora con Medecins sans frontieres per le opere di ricostruzione ad Haiti. La sessione pomeridiana, infine, è stata dedicata allo studio degli spazi e dei sensi della catastrofe da una prospettiva semiotica. Sono intervenuti il prof. Francesco Marsciani del CUBE, che ha introdotto la prospettiva teorica etnosemiotica e gli strumenti analitici che essa è in grado di mettere in campo per l’analisi degli spazi del trauma; il prof. Federico Montanari del nostro centro TRAME, che ha presentato un’analisi ricca di spunti delle trasformazioni urbane in Kosovo dopo la guerra e l’indipendenza; un gruppo di ricerca formato da Gaspare Caliri, Alice Giannitrapani e Francesco Mazzucchelli, che ha presentato i risultati di un’indagine territoriale effettuata nella valle del Belìce per valutare le trasformazioni semiotiche e identitarie di questo territorio a distanza di più di quarant’anni dal terremoto del 1968, e infine il prof. Ruggero Ragonese, che ha parlato del terremoto di Messina del 1908 e delle sue ricadute anche nelle modalità di rappresentazione e autorappresentazione di quel particolare paesaggio urbano. Il dibattito con il pubblico, moderato dall’avv. Marco Ferrari, ha fatto emergere più volte la possibilità di un dialogo costruttivo fra discipline e specialità diverse (architettura, semiotica, sociologia, ecc.) e la necessità di analisi (non solo di tipo quantitativo) volte a migliorare le possibilità di intervento al momento della ricostruzione.

La giornata si è poi conclusa all’Alto Tasso con la proiezione del documentario Sangue e Cemento – le verità nascoste sul terremoto in Abruzzo.

27 ottobre 2010

Su forme memoriali e città II: A partire da ciò che resta. Forme memoriali dal 1945 alle macerie del Muro di Berlino

di Daniele Salerno

Pubblicato dalla casa editrice Diabasis, è appena uscito il libro A partire da ciò che resta. Forme memoriali dal 1945 alle macerie del Muro di Berlino. L’autrice Elena Pirazzoli è dottore di ricerca in Storia dell’arte e si occupa di memoria e cultura visuale presso il Dipartimento delle Arti visive dell’Università di Bologna.
Di seguito la quarta di copertina.

Le catastrofi del Novecento – sterminio, genocidio, totalitarismo, bomba atomica – hanno determinato esigenze di ricordo e rappresentazione, spesso confluite in progetti per monumenti della/alla memoria.Ma la complessità degli eventi, unita ai mutamenti della percezione del ricordo, hanno reso la forma monumentale al tempo stesso inadeguata, eccessiva e insufficiente: sproporzionata.Questo saggio attraversa tali trasformazioni, generate in particolare dalle modalità con cui si è cercato di rendere memoria della Shoah e della seconda guerra mondiale, fino ad arrivare a eventi più recenti, come la caduta del Muro di Berlino. Il tema, a prima vista di carattere architettonico e artistico, viene presentato nel suo necessario intreccio con problemi politici e identitari, che sono stati spesso i motivi reali sottesi a ricostruzioni e cancellazioni. Le forme memoriali si aprono a un ampio spettro di possibilità, innescate dalla presenza di tracce, residui, relittimacerie, e non rovine – del Novecento europeo, spesso imbarazzanti per il loro portato di ambiguità, manipolazioni di popoli, adesioni di massa, rimozioni.

Elena Pirazzoli
A partire da ciò che resta. Forme memoriali dal 1945 alle macerie del Muro di Berlino
Diabasis, 2010
pp. 256

27 ottobre 2010

Su forme memoriali e città I: Urbicidio. Il senso dei luoghi e ricostruzioni nella ex Jugoslavia

di Daniele Salerno

La Bononia University Press ha pubblicato recentemente il libro di Francesco Mazzucchelli Urbicidio. Il senso dei luoghi e ricostruzioni nella ex Jugoslavia. Il volume apre una nuova collana nella casa editrice dell’Università di Bologna dedicata a temi semiotici, curata da Patrizia Violi e Anna Maria Lorusso.
Riportiamo di seguito la quarta di copertina.

Nelle guerre moderne la città è divenuta uno degli obiettivi e delle vittime principali. Per riprendere l’efficace espressione di Paul Virilio, la strategia delle nuove guerre è oggi, essenzialmente, una strategia anti-città. Lo spazio urbano è diventato bersaglio non solo per motivi strategici, ma soprattutto per i significati che incarna: valori identitari, sociali e culturali.

Per questi motivi, spesso, le tracce lasciate dagli eventi bellici nei tessuti urbani si caricano di forti valenze simboliche e la fase della ricostruzione diventa un momento di riscrittura del paesaggio della memoria della città.

I progetti e gli interventi di restauro/ricostruzione/demolizione dei dopoguerra sono, in questa prospettiva, espressione di narrazioni collettive che stabiliscono un rapporto ogni volta diverso tra la città, l’evento bellico e la sua memoria.

Il tema delle trasformazioni urbane belliche e postbelliche viene affrontato qui attraverso l’analisi in profondità di tre città protagoniste delle guerre balcaniche degli anni ’90: Belgrado, Sarajevo e Mostar. Queste città vengono osservate con la lente del metodo semiotico che ne mette in luce le diverse riconfigurazioni dei sensi dei luoghi, tra politiche del costruire e pratiche dell’abitare.

Urbicidio. Il senso dei luoghi e ricostruzioni nella ex Jugoslavia
di Francesco Mazzucchelli
Bononia University Press, 2010
pp. 343

17 ottobre 2010

Città e catastrofe, Convegno SAIE, 30 ottobre

di Francesco Mazzucchelli

Il prossimo 30 ottobre il SAIE (Fiera dell’edilizia e dell’architettura di Bologna) ospiterà il primo appuntamento della rassegna Anapolis – oltre la città (organizzata da Alto Tasso e MomaBo, a cura degli architetti Simone Sindaco e Britta Alvermann).

Il primo incontro della rassegna sarà accompagnato da una giornata di convegno sul tema Città e catastrofe. La giornata di studio si propone di stimolare una riflessione transdisciplinare sul tema della “catastrofe”, intesa – in senso lato – come quella circostanza che provoca, nella vita della città, un salto improvviso da uno stato “normale” e regolare a uno stato eccezionale e di emergenza. Di origine antropica o naturale, simbolica o effettiva, prevista o inattesa, sarà dunque il rapporto tra distruzione e città il filo conduttore principale, ma non esclusivo, dei diversi interventi.

Il convegno prevede due sessioni: durante la mattina interverranno Valerio Romitelli (con un intervento su “Democrazia e paura”) e Leonardo Barcelò (che parlerà della presenza demografica degli stranieri a Bologna) , mentre l’atelier pomeridiano (promosso anche dal nostro Centro TraMe e dal CUBE e con interventi di Francesco Marsciani, Federico Montanari, Alice Giannitrapani, Gaspare Caliri, Francesco Mazzucchelli, Ruggero Ragonese e Daniela Panosetti) si focalizzerà più specificamente sulle questioni – affrontate da una prospettiva semiotica – del trauma post-catastrofe e delle ricostruzioni nei dopoterremoto  e nei dopoguerra (partendo dall’analisi di diversi case-studies: Belìce, Messina, Kosovo). Durante il convegno verrà proiettato il documentario Sangue e Cemento. Le domande senza risposta sul terremoto in Abruzzo (regia: Gruppo Zero, Italia, 2010).

Qui il programma del convegno e della rassegna

Qui il flyer

Appuntamento, dunque, il 30 ottobre, dalle 9.30 alle 18, al SAIE (Centro Fiere Bologna, Ingresso Michelino, Sala Armonia)

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