Posts tagged ‘balcani’

8 marzo 2012

“Vent’anni fa, la Jugoslavia”, numero speciale de “I martedì”

di Francesco Mazzucchelli

Segnaliamo l’uscita del numero 298 de I Martedì, la rivista del Centro San Domenico, dedicato all’ex Jugoslavia nel ventennale della sua disgregazione. Nel numero, articoli di Stefano Bianchini, Eddy Anselmi, Francesco Mazzucchelli, Federico Montanari, Matteo Albertini, Eric Gobetti, Massimo Marchetti, Elena Pirazzoli e Ajna Galicic. Tutti gli articoli sono corredati dalle fotografie di Robert Marnika.

Per informazioni su come acquistarlo scrivete alla redazione a questo indirizzo.

29 settembre 2011

Il 5 ottobre alla SSSUB si discute di Balcani e Islam

di Centro TraMe

Primo appuntamento del ciclo di incontri dedicato alle trasformazioni politiche, economiche e socioculturali nell’area dei Balcani a vent’anni di distanza dall’inizio dei conflitti che portarono alla scomparsa dell’ex Jugoslavia.

L’incontro ospiterà un dialogo tra Christopher Deliso e Mauro Cereghini sul destino del multiculturalismo nei Balcani e in particolare sul ruolo giocato dalla religione musulmana in alcuni stati balcanici. Aprirà l’incontro la direttrice del Centro Trame, Patrizia Violi. Interverranno anche: Matteo Albertini, Francesco Mazzucchelli e Federico Montanari.

Scarica da qui i titoli degli interventi e le note biografiche dei relatori.

Maggiori dettagli sul nostro sito.

10 maggio 2011

Torino: Incontri sul senso. Presentazione di Urbicidio di Francesco Mazzucchelli

di Francesco Mazzucchelli

Giovedì 12 maggio, alle ore 17, presso i locali del Dipartmento di Filosofia del’Università di Torino (Aula Guzzo, Via Po 18, primo piano), verrà presentato il libro di Francesco Mazzucchelli Urbicidio. Il senso dei luoghi tra distruzioni e ricostruzioni in ex Jugoslavia. Alla presentazione parteciperà l’autore e Massimo Leone in qualità di discussant.

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21 novembre 2010

Seminario “Intorno ai testi” alla Sssub di Bologna dedicato a “La memoria e i suoi spazi”: presentazione dei libri di Gruning, Mazzucchelli e Pirazzoli

di Francesco Mazzucchelli

Mercoledì 1 dicembre alle 15,30, presso l’Aula Rossa della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna (in Via Marsala, 26), avrà luogo un seminario di presentazione e discussione di alcune recenti uscite editoriali di cui abbiamo già avuto modo di discutere in questo blog.

Nel corso del seminario – dedicato al tema “la memoria e i suoi spazi” – verrà presentato il libro di Elena Pirazzoli, A partire da ciò che resta, dedicato alle trasformazioni delle”forme memoriali”, ovvero ai mutamenti nelle forme di rappresentazione del ricordo collettivo a seguito delle grandi catastrofi del Novecento (genocidi, guerre mondiali, guerra fredda, bomba atomica, terrorismo, ecc.); quello di Barbara Gruning, Luoghi della memoria e identità collettive, in cui l’autrice si interroga sui processi di costruzione di una memoria condivisa in Germania dopo la riunificazione; e infine Urbicidio, di Francesco Mazzucchelli, in cui vengono indagate le trasformazioni nella memoria collettiva nei Balcani attraverso l’analisi delle politiche del costruire e delle pratiche dell’abitare osservabili oggi in alcune città dell’ex Jugoslavia (Belgrado, Sarajevo, Mostar, Dubrovnik) dopo le guerre che portarono alla dissoluzione della Repubblica Socialista Federale Jugoslava.

Tutti e tre i volumi, pur partendo da differenti case studies e da diverse prospettive teoriche e metodologiche di indagine, esplorano il tema della memoria collettiva e delle sue rielaborazioni, in particolare a seguito di grossi rivolgimenti storici come una guerra o la caduta di un regime. Ma il filo conduttore più evidente che lega questi tre libri è soprattutto l’attenzione rivolta alle “forme spaziali” che la memoria assume in determinati luoghi e nelle città.

Dopo la presentazione dei volumi – a cura degli autori – è previsto un momento di confronto e dibattito, aperto al pubblico, sui temi dei libri.
Oltre agli autori, interverranno Patrizia Violi e Gabriella Turnaturi.

Locandina “Intorno ai testi – la memoria e i suoi spazi”.

Brochure con le schede dei libri.

Pagina Facebook dell’evento.

19 novembre 2010

Le memorie divise dei Balcani: intervista di Osservatorio Balcani a Federico Montanari

di Francesco Mazzucchelli

Il ponte sul fiume Ibar a Kosovska Mitrovica in Kosovo, diventato il simbolo (ma anche la concreta manifestazione) delle divisioni etniche in Kosovo

Osservatorio Balcani ha pubblicato sul suo sito un’intervista a Federico Montanari, membro del nostro Centro, autore di numerose ricerche sui conflitti e attualmente impegnato in una indagine sui processi di rielaborazione della memoria collettiva in Kosovo.

Nell’intervista, Montanari presenta anche le attività del nostro centro e lo spirito che le anima, in particolare il tentativo di ripensare i concetti di memoria collettiva, di conflitto, di post-conflitto e di trauma, nell’ottica di un’analisi linguistica e semiotica dei segni della memoria:

L’idea iniziale di trauma, elaborata da Freud dopo la Prima guerra mondiale, è in effetti psichica o addirittura psichiatrica. Noi cerchiamo invece di indagare la dimensione collettiva e la sua rappresentazione pubblica, come nel caso dei monumenti e della costruzione di spazi della memoria. Ma ci interessa uno sguardo antropologico anche alle forme di rappresentazione collettiva che restano nel privato o viaggiano sottotraccia, generando fenomeni diversi, dal risentimento alla rimozione. […] I rituali possono essere ripetizione di stereotipi vuoti, ma in certi casi hanno una funzione importante per sciogliere i traumi del passato.

Le ricerche di Montanari si inseriscono in un filone di indagine specificamente rivolto ai Balcani al quale il Centro TraMe sta da tempo dedicando grande attenzione. Citiamo solo due contributi tra i tanti: l’analisi di Patrizia Violi di una banca dati di interviste fatte a donne del Kosovo – sia serbe che albanesi – che hanno subito violenze sessuali durante i conflitti degli anni ’90 (“Storie di donne in una società post-traumatica. Un case study dai Balcani”,  uscito nel 2006 e contenuto nel numero 101 di Versus, Quaderni di studi semiotici) e il recente libro di Francesco Mazzucchelli sulle trasformazioni urbane di alcune città balcaniche dopo le guerre (Urbicidio. Il senso dei luoghi tra distruzioni e ricostruzioni in ex Jugoslavia, Bologna: Bononia University Press, 2010).

27 ottobre 2010

Su forme memoriali e città I: Urbicidio. Il senso dei luoghi e ricostruzioni nella ex Jugoslavia

di Daniele Salerno

La Bononia University Press ha pubblicato recentemente il libro di Francesco Mazzucchelli Urbicidio. Il senso dei luoghi e ricostruzioni nella ex Jugoslavia. Il volume apre una nuova collana nella casa editrice dell’Università di Bologna dedicata a temi semiotici, curata da Patrizia Violi e Anna Maria Lorusso.
Riportiamo di seguito la quarta di copertina.

Nelle guerre moderne la città è divenuta uno degli obiettivi e delle vittime principali. Per riprendere l’efficace espressione di Paul Virilio, la strategia delle nuove guerre è oggi, essenzialmente, una strategia anti-città. Lo spazio urbano è diventato bersaglio non solo per motivi strategici, ma soprattutto per i significati che incarna: valori identitari, sociali e culturali.

Per questi motivi, spesso, le tracce lasciate dagli eventi bellici nei tessuti urbani si caricano di forti valenze simboliche e la fase della ricostruzione diventa un momento di riscrittura del paesaggio della memoria della città.

I progetti e gli interventi di restauro/ricostruzione/demolizione dei dopoguerra sono, in questa prospettiva, espressione di narrazioni collettive che stabiliscono un rapporto ogni volta diverso tra la città, l’evento bellico e la sua memoria.

Il tema delle trasformazioni urbane belliche e postbelliche viene affrontato qui attraverso l’analisi in profondità di tre città protagoniste delle guerre balcaniche degli anni ’90: Belgrado, Sarajevo e Mostar. Queste città vengono osservate con la lente del metodo semiotico che ne mette in luce le diverse riconfigurazioni dei sensi dei luoghi, tra politiche del costruire e pratiche dell’abitare.

Urbicidio. Il senso dei luoghi e ricostruzioni nella ex Jugoslavia
di Francesco Mazzucchelli
Bononia University Press, 2010
pp. 343

20 ottobre 2010

(n)Ostalgie: disneyland della memoria o riemersioni del rimosso?

di Francesco Mazzucchelli

Un articolo di Repubblica.it dell’altro ieri indagava il fenomeno della cosiddetta Ostalgie. Com’è noto, con la parola Ostalgie (gioco di parole fra Nostalgie e Ost) ci si riferisce in Germania a quel sentimento di ricordo/rimpianto della vita nella DDR, la Repubblica Democratica Tedesca.

Di questo fenomeno l’articolo esplora soprattutto una dimensione, quella – diciamo così – turistico-commerciale: film come Goodbye Lenin, così come la riproduzione di oggetti e simboli tipici della DDR sono solo due esempi del “processo di estetizzazione” cui è stata sottoposta la memoria della Germania dell’Est, innescando atteggiamenti quasi di fascinazione verso il passato comunista della Germania che in certi casi hanno preso la forma di un vero e proprio culto di una “memoria collezionistica”. E nell’articolo vengono infatti descritti improbabili “TrabiSafari” (escursioni in Trabant per i luoghi della DDR) e visite nel quartier generale della Stasi. Ma sin qui niente di nuovo, e questi esempi fanno il paio non solo con le foto-ricordo scattate di fronte al Checkpoint Charlie a Berlino o con i pellegrinaggi alla ricerca delle tracce del Muro, ma anche con la gadgettistica su Mussolini che spesso troviamo nei nostri negozi per turisti.

Tuttavia, al di là della dimensione spettacolare di questi fenomeni, la portata sociale di tali processi della memoria collettiva è ovviamente molto più vasta delle sue ricadute commerciali. Ma allora come spiegare questi atteggiamenti quasi di rimpianto verso un passato caratterizzato dalla presenza di un regime autoritario e repressivo? Senza dimenticare che non si tratta di un fenomeno tipicamente “tedesco”, ma facilmente estendibile ad altri paesi che hanno conosciuto regimi dello stesso tipo: si pensi al sentimento analogo che caratterizza i paesi balcanici nati dalla frantumazione della Jugoslavia, la Jugonostalgija. E se, durante le guerre balcaniche, jugonostalgicar era il peggior insulto che si poteva lanciare ad un avversario politico, ora sembrano tanti, in Bosnia, Serbia, ma anche Croazia e persino Slovenia, a rimpiangere un certo ricordo del regime di Tito.

Forse sarebbe giusto perciò riformulare la domanda, anche in considerazione delle differenti storie di questi paesi accomunati da fenomeni di “nostalgia collettiva” per il passato: come rendere conto del radicamento di una “dominante emotiva” nostalgica in una memoria collettiva che ha subito trasformazioni repentine e violente? Il tratto comune a queste nostalgie sembra infatti essere non il rimpianto per il passato regime, ma una certa “trasformazione traumatica” della memoria: l’improvvisa riunificazione, in Germania, con le difficoltà di integrazione nella nuova società tedesca da parte dei cittadini dell’est (e il conseguente senso di perdita di un’identità collettiva); le guerre, nel caso dei Balcani, con la frammentazione di una memoria comune e il fiorire della riscoperta (o reinvenzione?) delle memorie nazionaliste.

Numerosi gli studi su questi argomenti: sul caso della Ostalgie citiamo solo Taste the east di Eva Banchelli; mentre, sulla Jugonostalgija e sulla “balcanizzazione della memoria jugoslava”, consigliamo il bellissimo Autopsia dei Balcani di Rada Ivekovic. Anche un membro del nostro Centro Trame, Barbara Gruning, si è occupata del fenomeno della Ostalgie in un suo libro: Diritto, norma e memorie. La Germania dell’est nel processo di transizione, Macerata: Eum.

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