Posts tagged ‘catastrofe’

3 giugno 2013

Topografia del Trauma – Indagine territoriale nel Belìce (ebook gratis)

di Francesco Mazzucchelli

coverSono stati pubblicati i risultati dei due workshop Topografia del Trauma, tenutisi a Gibellina nel 2009 e 2010, e organizzati da Laura Canterella e Lucia Giuliano. Obiettivo dei workshop era condurre un’osservazione delle variazioni nel territorio del Belice, a 40 anni dal disastroso terremoto, da molteplici punti di vista: geografico, semiotico, urbanistico, artistico.

L’ebook è scaricabile gratuitamente in pdf in italiano e inglese.

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5 aprile 2013

L’Aquila, 4 anni dopo: shock economy all’italiana

di Andrea Hajek

aquilaSono passati quattro anni da quando L’Aquila fu colpita da un terremoto di magnitudo 6.3, nell’aprile del 2009. Ma come ci dicono i telegiornali in questi giorni, per L’Aquila è come se fosse successo l’altro ieri. Il centro è ancora chiuso, e molti aquilani vivono ancora sparsi per hotel e soluzioni temporanee.

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16 luglio 2012

Psicologia dell’emergenza e risposte culturali a Mirandola

di Centro TraMe

Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune riflessioni di Rita Ciccaglione – autrice di un saggio di Sismografie sullo spazio delle tendopoli a L’Aquila – sul terremoto emiliano e sulla gestione dell’emergenza.

La psicologia dell’emergenza viene oggi a partecipare a quel ben più ampio programma che è la “cultura dell’emergenza”, la quale – si sa bene dall’esperienza aquilana – gestisce una situazione post catastrofe secondo determinati protocolli.

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26 aprile 2011

Memory Stalker: viaggio a Černobyl’, venticinque anni dopo

di Francesco Mazzucchelli

Prjpjat' oggi

Il 26 aprile del 1986, l’unità numero 4 della centrale nucleare di Černobyl, in Ucraina (all’epoca Unione Sovietica) subisce il più disastroso incidente nucleare della storia. Nei giorni immediatamente successivi all’incidente la centrale in avaria sprigiona altissimi livelli di radioattività, i cui effetti a causa dei venti, si diffonderanno in tutta Europa nelle settimane successive.

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4 marzo 2011

Belice/Epicentro della Memoria Viva

di Francesco Mazzucchelli

Il 5 marzo viene inaugurato a Gibellina BELICE/EPICENTRO della memoria viva, un nuovo spazio di cultura e aggregazione (non, dunque, un semplice museo) che si propone di raccogliere storie e memorie della valle del Belice, a più di quarant’anni di distanza dal disastroso terremoto che devastò quella zona di Sicilia:

Lo spazio contiene e offre alla fruizione video, racconti, disegni, fotografie, documenti che rappresentano la coscienza storica della gente del territorio belicino e raccontano storie importanti e poco conosciute di lotte e mobilitazione popolare prima e dopo il terremoto del 1968. La storia che raccontano – parole, immagini e segni – inizia negli anni ’50 con Danilo Dolci e attraversa un trentennio fondante della Storia locale ma anche italiana, perchè il Belice fu in quegli anni un laboratorio innovativo di pratiche di agire sociale che è importante oggi conoscere, per riflettere sul presente che stiamo vivendo (dal sito di Belice/Epicecentro della Memoria Viva).

Durante l’inaugurazione verranno esposti anche alcuni dei lavori prodotti durante il workshop di indagine territoriale Topografia del Trauma, alla seconda edizione del quale (tenutasi l’estate scorsa) ha partecipato con alcuni suoi membri anche il Centro TraMe assieme ad alcuni membri del Centro universitario di etnosemiotica CUBE (con un’analisi etnosemiotica i cui risultati sono stati in parte esposti al convegno “Città e catastrofe“).

Siete dunque invitati a prendere parte all’inaugurazione di questo nuovo “spazio della memoria”, il 5 marzo, a Gibellina alle ore 18.00 in via Empedocle n.5.

Epicentro/Belice nasce con il progetto Le Terre che tremarono ideato dal Cresm di Gibellina, da CLAC di Palermo, Le Mat con sede a Roma e Eco di Polizzi Generosa con il sostegno della Fondazione per il sud e della Provincia di Trapani.

Maggiori info su:
www.epicentrobelice.net

31 ottobre 2010

“Città e catastrofe”: un resoconto del convegno

di Francesco Mazzucchelli

Si è svolta ieri, al SAIE di Bologna, la giornata studi dedicata al tema “Città e catastrofe”. Gli interventi sono stati introdotti dagli organizzatori, l’architetto Britta Alvermann, che ha presentato la rassegna Anapolis (di cui questo convegno ha rappresentato il primo appuntamento), e l’architetto Simone Sindaco, che si è soffermato in particolare sul tema della prevenzione degli effetti del terremoto e della ricostruzione, sottolineando come quest’ultima dovrebbe sempre essere intesa come una pratica etica. Sono poi intervenuti, in mattinata, il prof. Valerio Romitelli, che ha suggerito una lettura suggestiva del tema del convegno ipotizzando che, dalla fine della seconda guerra mondiale, le democrazie occidentali hanno sfruttato la paura della catastrofe come strumento di governo, e il prof. Leonardo Barcelò, che ha invece parlato della presenza crescente di immigrati nelle nostre città, una presenza che dovrebbe essere considerata una risorsa (anche in termini di partecipazione democratica alla vita collettiva) e non una potenziale catastrofe. E’ poi intervenuta la semiologa Daniela Panosetti, che ha presentato un’interessante analisi del documentario Sangue e Cemento (sul terremoto de L’Aquila) incentrandosi in particolare sull’uso della metafora corporea nella rappresentazione della città traumatizzata e sulla commistione di differenti registri discorsivi quando si rappresenta la catastrofe (che dà vita ad un “discorso ibrido” che assomma tratti tipici di repertori linguistici tecnico-scientifici, ma anche politici, televisivi e addirittura medico-diagnostici quando la città è appunto paragonata ad un corpo).

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con la testimonianza dell’architetto Vincent Virgo che collabora con Medecins sans frontieres per le opere di ricostruzione ad Haiti. La sessione pomeridiana, infine, è stata dedicata allo studio degli spazi e dei sensi della catastrofe da una prospettiva semiotica. Sono intervenuti il prof. Francesco Marsciani del CUBE, che ha introdotto la prospettiva teorica etnosemiotica e gli strumenti analitici che essa è in grado di mettere in campo per l’analisi degli spazi del trauma; il prof. Federico Montanari del nostro centro TRAME, che ha presentato un’analisi ricca di spunti delle trasformazioni urbane in Kosovo dopo la guerra e l’indipendenza; un gruppo di ricerca formato da Gaspare Caliri, Alice Giannitrapani e Francesco Mazzucchelli, che ha presentato i risultati di un’indagine territoriale effettuata nella valle del Belìce per valutare le trasformazioni semiotiche e identitarie di questo territorio a distanza di più di quarant’anni dal terremoto del 1968, e infine il prof. Ruggero Ragonese, che ha parlato del terremoto di Messina del 1908 e delle sue ricadute anche nelle modalità di rappresentazione e autorappresentazione di quel particolare paesaggio urbano. Il dibattito con il pubblico, moderato dall’avv. Marco Ferrari, ha fatto emergere più volte la possibilità di un dialogo costruttivo fra discipline e specialità diverse (architettura, semiotica, sociologia, ecc.) e la necessità di analisi (non solo di tipo quantitativo) volte a migliorare le possibilità di intervento al momento della ricostruzione.

La giornata si è poi conclusa all’Alto Tasso con la proiezione del documentario Sangue e Cemento – le verità nascoste sul terremoto in Abruzzo.

17 ottobre 2010

Città e catastrofe, Convegno SAIE, 30 ottobre

di Francesco Mazzucchelli

Il prossimo 30 ottobre il SAIE (Fiera dell’edilizia e dell’architettura di Bologna) ospiterà il primo appuntamento della rassegna Anapolis – oltre la città (organizzata da Alto Tasso e MomaBo, a cura degli architetti Simone Sindaco e Britta Alvermann).

Il primo incontro della rassegna sarà accompagnato da una giornata di convegno sul tema Città e catastrofe. La giornata di studio si propone di stimolare una riflessione transdisciplinare sul tema della “catastrofe”, intesa – in senso lato – come quella circostanza che provoca, nella vita della città, un salto improvviso da uno stato “normale” e regolare a uno stato eccezionale e di emergenza. Di origine antropica o naturale, simbolica o effettiva, prevista o inattesa, sarà dunque il rapporto tra distruzione e città il filo conduttore principale, ma non esclusivo, dei diversi interventi.

Il convegno prevede due sessioni: durante la mattina interverranno Valerio Romitelli (con un intervento su “Democrazia e paura”) e Leonardo Barcelò (che parlerà della presenza demografica degli stranieri a Bologna) , mentre l’atelier pomeridiano (promosso anche dal nostro Centro TraMe e dal CUBE e con interventi di Francesco Marsciani, Federico Montanari, Alice Giannitrapani, Gaspare Caliri, Francesco Mazzucchelli, Ruggero Ragonese e Daniela Panosetti) si focalizzerà più specificamente sulle questioni – affrontate da una prospettiva semiotica – del trauma post-catastrofe e delle ricostruzioni nei dopoterremoto  e nei dopoguerra (partendo dall’analisi di diversi case-studies: Belìce, Messina, Kosovo). Durante il convegno verrà proiettato il documentario Sangue e Cemento. Le domande senza risposta sul terremoto in Abruzzo (regia: Gruppo Zero, Italia, 2010).

Qui il programma del convegno e della rassegna

Qui il flyer

Appuntamento, dunque, il 30 ottobre, dalle 9.30 alle 18, al SAIE (Centro Fiere Bologna, Ingresso Michelino, Sala Armonia)

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