Posts tagged ‘conflitto’

22 giugno 2012

Schiume Festival a Forte Marghera

di Centro TraMe

Forte Marghera dal 22 al 24 giugno e dal 29 giugno al 1° luglio si terrà Schiume Festival, un evento di musica e arti performative giunto ormai alla sua terza edizione. Il festival è organizzato dall’Associazione laPeriferia, nata nel 2008 dall’iniziativa di cinque studenti del corso di Scienze e Tecniche del Teatro, Facoltà di Design e Arti, IUAV Venezia.

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5 marzo 2011

Cinema delle donne nei luoghi di conflitti: un incontro tra Palestina e Bologna

di Daniele Salerno

Shephard Fairey - Palestinian Woman

L’11 marzo dalle ore 10:30 si terrà presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna (via Marsala, 26) il seminario “Cinema delle donne nei luoghi di conflitti: libertà e vincoli”. Il seminario chiude il progetto Social Change through Culture che ha coinvolto Women-Women of Mediterranean East and South European Network, l’ONG palestinese Shashat, il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna, la Cineteca di Bologna, l’Associazione Orlando, la Cooperazione per lo Sviluppo dei paesi emergenti, la Regione Emilia-Romagna e la Cooperazione Italiana allo Sviluppo-Ministero Affari Esteri.

Il progetto, valorizzando l’importanza dei cambiamenti culturali nell’innescare proficui contributi verso la risoluzione di conflitti, si è concentrato sul rapporto tra genere, cultura, sviluppo e cambiamento sociale in particolare attraverso l’uso del medium cinematografico da parte di cineaste donne.

L’obiettivo è quello di instaurare un dialogo e uno scambio culturale tra le due sponde del Mediterraneo attraverso soprattutto il concreto trasferimento da parte di Officinema-La scuola di cinema della Cineteca di Bologna e a favore di alcune giovani donne palestinesi di strumenti e competenze tecnologiche e concettuali tali da permettere in futuro la produzione di film. Alla fine del progetto nove cineaste palestinesi hanno prodotto altrettanti cortometraggi che verranno proiettati all’inizio del previsto seminario.

Ai lavori parteciperanno:  Raffaele Spiga, Maria Maltoni, Raffaella Lamberti, Carla Pagano, Enrica Serrani, Patrizia Violi, Francesca Biancani, Elfi Reiter, Alia Arasoughly.

Qui il programma completo.

19 novembre 2010

Le memorie divise dei Balcani: intervista di Osservatorio Balcani a Federico Montanari

di Francesco Mazzucchelli

Il ponte sul fiume Ibar a Kosovska Mitrovica in Kosovo, diventato il simbolo (ma anche la concreta manifestazione) delle divisioni etniche in Kosovo

Osservatorio Balcani ha pubblicato sul suo sito un’intervista a Federico Montanari, membro del nostro Centro, autore di numerose ricerche sui conflitti e attualmente impegnato in una indagine sui processi di rielaborazione della memoria collettiva in Kosovo.

Nell’intervista, Montanari presenta anche le attività del nostro centro e lo spirito che le anima, in particolare il tentativo di ripensare i concetti di memoria collettiva, di conflitto, di post-conflitto e di trauma, nell’ottica di un’analisi linguistica e semiotica dei segni della memoria:

L’idea iniziale di trauma, elaborata da Freud dopo la Prima guerra mondiale, è in effetti psichica o addirittura psichiatrica. Noi cerchiamo invece di indagare la dimensione collettiva e la sua rappresentazione pubblica, come nel caso dei monumenti e della costruzione di spazi della memoria. Ma ci interessa uno sguardo antropologico anche alle forme di rappresentazione collettiva che restano nel privato o viaggiano sottotraccia, generando fenomeni diversi, dal risentimento alla rimozione. […] I rituali possono essere ripetizione di stereotipi vuoti, ma in certi casi hanno una funzione importante per sciogliere i traumi del passato.

Le ricerche di Montanari si inseriscono in un filone di indagine specificamente rivolto ai Balcani al quale il Centro TraMe sta da tempo dedicando grande attenzione. Citiamo solo due contributi tra i tanti: l’analisi di Patrizia Violi di una banca dati di interviste fatte a donne del Kosovo – sia serbe che albanesi – che hanno subito violenze sessuali durante i conflitti degli anni ’90 (“Storie di donne in una società post-traumatica. Un case study dai Balcani”,  uscito nel 2006 e contenuto nel numero 101 di Versus, Quaderni di studi semiotici) e il recente libro di Francesco Mazzucchelli sulle trasformazioni urbane di alcune città balcaniche dopo le guerre (Urbicidio. Il senso dei luoghi tra distruzioni e ricostruzioni in ex Jugoslavia, Bologna: Bononia University Press, 2010).

31 ottobre 2010

“Città e catastrofe”: un resoconto del convegno

di Francesco Mazzucchelli

Si è svolta ieri, al SAIE di Bologna, la giornata studi dedicata al tema “Città e catastrofe”. Gli interventi sono stati introdotti dagli organizzatori, l’architetto Britta Alvermann, che ha presentato la rassegna Anapolis (di cui questo convegno ha rappresentato il primo appuntamento), e l’architetto Simone Sindaco, che si è soffermato in particolare sul tema della prevenzione degli effetti del terremoto e della ricostruzione, sottolineando come quest’ultima dovrebbe sempre essere intesa come una pratica etica. Sono poi intervenuti, in mattinata, il prof. Valerio Romitelli, che ha suggerito una lettura suggestiva del tema del convegno ipotizzando che, dalla fine della seconda guerra mondiale, le democrazie occidentali hanno sfruttato la paura della catastrofe come strumento di governo, e il prof. Leonardo Barcelò, che ha invece parlato della presenza crescente di immigrati nelle nostre città, una presenza che dovrebbe essere considerata una risorsa (anche in termini di partecipazione democratica alla vita collettiva) e non una potenziale catastrofe. E’ poi intervenuta la semiologa Daniela Panosetti, che ha presentato un’interessante analisi del documentario Sangue e Cemento (sul terremoto de L’Aquila) incentrandosi in particolare sull’uso della metafora corporea nella rappresentazione della città traumatizzata e sulla commistione di differenti registri discorsivi quando si rappresenta la catastrofe (che dà vita ad un “discorso ibrido” che assomma tratti tipici di repertori linguistici tecnico-scientifici, ma anche politici, televisivi e addirittura medico-diagnostici quando la città è appunto paragonata ad un corpo).

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con la testimonianza dell’architetto Vincent Virgo che collabora con Medecins sans frontieres per le opere di ricostruzione ad Haiti. La sessione pomeridiana, infine, è stata dedicata allo studio degli spazi e dei sensi della catastrofe da una prospettiva semiotica. Sono intervenuti il prof. Francesco Marsciani del CUBE, che ha introdotto la prospettiva teorica etnosemiotica e gli strumenti analitici che essa è in grado di mettere in campo per l’analisi degli spazi del trauma; il prof. Federico Montanari del nostro centro TRAME, che ha presentato un’analisi ricca di spunti delle trasformazioni urbane in Kosovo dopo la guerra e l’indipendenza; un gruppo di ricerca formato da Gaspare Caliri, Alice Giannitrapani e Francesco Mazzucchelli, che ha presentato i risultati di un’indagine territoriale effettuata nella valle del Belìce per valutare le trasformazioni semiotiche e identitarie di questo territorio a distanza di più di quarant’anni dal terremoto del 1968, e infine il prof. Ruggero Ragonese, che ha parlato del terremoto di Messina del 1908 e delle sue ricadute anche nelle modalità di rappresentazione e autorappresentazione di quel particolare paesaggio urbano. Il dibattito con il pubblico, moderato dall’avv. Marco Ferrari, ha fatto emergere più volte la possibilità di un dialogo costruttivo fra discipline e specialità diverse (architettura, semiotica, sociologia, ecc.) e la necessità di analisi (non solo di tipo quantitativo) volte a migliorare le possibilità di intervento al momento della ricostruzione.

La giornata si è poi conclusa all’Alto Tasso con la proiezione del documentario Sangue e Cemento – le verità nascoste sul terremoto in Abruzzo.

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