Posts tagged ‘jugoslavia’

14 maggio 2015

La riabilitazione di Draza Mihailovic. Quando la storia si scrive nelle aule di giustizia

di Francesco Mazzucchelli
Nazionalisti serbi

Nazionalisti serbi

Si è concluso in questi giorni a Belgrado un singolare processo che farà ancora discutere a lungo in Serbia, e che tocca da vicino il tema del rapporto tra verità giuridiche e verità storiche. Imputato del processo, celebrato per forza di cose in contumacia (una sorta di “sinodo del cadavere” all’inverso) il generale Dragoljub Draza Mihailovic,

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1 giugno 2012

Ana Devic alla SSSUB per il secondo incontro di The Balkans After

di Centro TraMe

Martedì 5 giugno, alle ore 16, la Scuola superiore di studi umanistici di Bologna ospiterà una conferenza di Ana Devic (ricercatrice e docente alla Dogus University di Istanbul e all’Università di Forlì), sul tema Three Stages of (Trans)Nationalism in the Yugoslav and Post-Yugoslav Cinema (clicca qui per l’abstract).

Nel corso della conferenza verranno analizzati alcuni frammenti di due film di Boro Kontic, direttore del Media Centar di Sarajevo: Years Eaten by the Lions (2010) e Untitled (2011).

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14 marzo 2012

“Balcani Vent’anni Dopo”, mostra fotografica a Bologna – Inaugurazione 24 marzo, h. 10.30

di Centro TraMe

Dal 24 al 31 marzo, la Sala Piazza del Centro Civico Borgatti del Quartiere Navile a Bologna ospiterà una mostra fotografica intitolata “Balcani ventanni dopo. 1991-2011”.

La mostra, presentata da DPS – dispositivi psicosociali e promossa dall’Osservatorio Balcani e Caucaso e dall’Associazione Adl Zavidovici di Brescia, si inserisce nel progetto di informazione e sensibilizzazione, “Carovana balcanica”, sulla situazione conflittuale nei Balcani e raccoglie fotografie fatte dal reporter Livio Senigalliesi (fotoreporter che vanta collaborazioni con moltissime testate giornalistiche: dal Corriere della Sera a repubblica, dall’Espresso a Panorama, da Il Manifesto a El Pais, ecc.).

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8 marzo 2012

“Vent’anni fa, la Jugoslavia”, numero speciale de “I martedì”

di Francesco Mazzucchelli

Segnaliamo l’uscita del numero 298 de I Martedì, la rivista del Centro San Domenico, dedicato all’ex Jugoslavia nel ventennale della sua disgregazione. Nel numero, articoli di Stefano Bianchini, Eddy Anselmi, Francesco Mazzucchelli, Federico Montanari, Matteo Albertini, Eric Gobetti, Massimo Marchetti, Elena Pirazzoli e Ajna Galicic. Tutti gli articoli sono corredati dalle fotografie di Robert Marnika.

Per informazioni su come acquistarlo scrivete alla redazione a questo indirizzo.

9 marzo 2011

Palacinche: memorie dall’esilio giuliano-dalmata in un prezioso oggetto narrativo tra graphic novel e fotografia

di Daniele Salerno


L’esodo giuliano-dalmata è una pagina della storia italiana rimossa per decenni, insieme ai massacri delle foibe: eventi consumati all’interno della Seconda Guerra mondiale, ma a loro volta frutto di dinamiche di vendetta, rancore e di ‘regolamento dei conti’ che ci fa risalire almeno alla Prima Guerra mondiale e ai violentissimi processi di denazionalizzazione e italianizzazione delle regioni di frontiera (compresa Bolzano) abitate da tanti germanofoni e slavi a opera del regime fascista. Negli anni ’90 queste memorie di frontiera – caduta la frontiera più pesante, quella della cortina di ferro – sono riemerse dall’oblio ‘politico’ cui erano state costrette, anche dalla sinistra comunista italiana,  e sono transitate dalla dimensione privata a quella pubblica. E’ quello che è accaduto con l’istituzione della giornata del ricordo delle foibe nel calendario repubblicano, anche questa spesso strumentalizzata in chiave anti-resistenziale dai partiti post-fascisti come Alleanza Nazionale.

Una tavola di "Palacinche" - Alessandro Tota

La scorsa settimana presso lo Spazio Labò di Bologna (via Frassinago 43/2 c-d) si è aperta la mostra Palacinche, che continuerà fino al 26 marzo. Palacinche è un reportage a opera di Alessandro Tota (disegnatore) e Caterina Sansone (fotografa) che unisce il fumetto e la fotografia, ricordando nel caso di Tota lo stile  di Joe Sacco (il disegnatore che si rivolge direttamente al lettore spiegando gli eventi, mostrando carte geografiche e presentando i protagonisti della narrazione).

I due autori/protagonisti dell’opera ripercorrono a ritroso l’esodo di Elena, la madre di Caterina, in un percorso in sette tappe tra FirenzeRijeka (il nome di Fiume in croato). Elena è una esule fiumana e uno dei duecentocinquanta mila esuli dispersi  per decenni tra 109 campi profughi collocati in più parti della penisola, dove venivano accolti i rifugiati italiani fuggiti dall’Istria, dalla Dalmazia e dal Quarnaro. Questi territori dopo il 1947, con il Trattato di Pace di Parigi, furono annessi alla Jugoslavia e gli abitanti italofoni o di orgine italiana furono cacciati dal regime di Tito, che procedette di fatto a una pulizia etnica (come aveva fatto l’Italia fascista, in senso contrario, decenni prima).

L’oggetto narrativo che emerge è prezioso, e speriamo venga presto pubblicato (probabilmente nel 2012 Palacinche sarà pubblicato presso la Coconino Press – Fandango)  e possa apparire negli scaffali delle librerie accanto a oggetti narrativi simili nella bellezza dell’accostamento tra tratto grafico e fotografico: penso a Il fotografo di Guibert, Lefèvre Lemercier.

Nel caso di Palacinche siamo di fronte a due narratori che usano foto d’archivio per recuperare il passato e la storia dei profughi, e il fumetto per descrivere il presente, il percorso della protagonista sulle tracce della madre e nei luoghi dell’esodo così come sono ora. Si tratta in altre parole di un testo di post-memoria, ovvero di costruzione della memoria di un evento da parte delle generazioni successive rispetto a coloro che lo hanno vissuto, attraverso un processo di trasmissione: tipico è il caso della memoria dei figli e nipoti dei sopravvissuti allo sterminio nazista, così come per esempio è rappresentato in Maus di Art Spiegelman.

Fino ad arrivare all’ultima tappa, Rijeka, e all’insegna di un negozio che recita “Palacinche”: le palacinche sono delle tipiche frittelle istriane che la madre della protagonista cucinava quando questa era bambina. Le palacinche, come piccole madeleine proustiane, ricongiungono il vissuto infantile e privato della figlia al vissuto della madre, rendendo felice  il rituale del viaggio compiuto sui luoghi del ricordo materno. Un felice caso di post-memoria compiuto attraverso un recupero, una “riattivazione”  e messa in relazione di documenti (foto dell’epoca e d’archivio) grazie prima a una azione performativa (il viaggio) e poi narrativa, con l’unione di tratto fotografico e  grafico-fumettistico, che funge da cornice narrativa.


20 ottobre 2010

(n)Ostalgie: disneyland della memoria o riemersioni del rimosso?

di Francesco Mazzucchelli

Un articolo di Repubblica.it dell’altro ieri indagava il fenomeno della cosiddetta Ostalgie. Com’è noto, con la parola Ostalgie (gioco di parole fra Nostalgie e Ost) ci si riferisce in Germania a quel sentimento di ricordo/rimpianto della vita nella DDR, la Repubblica Democratica Tedesca.

Di questo fenomeno l’articolo esplora soprattutto una dimensione, quella – diciamo così – turistico-commerciale: film come Goodbye Lenin, così come la riproduzione di oggetti e simboli tipici della DDR sono solo due esempi del “processo di estetizzazione” cui è stata sottoposta la memoria della Germania dell’Est, innescando atteggiamenti quasi di fascinazione verso il passato comunista della Germania che in certi casi hanno preso la forma di un vero e proprio culto di una “memoria collezionistica”. E nell’articolo vengono infatti descritti improbabili “TrabiSafari” (escursioni in Trabant per i luoghi della DDR) e visite nel quartier generale della Stasi. Ma sin qui niente di nuovo, e questi esempi fanno il paio non solo con le foto-ricordo scattate di fronte al Checkpoint Charlie a Berlino o con i pellegrinaggi alla ricerca delle tracce del Muro, ma anche con la gadgettistica su Mussolini che spesso troviamo nei nostri negozi per turisti.

Tuttavia, al di là della dimensione spettacolare di questi fenomeni, la portata sociale di tali processi della memoria collettiva è ovviamente molto più vasta delle sue ricadute commerciali. Ma allora come spiegare questi atteggiamenti quasi di rimpianto verso un passato caratterizzato dalla presenza di un regime autoritario e repressivo? Senza dimenticare che non si tratta di un fenomeno tipicamente “tedesco”, ma facilmente estendibile ad altri paesi che hanno conosciuto regimi dello stesso tipo: si pensi al sentimento analogo che caratterizza i paesi balcanici nati dalla frantumazione della Jugoslavia, la Jugonostalgija. E se, durante le guerre balcaniche, jugonostalgicar era il peggior insulto che si poteva lanciare ad un avversario politico, ora sembrano tanti, in Bosnia, Serbia, ma anche Croazia e persino Slovenia, a rimpiangere un certo ricordo del regime di Tito.

Forse sarebbe giusto perciò riformulare la domanda, anche in considerazione delle differenti storie di questi paesi accomunati da fenomeni di “nostalgia collettiva” per il passato: come rendere conto del radicamento di una “dominante emotiva” nostalgica in una memoria collettiva che ha subito trasformazioni repentine e violente? Il tratto comune a queste nostalgie sembra infatti essere non il rimpianto per il passato regime, ma una certa “trasformazione traumatica” della memoria: l’improvvisa riunificazione, in Germania, con le difficoltà di integrazione nella nuova società tedesca da parte dei cittadini dell’est (e il conseguente senso di perdita di un’identità collettiva); le guerre, nel caso dei Balcani, con la frammentazione di una memoria comune e il fiorire della riscoperta (o reinvenzione?) delle memorie nazionaliste.

Numerosi gli studi su questi argomenti: sul caso della Ostalgie citiamo solo Taste the east di Eva Banchelli; mentre, sulla Jugonostalgija e sulla “balcanizzazione della memoria jugoslava”, consigliamo il bellissimo Autopsia dei Balcani di Rada Ivekovic. Anche un membro del nostro Centro Trame, Barbara Gruning, si è occupata del fenomeno della Ostalgie in un suo libro: Diritto, norma e memorie. La Germania dell’est nel processo di transizione, Macerata: Eum.

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