Posts tagged ‘la repubblica’

16 maggio 2011

La memoria delle vittime nel gorgo elettorale (ancora sulle strategie di delegittimazione)

di Daniele Salerno

Benedetta Tobagi e la copertina del suo libro "Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre"

Due giorni fa abbiamo parlato delle strategie di delegittimazione attuate durante la campagna elettorale milanese. Dopo una segnalazione di Elena Pirazzoli, riaggiorniamo quel post alla luce dell’attacco che Mario Cervi, sulle colonne de Il Giornale di sabato 14 maggio, ha lanciato contro i figli delle vittime per aver difeso il candidato Giuliano Pisapia. Cervi titola il pezzo “Se i figli delle vittime adesso difendono i carnefici dei loro padri”.

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12 maggio 2011

Articolo di Miguel Gotor in occasione della giornata della memoria delle vittime del terrorismo

di Daniele Salerno

Il 9 maggio in occasione del giorno della memoria per le vittime del terrorismo (anniversario della morte di Aldo Moro), la Repubblica ha pubblicato in prima pagina una riflessione dello storico Miguel Gotor. Ve la segnaliamo perché ci pare una riflessione approfondita e interessante su molti dei punti affrontati in diverse occasioni (a partire dall’incontro dell’anno scorso su come ricordare le stragi terroristiche) dal Centro TraMe : memoria, oblio, uso a abuso del passato, riconciliazionevittime e forme dell’identità politica collettiva.

Vi segnaliamo inoltre l’uscita in questi giorni proprio del libro di Gotor, Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano, edito da Einaudi e su cui sicuramente ritorneremo a parlare sul nostro blog.

22 febbraio 2011

Nazi-hunters: memoria, giustizia e riconoscimento nel caso di Mark Gould

di Daniele Salerno

Mark Gould (43 anni) e Bernhard Frank (97 anni)

La storia di Mark Gould era già abbastanza nota negli Stati Uniti (raccontata dal NYT) e nel Regno Unito (riportata dal The Guardian) sin dalla fine dello scorso anno e viene riportata oggi da La Repubblica.

Gould è uno storico ebreo americano: ventotto membri della sua famiglia sono morti nei campi di concentramento nazisti. Nel 2006 decide di dare la caccia al presunto aguzzino: Bernhard Frank, novantasettenne e all’epoca dei fatti uno stretto collaboratore di Himmler. Fingendosi neonazista, si guadagna la fiducia di Frank durante i vari incontri dei veterani nazisti e riesce ad accumulare una serie di prove (a cominciare dalla firma) che dimostrano che Frank fu la persona che decise la morte dei suoi familiari.

Alle vicende di Gould, da verificare attentamente (in diverse parti l’articolo de La Repubblica contraddice quelli di Guardian e NYT, a cominciare dal ruolo di Frank nella catena di comando) oggi dedica ampio spazio il quotidiano Bild in una intervista. Il caso non è isolato: da Simon Wiesenthal in poi diversi ebrei, sopravvissuti o figli e parenti delle vittime hanno cercato i carnefici sfuggiti alla giustizia internazionale.

Il caso di Frank pone diversi problemi su come abbiano funzionato i processi di attribuzione di colpa, su come sia stata amministrata la giustizia internazionale e di transizione. E su come sia possibile che a un nazista che ha operato nel cuore stesso della Shoah sia stato concesso di vivere per decenni nell’Assia, senza nascondersi, senza subire condanne e addirittura scrivendo, cinque anni fa, un libro di memorie in cui racconta la propria vicenda.

In questi casi la costruzione la legittimazione della memoria degli eventi non è passata per un tribunale che, nella scrittura di una sentenza, fissa dei criteri di plausibilità entro cui la narrazione dell’evento può essere costruita e riconosce pubblicamente vittime e carnefici. Il cosiddetto “nazi hunter” cerca di colmare questo vuoto e tenta non tanto una vendetta (come scrive La Repubblica) quanto una rivendicazione di memoria e una richiesta di giustizia.

30 novembre 2010

Appello per l’apertura degli archivi di stato sulle stragi

di Francesco Mazzucchelli

Nei post di questo blog ci siamo più volte occupati delle stragi che hanno costellato la storia italiana dal 1969, anno della strage di piazza Fontana, sino al 1984, con la strage del Rapido 904 (ma va ricordato che il primo episodio di stragismo nel dopoguerra risale al 1947, anno dell’eccidio di Portella della Ginestra). Ogni volta abbiamo insistito su un punto: la secretazione di gran parte dei documenti conservati negli archivi di stato riguardanti questi eventi ha di fatto non solo impedito una indagine storiografica scientifica e approfondita su quegli anni, ma anche ostacolato un processo di rielaborazione del ricordo collettivo delle stragi e di condivisione di una memoria.

Abbracciamo dunque con entusiasmo l’iniziativa, ospitata da la Repubblica, di lanciare un appello per desecretare tutti i documenti riguardanti le stragi ed aprire gli archivi a tutti i soggetti interessati, in risposta alla proposta avanzata dalla Commissione Granata di reiterare il segreto di stato per altri 30 anni.

L’appello – che vede tra i firmatari personalità come Carlo Arnoldi (associazione vittime Piazza Fontana), Paolo Bolognesi (associazione vittime della strage di Bologna), Daria Bonfietti (associazione vittime di Ustica) e tanti altri – ha già ampiamente superato le 40.000 firme.

Per firmare (e per visualizzare il testo dell’appello e i primi firmatari) clicca qui.

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