Posts tagged ‘memoria collettiva’

22 gennaio 2016

Il comunismo in un museo: l’esempio di Praga

di Mario Panico

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Una matrioska dai denti aguzzi è il simbolo del museo del comunismo di Praga. La famelica bambolina russa – che nel periodo natalizio si trasforma in un inquietante San Nicola, sorriso placido e un’ascia insanguinata nel pugno destro – compare in numerosi manifesti sparsi per la città, che guidano i visitatori alla location della mostra.

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20 ottobre 2015

Memorie e post-conflitto in America Latina: testimonianze, luoghi e performance

di Francesco Mazzucchelli

c33395_4267bd0ba60c4051847fe1a4889d21c7.jpg_srz_845_345_85_22_0.50_1.20_0.00_jpg_srzNel contesto del progetto MEMOSUR, venerdì 23 ottobre alle ore 10 il DIpartimento di FIlosofia e Comunicazione ospita un seminario di approfondimento sul tema della memoria collettiva traumatica in America Latina, approfondendo i temi delle testimonianze, delle performance e delle memorie dei luoghi del post-conflitto in America Latina. Ospiti della giornata saranno Norma Fatala (Universidad Nacional de Córdoba, Argentina), con un intervento intitolato Live to tell; Maria José Contreras (Universidad Catolica de Chile, Santiago) che parlerà di Corpi e memoria: una trilogia di baby-specific perfomances; Ana Clarisa Agüero (Universidad Nacional de Córdoba, Argentina / CONICET),

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14 gennaio 2015

Nuova pubblicazione: “Traces of terror, signs of trauma”

di Centro TraMe

71-eiRSYhOLÈ appena uscito un numero monografico della rivista Vs. – Quaderni di studi semiotici dedicato ad una riflessione interdisciplinare sugli spazi della memoria di eventi traumatici. Il numero – a cura di Rob van der Laarse (Università di Amsterdam), Francesco Mazzucchelli (Università di Bologna) and

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17 novembre 2014

Paesaggi della memoria. Un nuovo libro di Patrizia Violi

di Centro TraMe

3095382-9788845273742Segnaliamo la pubblicazione, per i tipi di Bompiani, di Paesaggi della memoria: il trauma, lo spazio, la storia, un libro di Patrizia Violi, direttrice del Centro TraMe, su memoria culturale, traumi collettivi e luoghi della memoria. Dalla quarta di copertina: Da Auschwitz in poi sempre più spesso oggi si incontrano, in ogni parte del mondo, luoghi di memoria molto particolari che derivano dalla trasformazione in forma museale di prigioni, campi di concentramento e sterminio, spazi dove si sono consumati orrori e violenze di massa. Cosa fare di questi luoghi che in modo così pregnante ci ricordano il male che lì si è consumato?

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14 giugno 2011

Workshop internazionale “Visual Cognition, Space, Memory”

di Centro TraMe

Il 29 giugno, a partire dalle ore 10, la Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna (Via Marsala, 26) ospiterà una giornata di workshop internazionale – organizzata dal Dipartimento di Discipline di Comunicazione dell’Università di Bologna e dal Centro TraMe – sul tema Visual Cognition, Space, Memory. The Sense of Place between Experience and Culture. Il workshop vuole far dialogare prospettive disciplinari diverse sullo studio della relazione tra spazialità, memoria e percezione, con una particolare attenzione alle tematiche della memoria collettiva e ai processi della sua costruzione e condivisione.

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28 maggio 2011

Lo spettro di Mladic

di Francesco Mazzucchelli

Oggi, in occasione della cattura di Ratko Mladic, migliaia di bosniaci si sono ritrovati sul ponte ottomano di Visegrad sulla Drina, per lanciare 3000 rose in memoria delle vittime della guerra in Bosnia.

La cattura del boia di Srebrenica, salutata come un atto di giustizia dalla gran parte della comunità internazionale (con poche, vistose, eccezioni), infiamma però ancor oggi parte dei Balcani. Per quale motivo?

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4 marzo 2011

Belice/Epicentro della Memoria Viva

di Francesco Mazzucchelli

Il 5 marzo viene inaugurato a Gibellina BELICE/EPICENTRO della memoria viva, un nuovo spazio di cultura e aggregazione (non, dunque, un semplice museo) che si propone di raccogliere storie e memorie della valle del Belice, a più di quarant’anni di distanza dal disastroso terremoto che devastò quella zona di Sicilia:

Lo spazio contiene e offre alla fruizione video, racconti, disegni, fotografie, documenti che rappresentano la coscienza storica della gente del territorio belicino e raccontano storie importanti e poco conosciute di lotte e mobilitazione popolare prima e dopo il terremoto del 1968. La storia che raccontano – parole, immagini e segni – inizia negli anni ’50 con Danilo Dolci e attraversa un trentennio fondante della Storia locale ma anche italiana, perchè il Belice fu in quegli anni un laboratorio innovativo di pratiche di agire sociale che è importante oggi conoscere, per riflettere sul presente che stiamo vivendo (dal sito di Belice/Epicecentro della Memoria Viva).

Durante l’inaugurazione verranno esposti anche alcuni dei lavori prodotti durante il workshop di indagine territoriale Topografia del Trauma, alla seconda edizione del quale (tenutasi l’estate scorsa) ha partecipato con alcuni suoi membri anche il Centro TraMe assieme ad alcuni membri del Centro universitario di etnosemiotica CUBE (con un’analisi etnosemiotica i cui risultati sono stati in parte esposti al convegno “Città e catastrofe“).

Siete dunque invitati a prendere parte all’inaugurazione di questo nuovo “spazio della memoria”, il 5 marzo, a Gibellina alle ore 18.00 in via Empedocle n.5.

Epicentro/Belice nasce con il progetto Le Terre che tremarono ideato dal Cresm di Gibellina, da CLAC di Palermo, Le Mat con sede a Roma e Eco di Polizzi Generosa con il sostegno della Fondazione per il sud e della Provincia di Trapani.

Maggiori info su:
www.epicentrobelice.net

19 novembre 2010

Le memorie divise dei Balcani: intervista di Osservatorio Balcani a Federico Montanari

di Francesco Mazzucchelli

Il ponte sul fiume Ibar a Kosovska Mitrovica in Kosovo, diventato il simbolo (ma anche la concreta manifestazione) delle divisioni etniche in Kosovo

Osservatorio Balcani ha pubblicato sul suo sito un’intervista a Federico Montanari, membro del nostro Centro, autore di numerose ricerche sui conflitti e attualmente impegnato in una indagine sui processi di rielaborazione della memoria collettiva in Kosovo.

Nell’intervista, Montanari presenta anche le attività del nostro centro e lo spirito che le anima, in particolare il tentativo di ripensare i concetti di memoria collettiva, di conflitto, di post-conflitto e di trauma, nell’ottica di un’analisi linguistica e semiotica dei segni della memoria:

L’idea iniziale di trauma, elaborata da Freud dopo la Prima guerra mondiale, è in effetti psichica o addirittura psichiatrica. Noi cerchiamo invece di indagare la dimensione collettiva e la sua rappresentazione pubblica, come nel caso dei monumenti e della costruzione di spazi della memoria. Ma ci interessa uno sguardo antropologico anche alle forme di rappresentazione collettiva che restano nel privato o viaggiano sottotraccia, generando fenomeni diversi, dal risentimento alla rimozione. […] I rituali possono essere ripetizione di stereotipi vuoti, ma in certi casi hanno una funzione importante per sciogliere i traumi del passato.

Le ricerche di Montanari si inseriscono in un filone di indagine specificamente rivolto ai Balcani al quale il Centro TraMe sta da tempo dedicando grande attenzione. Citiamo solo due contributi tra i tanti: l’analisi di Patrizia Violi di una banca dati di interviste fatte a donne del Kosovo – sia serbe che albanesi – che hanno subito violenze sessuali durante i conflitti degli anni ’90 (“Storie di donne in una società post-traumatica. Un case study dai Balcani”,  uscito nel 2006 e contenuto nel numero 101 di Versus, Quaderni di studi semiotici) e il recente libro di Francesco Mazzucchelli sulle trasformazioni urbane di alcune città balcaniche dopo le guerre (Urbicidio. Il senso dei luoghi tra distruzioni e ricostruzioni in ex Jugoslavia, Bologna: Bononia University Press, 2010).

20 ottobre 2010

(n)Ostalgie: disneyland della memoria o riemersioni del rimosso?

di Francesco Mazzucchelli

Un articolo di Repubblica.it dell’altro ieri indagava il fenomeno della cosiddetta Ostalgie. Com’è noto, con la parola Ostalgie (gioco di parole fra Nostalgie e Ost) ci si riferisce in Germania a quel sentimento di ricordo/rimpianto della vita nella DDR, la Repubblica Democratica Tedesca.

Di questo fenomeno l’articolo esplora soprattutto una dimensione, quella – diciamo così – turistico-commerciale: film come Goodbye Lenin, così come la riproduzione di oggetti e simboli tipici della DDR sono solo due esempi del “processo di estetizzazione” cui è stata sottoposta la memoria della Germania dell’Est, innescando atteggiamenti quasi di fascinazione verso il passato comunista della Germania che in certi casi hanno preso la forma di un vero e proprio culto di una “memoria collezionistica”. E nell’articolo vengono infatti descritti improbabili “TrabiSafari” (escursioni in Trabant per i luoghi della DDR) e visite nel quartier generale della Stasi. Ma sin qui niente di nuovo, e questi esempi fanno il paio non solo con le foto-ricordo scattate di fronte al Checkpoint Charlie a Berlino o con i pellegrinaggi alla ricerca delle tracce del Muro, ma anche con la gadgettistica su Mussolini che spesso troviamo nei nostri negozi per turisti.

Tuttavia, al di là della dimensione spettacolare di questi fenomeni, la portata sociale di tali processi della memoria collettiva è ovviamente molto più vasta delle sue ricadute commerciali. Ma allora come spiegare questi atteggiamenti quasi di rimpianto verso un passato caratterizzato dalla presenza di un regime autoritario e repressivo? Senza dimenticare che non si tratta di un fenomeno tipicamente “tedesco”, ma facilmente estendibile ad altri paesi che hanno conosciuto regimi dello stesso tipo: si pensi al sentimento analogo che caratterizza i paesi balcanici nati dalla frantumazione della Jugoslavia, la Jugonostalgija. E se, durante le guerre balcaniche, jugonostalgicar era il peggior insulto che si poteva lanciare ad un avversario politico, ora sembrano tanti, in Bosnia, Serbia, ma anche Croazia e persino Slovenia, a rimpiangere un certo ricordo del regime di Tito.

Forse sarebbe giusto perciò riformulare la domanda, anche in considerazione delle differenti storie di questi paesi accomunati da fenomeni di “nostalgia collettiva” per il passato: come rendere conto del radicamento di una “dominante emotiva” nostalgica in una memoria collettiva che ha subito trasformazioni repentine e violente? Il tratto comune a queste nostalgie sembra infatti essere non il rimpianto per il passato regime, ma una certa “trasformazione traumatica” della memoria: l’improvvisa riunificazione, in Germania, con le difficoltà di integrazione nella nuova società tedesca da parte dei cittadini dell’est (e il conseguente senso di perdita di un’identità collettiva); le guerre, nel caso dei Balcani, con la frammentazione di una memoria comune e il fiorire della riscoperta (o reinvenzione?) delle memorie nazionaliste.

Numerosi gli studi su questi argomenti: sul caso della Ostalgie citiamo solo Taste the east di Eva Banchelli; mentre, sulla Jugonostalgija e sulla “balcanizzazione della memoria jugoslava”, consigliamo il bellissimo Autopsia dei Balcani di Rada Ivekovic. Anche un membro del nostro Centro Trame, Barbara Gruning, si è occupata del fenomeno della Ostalgie in un suo libro: Diritto, norma e memorie. La Germania dell’est nel processo di transizione, Macerata: Eum.

17 ottobre 2010

Città e catastrofe, Convegno SAIE, 30 ottobre

di Francesco Mazzucchelli

Il prossimo 30 ottobre il SAIE (Fiera dell’edilizia e dell’architettura di Bologna) ospiterà il primo appuntamento della rassegna Anapolis – oltre la città (organizzata da Alto Tasso e MomaBo, a cura degli architetti Simone Sindaco e Britta Alvermann).

Il primo incontro della rassegna sarà accompagnato da una giornata di convegno sul tema Città e catastrofe. La giornata di studio si propone di stimolare una riflessione transdisciplinare sul tema della “catastrofe”, intesa – in senso lato – come quella circostanza che provoca, nella vita della città, un salto improvviso da uno stato “normale” e regolare a uno stato eccezionale e di emergenza. Di origine antropica o naturale, simbolica o effettiva, prevista o inattesa, sarà dunque il rapporto tra distruzione e città il filo conduttore principale, ma non esclusivo, dei diversi interventi.

Il convegno prevede due sessioni: durante la mattina interverranno Valerio Romitelli (con un intervento su “Democrazia e paura”) e Leonardo Barcelò (che parlerà della presenza demografica degli stranieri a Bologna) , mentre l’atelier pomeridiano (promosso anche dal nostro Centro TraMe e dal CUBE e con interventi di Francesco Marsciani, Federico Montanari, Alice Giannitrapani, Gaspare Caliri, Francesco Mazzucchelli, Ruggero Ragonese e Daniela Panosetti) si focalizzerà più specificamente sulle questioni – affrontate da una prospettiva semiotica – del trauma post-catastrofe e delle ricostruzioni nei dopoterremoto  e nei dopoguerra (partendo dall’analisi di diversi case-studies: Belìce, Messina, Kosovo). Durante il convegno verrà proiettato il documentario Sangue e Cemento. Le domande senza risposta sul terremoto in Abruzzo (regia: Gruppo Zero, Italia, 2010).

Qui il programma del convegno e della rassegna

Qui il flyer

Appuntamento, dunque, il 30 ottobre, dalle 9.30 alle 18, al SAIE (Centro Fiere Bologna, Ingresso Michelino, Sala Armonia)

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