Posts tagged ‘olocausto’

3 marzo 2016

Il figlio di Saul, un altro modo di rappresentare l’Olocausto

di MariaChiara Bianchini

51352.jpgIl figlio di Saul (Laslo Nemes, Ungheria, 2015) è un film sulla Shoah, ambientato nel campo di concentramento di Auschwitz. Anche se il tema potrebbe non sembrare nuovo, tuttavia è originale il modo in cui viene trattato. Il film si discosta da alcune delle matrici comuni che caratterizzano la cinematografia sull’Olocausto negli ultimi decenni, specialmente se consideriamo le produzioni dirette al grande pubblico, come è il caso di film come Schindler’s List o La vita è bella.

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21 marzo 2013

La Shoah nella cultura italiana: incontro con Robert Gordon

di Centro TraMe

Scolpitelo nei cuoriGiovedì 28 marzo dalle ore 16 alle ore 19 presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna (via Marsala, 26), il prof. Robert Gordon (Cambridge University, UK) terrà un seminario dal titolo Fields of Cultural Knowledge: la Shoah nella cultura italiana. Il seminario si tiene all’interno del ciclo organizzato dalla Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna su “L’identità nelle Scienze Umane”.

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27 gennaio 2013

L’Olocausto nella cultura italiana: strategie narrative per l’autoassoluzione

di Daniele Salerno

Scolpitelo nei cuoriPer capire di cosa parliamo quando in Italia parliamo di “Olocausto” o “Shoah” forse dobbiamo cominciare dalle copertine e dai titoli delle due edizioni del libro di Robert Gordon, professore di cultura italiana contemporanea all’università di Cambridge: quella inglese, The Holocaust in Italian Culture 1944-2010, e quello italiano, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010), appena pubblicato da Bollati Boringhieri. Le differenze nel titolo e nella copertina esemplificano alcuni dei punti sollevati dall’importante ricerca dello studioso inglese.

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29 marzo 2012

Una poetica cinematografica della Catastrofe. L’etica dello sguardo secondo Sylvie Rollet

di Sebastiano Giuntini

Che possibilità ha il cinema – arte dello sguardo per definizione – di occuparsi di ciò che sembra spingersi al di fuori di qualsiasi regime di visibilità? Detto altrimenti, di quali risorse dispone ciò che qualcuno ha definito l’occhio del Novecento per far fronte a quel vero e proprio assalto portato alla rappresentazione dagli episodi genocidari del secolo scorso?

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31 gennaio 2012

Omocausto: l’oblio della vergogna

di Daniele Salerno

 

Ne I sommersi e i salvati Primo Levi racconta che quasi tutti i sopravvissuti allo sterminio nazista avevano un incubo ricorrente: di tornare a casa, di provare a raccontare quello che era accaduto e di non essere ascoltati o creduti. Levi conclude: “Fortunatamente le cose non sono andate come le vittime temevano e come i nazisti speravano”.

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27 gennaio 2011

27 gennaio, Giorno della Memoria

di Francesco Mazzucchelli

Altri materiali qui.

26 gennaio 2011

Domani, 27 gennaio: Giorno della Memoria dell’Olocausto

di Francesco Mazzucchelli

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa aprono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, liberando i pochi prigionieri che erano sopravvissuti a quell’orrenda macchina di morte.

In molti paesi del mondo (tra cui l’Italia) si celebra domani la Giornata del Ricordo delle vittime della Shoah e di tutti quelli che hanno perso o rischiato la vita per proteggere gli ebrei e tutti i perseguitati dal nazismo.

27 gennaio 1945, la liberazione di Auschwitz da parte dell'Armata Rossa. Nella foto, alcuni sopravvissuti assistiti da medici sovietici.

Qui il programma delle iniziative a Bologna. Segnalateci nei commenti le iniziative nelle vostre città, se volete.

6 giugno 2010

Se Roosvelt non credeva all’Olocausto: la storia di Jan Karski

di Daniele Salerno
“E’ nel film di Lanzmann”. Con questa frase si apre Il testimone inascoltato, il libro di Yannick Haenel recentemente pubblicato in Italia che ha al centro la figura di Jan Karski, militare ed esponente della Resistenza polacca.

Nel 1942 Karski riesce a penetrare clandestinamente per due volte nel Ghetto di Varsavia e nel campo di concentramento di Belzec. Nel 1943 riferisce ciò che ha visto al Ministro degli Esteri britannico e a Franklin Delano Roosvelt, descrivendo il progetto di sterminio nazista. Ma gli alleati non li credono.

Haenel riprende la storia di Karski strutturando il racconto in tre parti. Nella prima parte si descrivono le scene di Shoah, l’opera di Claude Lanzmann, che vedono il resistente polacco come protagonista; nella seconda parte si riassumono gli scritti autobiografici di Karski; la terza parte è di fantasia: il tentativo di immaginare i pensieri del testimone inascoltato, scomparso nel 2000, della Shoah.

L’opera ha provocato una reazione molto dura da parte del regista e scrittore Claude Lanzmann, che ha accusato Haenel di andare contro la verità e di aver completamente distorto la testimonianza di Karski. Dall’altra parte Haenel ha difeso il suo diritto di romanziere e scrittore nel trattare anche il tema dell’Olocausto (qui potete ripercorrere la polemica attraverso la voce degli stessi Haenel e Lanzmann, in due interviste in francese. E su Repubblica potete leggere l’intervista a Haenel per l’uscita della traduzione italiana del libro).

Ritorna dunque una vecchia questione che oppone i difensori della verità storica a tutti i costi a chi ritiene che invece anche l’immaginazione letteraria e cinematografica, specie con la fine dell’era del testimone, aiuti a mantenere viva la memoria: è moralmente accettabile allora usare la finzione su questi argomenti?

Yannick Haenel,
Il testimone inascoltato
Guanda, 2010
pagg. 163

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