Posts tagged ‘post-memoria’

20 ottobre 2015

Memorie e post-conflitto in America Latina: testimonianze, luoghi e performance

di Francesco Mazzucchelli

c33395_4267bd0ba60c4051847fe1a4889d21c7.jpg_srz_845_345_85_22_0.50_1.20_0.00_jpg_srzNel contesto del progetto MEMOSUR, venerdì 23 ottobre alle ore 10 il DIpartimento di FIlosofia e Comunicazione ospita un seminario di approfondimento sul tema della memoria collettiva traumatica in America Latina, approfondendo i temi delle testimonianze, delle performance e delle memorie dei luoghi del post-conflitto in America Latina. Ospiti della giornata saranno Norma Fatala (Universidad Nacional de Córdoba, Argentina), con un intervento intitolato Live to tell; Maria José Contreras (Universidad Catolica de Chile, Santiago) che parlerà di Corpi e memoria: una trilogia di baby-specific perfomances; Ana Clarisa Agüero (Universidad Nacional de Córdoba, Argentina / CONICET),

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9 marzo 2011

Palacinche: memorie dall’esilio giuliano-dalmata in un prezioso oggetto narrativo tra graphic novel e fotografia

di Daniele Salerno


L’esodo giuliano-dalmata è una pagina della storia italiana rimossa per decenni, insieme ai massacri delle foibe: eventi consumati all’interno della Seconda Guerra mondiale, ma a loro volta frutto di dinamiche di vendetta, rancore e di ‘regolamento dei conti’ che ci fa risalire almeno alla Prima Guerra mondiale e ai violentissimi processi di denazionalizzazione e italianizzazione delle regioni di frontiera (compresa Bolzano) abitate da tanti germanofoni e slavi a opera del regime fascista. Negli anni ’90 queste memorie di frontiera – caduta la frontiera più pesante, quella della cortina di ferro – sono riemerse dall’oblio ‘politico’ cui erano state costrette, anche dalla sinistra comunista italiana,  e sono transitate dalla dimensione privata a quella pubblica. E’ quello che è accaduto con l’istituzione della giornata del ricordo delle foibe nel calendario repubblicano, anche questa spesso strumentalizzata in chiave anti-resistenziale dai partiti post-fascisti come Alleanza Nazionale.

Una tavola di "Palacinche" - Alessandro Tota

La scorsa settimana presso lo Spazio Labò di Bologna (via Frassinago 43/2 c-d) si è aperta la mostra Palacinche, che continuerà fino al 26 marzo. Palacinche è un reportage a opera di Alessandro Tota (disegnatore) e Caterina Sansone (fotografa) che unisce il fumetto e la fotografia, ricordando nel caso di Tota lo stile  di Joe Sacco (il disegnatore che si rivolge direttamente al lettore spiegando gli eventi, mostrando carte geografiche e presentando i protagonisti della narrazione).

I due autori/protagonisti dell’opera ripercorrono a ritroso l’esodo di Elena, la madre di Caterina, in un percorso in sette tappe tra FirenzeRijeka (il nome di Fiume in croato). Elena è una esule fiumana e uno dei duecentocinquanta mila esuli dispersi  per decenni tra 109 campi profughi collocati in più parti della penisola, dove venivano accolti i rifugiati italiani fuggiti dall’Istria, dalla Dalmazia e dal Quarnaro. Questi territori dopo il 1947, con il Trattato di Pace di Parigi, furono annessi alla Jugoslavia e gli abitanti italofoni o di orgine italiana furono cacciati dal regime di Tito, che procedette di fatto a una pulizia etnica (come aveva fatto l’Italia fascista, in senso contrario, decenni prima).

L’oggetto narrativo che emerge è prezioso, e speriamo venga presto pubblicato (probabilmente nel 2012 Palacinche sarà pubblicato presso la Coconino Press – Fandango)  e possa apparire negli scaffali delle librerie accanto a oggetti narrativi simili nella bellezza dell’accostamento tra tratto grafico e fotografico: penso a Il fotografo di Guibert, Lefèvre Lemercier.

Nel caso di Palacinche siamo di fronte a due narratori che usano foto d’archivio per recuperare il passato e la storia dei profughi, e il fumetto per descrivere il presente, il percorso della protagonista sulle tracce della madre e nei luoghi dell’esodo così come sono ora. Si tratta in altre parole di un testo di post-memoria, ovvero di costruzione della memoria di un evento da parte delle generazioni successive rispetto a coloro che lo hanno vissuto, attraverso un processo di trasmissione: tipico è il caso della memoria dei figli e nipoti dei sopravvissuti allo sterminio nazista, così come per esempio è rappresentato in Maus di Art Spiegelman.

Fino ad arrivare all’ultima tappa, Rijeka, e all’insegna di un negozio che recita “Palacinche”: le palacinche sono delle tipiche frittelle istriane che la madre della protagonista cucinava quando questa era bambina. Le palacinche, come piccole madeleine proustiane, ricongiungono il vissuto infantile e privato della figlia al vissuto della madre, rendendo felice  il rituale del viaggio compiuto sui luoghi del ricordo materno. Un felice caso di post-memoria compiuto attraverso un recupero, una “riattivazione”  e messa in relazione di documenti (foto dell’epoca e d’archivio) grazie prima a una azione performativa (il viaggio) e poi narrativa, con l’unione di tratto fotografico e  grafico-fumettistico, che funge da cornice narrativa.


13 ottobre 2010

Presentazione del libro “Io non dimentico”, Bologna, Galleria Acquaderni (libreria Feltrinelli) 14 ottobre, ore 18

di Francesco Mazzucchelli

Questa sera, alle ore 18, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana di Bologna verrà presentato il libro Io non dimentico, un’iniziativa editoriale a cura della redazione bolognese di La Repubblica e pubblicato da Feltrinelli. Il libro raccoglie alcune testimonianze sulla strage di Bologna inviate dai lettori di Repubblica: racconti individuali che ci offrono una prospettiva soggettiva su quello che resta uno degli episodi più tragici e oscuri della storia del nostro paese. Le testimonianze sono introdotte da un racconto inedito di Stefano Benni a partire dal suo personale ricordo della strage. Qui lo speciale on line.

Intanto, sempre Repubblica in questi giorni sta promuovendo un documentario – prodotto dall’Associazione Pereira e Arcoiris Tv, in collaborazione coi Modena City Ramblers – in cui a parlare sono questa volta non i testimoni diretti della strage, ma le nuove generazioni: giovani bolognesi tra cui molti studenti. Le conclusioni: gran parte dei giovani sa poco o nulla di quanto successe il 2 agosto e per molti gli autori della strage furono i brigatisti rossi.

Anche il nostro centro, qualche mese fa, ha tentato una piccola ricognizione nel campo delle post-memorie (così vengono definite le memorie di chi non ha partecipato da testimone “contemporaneo” ad un determinato evento) della strage, basandosi su un campione di studenti del dipartimento di comunicazione dell’università di Bologna. Anche in questo caso, i risultati (con tutte le attenuanti del caso: la nostra indagine ha preso in considerazione un campione esiguo e non statisticamente rappresentativo) sono stati tutt’altro che confortanti, e hanno anzi messo in evidenza conoscenze storiche confuse, in certi casi al limite della fantapolitica.

Ci chiediamo: si tratta solo di ignoranza, di mancanza di interesse, di programmi scolastici arretrati? O sarebbe più corretto parlare di un disturbo collettivo della memoria, un oblio che deriva – come abbiamo più volte messo in evidenza in questo blog – dall’impossibilità di reintegrare in una narrazione collettiva una pagina di storia così densa di misteri e di segreti?

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