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17 febbraio 2011

La memoria del ’77 bolognese su Facebook: il caso delle foto di Enrico Scuro

di Daniele Salerno

Sabato 5 febbraio, Enrico Scuro ha postato su Facebook un album di fotografie intitolato I ragazzi del ’77, che il fotografo ha reso accessibile e taggabile da tutti gli utenti del social network e a cui ha fatto seguito un secondo album con lo stesso titolo.

In meno di una settimana alcune centinaia di persone si sono riconosciute e taggate (o sono state riconosciute e taggate) sulle foto di Scuro e hanno cominciato a commentarle. Nei commenti si ricostruiscono i fatti, si racconta la storia di alcune delle persone ritratte, si cerca di riconoscerne alcune, si correggono circostanze e momenti, si fa riferimento a stati d’animo ed emozioni di allora e di oggi.

Il fenomeno ha fatto così nascere una vera e propria narrazione collettiva in progress intorno a quegli eventi. Quello di Scuro sta diventando un vero e proprio piccolo caso mediatico e stamani Radio Città del Capo ha dedicato la trasmissione Angolo B ai ragazzi del ’77, intervistando il fotografo.

Bologna, Piazza VIII agosto il 25 settembre 1977 in occasione del convegno contro la repressione con Dario Fo - (© Enrico Scuro)

Le foto postate da Scuro su Facebook hanno al centro i fatti bolognesi del marzo ’77: dal punto di vista politico il ’77 è la pietra di paragone inaggirabile di ogni movimento giovanile italiano successivo, ma segna anche la fine dei movimenti giovanili degli anni Settanta, a causa della spaccatura tra sinistra storica e Nuova Sinistra. E soprattutto con l’uccisione di Francesco Lorusso, il marzo ’77 lascia una ferita che, per diversi motivi (recentemente ben analizzate in un articolo di Andrea Hajek sulla rivista Etnografia e ricerca qualitativa), non è stata mai completamente rimarginata.

La novità che ci presenta il caso di Scuro non sono le immagini, alcune già note e visibili sul web, quanto la pratica entro la quale vengono inscritte: con la possibilità di riconoscersi, taggare e  commentare, la foto diviene vera e propria superficie di inscrizione del ricordo. Attraverso il tag i soggetti si costruiscono come testimoni dell’evento e nell’affermare “Io c’ero” rivendicano un diritto a narrare, trovando nella foto un piano di autenticazione della propria storia.

Accanto alla costruzione della figura del testimone dell’evento, attraverso il tag, si assiste tuttavia a un altro fenomeno: l’appropriazione di questa memoria da parte di chi non c’era. Ci sono infatti diversi ragazzi ventenni che si sono taggati nelle foto quasi a rivendicare l’eredità ideale di quel movimento.

A questi fenomeni si legano le passioni descritte dai soggetti: ‘passioni del passato’ (la nostalgia) ma anche ‘passioni del futuro’ (la speranza). Come sappiamo la memoria è selezione di eventi che, pur riguardando il passato, sono significativi per l’immagine che la comunità ha di se stessa nel presente e per l’idea che ha del proprio futuro: commenti come “c’ero quel giorno e domenica sarò alla manifestazione contro Berlusconi” o “eravamo una folla composta quel giorno, ora siamo una mina pronta ad esplodere”, indicano la percezione di una continuità tra l’agire di allora e quello di oggi.

In questo senso Scuro nella sua intervista ha affermato che la voglia di mettere alcune foto degli anni Settanta su Facebook è venuta durante le feste di Natale del 2010, cioè pochi giorni dopo i fatti romani del 14 dicembre che da molti, secondo noi erroneamente, furono accostati ai fatti del ’77.

In questo momento, dopo aver pubblicato le sue foto, Scuro sta raccogliendo foto di altri utenti e le sta pubblicando in un nuovo album Facebook. Che si apre non con delle foto ma con delle strisce di Andrea Pazienza.

Qui la pagina di Radio Città del Capo con l’intervista a Scuro e dedicata ai ragazzi del ’77.

Qui , accedendo a Facebook, potete trovare i due album Facebook “I ragazzi del ’77” e l’album “Appendice” con le foto inviate a Scuro da altri utenti Facebook.

Infine qui, se navigate all’interno della rete dell’Università di Bologna, potete scaricare gratuitamente l’articolo di Andrea Hajek Tracce urbane di un conflitto permanente. La memoria pubblica dei fatti di marzo ’77 a Bologna, pubblicato sul numero 3 del 2010 della rivista Etnografia e ricerca qualitativa.

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18 giugno 2010

Il Giardino della Memoria: ricordare la Strage di Ustica

di Daniele Salerno

Il Museo della Memoria di Ustica con l'installazione di Christian Boltanski

Il 27 giugno del 1980, alle 9 della sera, un DC-9 Itavia con a bordo 81 persone si inabissava nel mar Tirreno tra l’Isola di Ponza e Ustica.

Bologna e l’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica si preparano quest’anno a ricordare il trentennale della strage, con una serie di iniziative che si terranno tra Piazza Maggiore, Palazzo d’Accursio e lo spazio antistante il Museo della Memoria di Ustica. Potete trovare il programma completo sul sito del Giardino della memoria.

In questi giorni la vicenda giudiziaria di Ustica – una delle più lunghe e tortuose nella storia d’Italia – ha subito ulteriori novità. E’ stato infatti riconosciuto ai familiari di tre vittime, da sempre in difficoltà nell’ottenimento di indennizzi da parte di Stato e assicurazioni, un risarcimento di più di un miliardo di euro a carico del ministero dei trasporti e del ministero della difesa per “non aver impedito l’evento”.

A tutt’oggi non abbiamo una verità giudiziaria completa sulla strage. Si sa però che l’aereo, trovatosi in uno “scenario di guerra”, fu abbattuto da un missile. La pista oggi più accreditata, anche in seguito alle dichiarazioni del 2008 di Francesco Cossiga, è che sia stato un aereo militare francese a colpire per errore il DC Itavia.

Per questo Radio Città del Capo ha avviato una sottoscrizione finalizzata all’acquisto di spazi sui giornali d’Oltralpe per lanciare la campagna ‘Qui sait, doit parler’, un appello a Sarkozy e ai francesi affinché chiunque sappia la verità sulla strage di 30 anni fa, parli.

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