Posts tagged ‘resistenza’

6 dicembre 2012

Siamo tutti antifascisti! Riflessioni sulla fine della politica

di Andrea Hajek

resistenza-4bd6dc7fb3f70-3629bDopo l’arrivo del governo tecnico di Mario Monti, gli scandali del finanziamento pubblico dei partiti, e il successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, l’entrata in scena di Matteo Renzi ha dato un’ulteriore scossa alla politica italiana. Sempre di più c’è l’impressione che l’ideologia stia scomparendo:

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28 ottobre 2011

Museo Diffuso della Resistenza di Torino: a rischio le attività per il 2012

di Daniele Salerno

ll Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino è una realtà museale assolutamente unica in Italia. La mostra permanente ripercorre infatti la storia d’Italia dagli ultimi anni della dittatura fascista fino al referendum e alla promulgazione della carta costituzionale, coniugando in maniera originale ed efficace la dimensione “documentaria” a quella “emotiva” e usando sapientemente strumenti multimediali e interattivi.

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14 gennaio 2011

C’è manuale e manuale: se i libri di storia non hanno fatto ancora i conti con i mass media

di Daniele Salerno

Dal fumetto Tex ideato da Gian Luigi Bonelli e pubblicato da Sergio Bonelli Editore

Dal fumetto Tex ideato da Gian Luigi Bonelli e pubblicato da Sergio Bonelli Editore

Il manuale di storia è uno degli strumenti principali dell’attività didattica per l’insegnamento della storia. Sulla scrittura, la costruzione e l’efficacia del testo di divulgazione storica per le scuole secondarie si è concentrato l’ottimo lavoro di analisi cominciato nel 2006 di nove storici che operano all’interno degli Istituti Storici della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Regione Emilia Romagna. Il risultato di questa ricerca è ora pubblicato nel libro “C’è manuale e manuale. Analisi dei libri di storia per la scuola secondaria” (Sette Città 2010).

La prima ottima mossa di questo gruppo di lavoro è smontare il mito del  feticcio manualistico, probabilmente retaggio di una visione ottocentesca di intendere la scrittura e il lavoro storico (su questo è illuminante la storia della storiografia moderna tracciata da Giancarlo Angelozzi in “Introduzione allo studio della storia moderna” di Paolo Prodi). Il manuale di storia oggi è uno strumento, seppure importante, di una didattica divenuta ormai complessa e che deve utilizzare necessariamente fonti, strumenti e materiali diversi dalla scrittura e dal documento scritto e che necessitano di quelle che gli autori chiamano pratiche laboratoriali.

L’analisi, come viene spiegata nell’ottima e rigorosa sezione dedicata all’esplicitazione della griglia d’analisi e delle metodologie impiegate, si articola in tre parti: dati identificativi, struttura del manuale e analisi del testo quantitativa e qualitativa. L’ultimo punto si articola a sua volta in due punti: qualità della scrittura e della documentazione e griglia d’analisi per le tematiche sensibili. Le tematiche sensibili riguardano il passato recente, spesso al centro di contese politiche e storiografiche. Si tratta della Resistenza, della Shoah e delle leggi razziali italiane, delle foibe e del terrorismo.

Il quadro che ne esce è secondo gli storici di sufficiente correttezza e approfondimento storiografico rispetto ai venti manuali storici analizzati, con in particolare una carenza strutturale sulla quale mi soffermo: l’uso delle immagini.

L’immagine, nelle analisi effettuate, risulta avere nei manuali un scopo meramente esornativo e di abbellimento del testo. La squalifica della dimensione e dell’importanza dell’immagine come fonte e documento (e non semplice abbellimento del testo) è dimostrata dalle didascalie approssimative, errate o mancanti.

Questo tipo di uso dell’immagine nel testo è retaggio dell’erroneo ‘paradigma mimetico’ dell’immagine fotografica, televisiva e cinematografica. Secondo questo paradigma l’immagine rappresenta la realtà senza mediazioni e senza la necessità di processi interpretativi e cognitivi sull’oggetto, e dunque non richiede, come il documento scritto del passato, una educazione alla lettura e alla interpretazione. Parlo in particolare dell’immagine fotografica, televisiva e cinematografica perché su questa, più che su altre, l’assunto “immagine=realtà” è così persuasivo da risultare di difficile superamento.

Se consideriamo che la storia del XX secolo è in formato massmediatico, allora la carenza non può che essere grave. A giovani studenti e studentesse devono essere forniti gli strumenti per leggere e interpretare le immagini e per sviluppare uno spirito critico verso l’immagine fotografica, televisiva e cinematografica. 

In altri termini gli studenti devono imparare a interpretare e studiare una foto di Bresson o di Leibovitz, le foto della guerra in Vietnam, un film di Spielberg, una trasmissione televisiva o i reportage di guerra quanto di saper leggere e interpretare i documenti scritti.

Questo servirà loro non solo per imparare meglio la storia del XX secolo, ma anche per utilizzare il mezzo televisivo e la Rete (in vista anche di una ‘educazione a internet’) avendo degli strumenti per interpretare, filtrare e anche discernere le informazioni attendibili dalle ricostruzioni aberranti e con un’adeguata consapevolezza critica di come viene costruita un’immagine, di come circola e di come costruisce la stessa realtà sociale e il suo stesso spettatore.

C’è manuale e manuale
Analisi dei libri di storia per la scuola secondaria
a cura di Lidia Gualtiero, Gian Luigi Melandri, Francesco Monducci
Maria Paola Morando, Davide Pizzotti, Giulia Ricci, Marinella Sarti,
Cinzia Venturoli, Paola Zagatti
Sette Città, Viterbo
p. 130

17 ottobre 2010

Ad Alta Voce, poeti scrittori e attori leggono in pubblico per tutta la città

di Francesco Mazzucchelli

 

L'installazione di Roversi a Palazzo d'Accursio (da la Repubblica on line)

 

Si è conclusa ieri la fase bolognese di Ad Alta Voce, la “maratona di lettura” organizzata da Coop Adriatica (in collaborazione con i  Comuni di Bologna, Cesena, Venezia ed altre istituzioni) che si propone di “portare i libri fuori dagli scaffali” affinché vengano letti (e ascoltati) in diversi luoghi simbolici della città

L’edizione di quest’anno – dal titolo emblematico “Memorabile 2010” – era dedicata al tema della memoria storica: scrittori, poeti e protagonisti della vita civile si sono avvicendati nella lettura di pagine di Calamandrei, Brecht, Gramsci, Pavese, Arendt e altri. I brani sono stati letti in undici diversi luoghi di Bologna che rivestono tutti un significato particolare nella memoria collettiva di questa città. Dalle finestre di palazzo d’Accursio, ad esempio, dove si trova il sacrario dei caduti per la resistenza, sono state  srotolate le “lenzuola della memoria”, un’installazione di Roberto Roversi con poesie e brani tratti dalle lettere di partigiani condannati a morte. Performance di lettura anche alla Stazione e al museo di Ustica. Tra i “lettori”, nomi come Mario Dondero, Loriano Macchiavelli, Franco La Torre, Carlo Lucarelli, Stefano Tassinari, Paola Bonora e tanti altri.

Gli appuntamenti continuano il 22 e 23 ottobre, questa volta a L’Aquila, dove la manifestazione si sposterà con l’obiettivo di riportare sotto gli occhi dei media le difficoltà della vita quotidiana nella città abruzzese devastata dal terremoto.

20 agosto 2010

Il ricordo dopo l’oblio: la memoria di Sant’Anna di Stazzema

di Daniele Salerno
Qualche giorno fa a Sant’Anna di Stazzema si sono ricordati i 66 anni dalla strage che uccise centinaia di persone (il numero non è stato mai precisato ma oscilla tra le 300 e le 560 vittime) nel primo eccidio eliminazionista nazista, precedendo di alcune settimane quello ancor più sanguinoso di Monte Sole.Il 12 agosto 1944, alle prime luci del giorno, l’esercito tedesco entrò nel paesino toscano e massacrò ciecamente e brutalmente donne, anziani e bambini. Da allora, per decenni, tutti si sono interrogati sui motivi di quella efferatezza: il paese non era collocato in un luogo strategico, tanto da essere stato scelto da molti sfollati delle aree attorno come luogo di rifugio, e si era caratterizzato per una condotta piuttosto pacifica.

Caterina Di Pasquale, una giovane antropologa della memoria, ci restituisce un’ottima – perché scritta in maniera eccellente e risultato di una ricerca condotta con rigore metodologico e con evidente passione – ricostruzione della memoria di quell’evento. Diremmo che si tratta di un libro di storia (orale soprattutto) della memoria, cioè di una ricostruzione di come quell’evento sanguinoso sia caduto nell’oblio per poi venir recuperato negli anni Novanta, proiettato sulla scena della memoria e della politica nazionale e internazionale. Di Pasquale ricostruisce la memoria dell’evento nei sei capitoli del libro, definendone le diverse fasi. Lo fa interrogando direttamente i testimoni di quei fatti e andando ad analizzare e ricostruire i documenti.Ne viene fuori l’analisi – fatta con grande sensibilità e partecipazione – del processo di elaborazione del lutto e del trauma che colpisce i superstiti (racconti che richiamano molto le immagini del film di Giorgio Diritti L’uomo che verrà). L’inspiegabilità dell’evento produce una memoria divisa, come spesso accade ed è accaduto nei casi delle stragi nazi-fasciste della Seconda guerra mondiale (come ha ben spiegato, tra gli altri, Paolo Pezzino nelle sue ricerche), soprattutto per quanto riguarda, paradossalmente, l’individuazione dei colpevoli: da una parte c’è chi ritiene che fu l’azione irresponsabile dei partigiani con i loro attacchi ai tedeschi, sul limite della linea gotica, a scatenarne la furia; dall’altra parte c’è chi riteneva i tedeschi i soli responsabili dei fatti e che per l’efferatezza dell’evento non occorreva spiegazione se non l’alto livello di nazistizzazione dei reparti interessati.

La frattura interna a Sant’Anna riproduceva la frattura che si registrava a livello nazionale: chi cercava di smontare il discorso storico resistenziale si opponeva a chi cercava di renderlo fondativo per la neonata Repubblica. Nel frattempo però la Guerra Fredda bloccava a livello istituzionale la possibilità di indicare chiaramente nei tedeschi i responsabili dell’eccidio, comportando una tale ammissione un indebolimento delle linee di politica estera adottate dai primi governi repubblicani (la scelta della NATO e il sostegno del riarmo della Germania Ovest in chiave anti-comunista).E’ solo quando l’equilibrio della Guerra Fredda, insieme alle narrazioni del passato a cui essa ha costretto, comincia a sfaldarsi che la storia di Sant’Anna può uscire allo scoperto, anche con una revisione della vicenda giudiziaria. La “scoperta” dell’armadio della vergogna, 625 fascicoli archiviati a Palazzo Cesi e riguardanti i massacri nazi-fascisti, e la riapertura del caso giudiziario permette di fare luce sulla strage, individuando i reali colpevoli (alcuni ancora in vita).

Verrà poi il film di Spike Lee, Miracolo a Sant’Anna, e soprattutto alcune infelici dichiarazioni e interviste del regista americano, a rimettere nuovamente in discussione le verità giudiziarie e storiografiche raggiunte, riproponendo luoghi comuni ormai superati. Un fatto negativo che tuttavia riflette la transizione dei fatti di Sant’Anna dalle memorie private dei suoi testimoni diretti all’arena pubblica e alla memoria di una intera collettività.Caterina Di Pasquale,
Il ricordo dopo l’oblio
Donzelli editore 2010
pagg. X-184

1 luglio 2010

Revisionismo e storia d’Italia: l’oblio sui crimini dell’Italia coloniale

di Daniele Salerno

La raccolta La storia negata a cura Angelo Del Boca è una panoramica sul revisionismo in Italia e su come questo fenomeno caratterizzi ormai vari periodi della storia d’Italia. Del Boca, nella sua introduzione, fa una carrellata del fenomeno analizzando alcuni testi e personalità chiave del revisionismo: Renzo De Felice, Indro Montanelli, Giampaolo Pansa e Bruno Vespa, solo per ricordarne alcuni.

Mi concentro in particolare su un periodo da sempre misconosciuto nei libri di storia: la vicenda coloniale italiana. L’opera di rimozione riguarda trecentomila etiopici uccisi durante la guerra coloniale e i campi di concentramento italiani in Etiopia e Libia (dove il 7 ottobre si festeggia il giorno della vendetta contro gli italiani), vero e proprio laboratorio della Soluzione Finale nazista. Né la retorica degli “italiani brava gente” né l’opera revisionista di alcuni storici, bastano a spiegare da soli casi di oblio o di forte distorsione di fatti e responsabilità.

Con l’istituzione nel 1952 del Comitato per la documentazione dell’opera dell’Italia in Africa – composta soprattutto da  ex governatori e amministratori delle colonie sotto il regime fascista – e la pubblicazione con il fregio della Repubblica italiana dell’opera in cinquanta volumi Italia in Africa, si effettuò una vera e propria operazione di revisionismo di stato cancellando o distorcendo gravemente la storia dei crimini commessi dall’Italia nella sua corsa per un “posto al sole”.

Sulla storia del colonialismo italiano si concentra nel suo saggio Nicola Labanca. Mario Isnenghi analizza il revisionismo sul periodo risorgimentale, mentre Nicola Tranfaglia, Giorgio Rochat e Mimmo Franzinelli si soffermano sui revisionismi che interessano il periodo fascista. Lucia Ceci approfondisce la storia del rapporto Italia-Vaticano, mentre Enzo Collotti analizza le tesi negazioniste sulla Shoah.

Aldo Agosti, Giovanni De Luna e Angelo d’Orsi riferiscono sul secondo dopoguerra e su una questione di pesante attualità: la memoria della Resistenza, il patto costituente e il conseguente attacco alla Costituzione.

Una lettura che in questo periodo, e con l’avvicinarsi dei 150 dell’Unità d’Italia, ci pare di stringente attualità.

La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico

a cura di Angelo Del Boca
Saggi di Mario Isnenghi, Nicola Labanca, Nicola Tranfaglia, Giorgio Rochat, Lucia Ceci, Mimmo Franzinelli, Enzo Collotti, Aldo Agosti, Giovanni De Luna, Angelo d’Orsi.
Neri Pozza 2009
pag 384
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