Posts tagged ‘storia’

20 aprile 2016

Convegno su “Musei, Traumi, Memorie del Novecento”, Bologna, 3-4 maggio

di Centro TraMe

 Schermata 2016-04-20 alle 13.07.47.JPGNegli ultimi decenni si è sviluppato un vivace dibattito sul modo in cui i musei rappresentano genocidi ed eventi traumatici, e sul ruolo attivo che assumono nelle politiche della memoria. Queste due giornate di studio hanno lo scopo di promuovere una riflessione più specifica su cinque blocchi tematici: la costruzione di nuovi musei in Medio Oriente e la riflessione sull’Olocausto, ma anche sulla storia ebraica, a partire dal nuovo museo di Varsavia; il complesso rapporto tra istituzione museale e altri luoghi della memoria e paesaggi traumatici più radicati sul luogo degli eventi;

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20 ottobre 2015

Memorie e post-conflitto in America Latina: testimonianze, luoghi e performance

di Francesco Mazzucchelli

c33395_4267bd0ba60c4051847fe1a4889d21c7.jpg_srz_845_345_85_22_0.50_1.20_0.00_jpg_srzNel contesto del progetto MEMOSUR, venerdì 23 ottobre alle ore 10 il DIpartimento di FIlosofia e Comunicazione ospita un seminario di approfondimento sul tema della memoria collettiva traumatica in America Latina, approfondendo i temi delle testimonianze, delle performance e delle memorie dei luoghi del post-conflitto in America Latina. Ospiti della giornata saranno Norma Fatala (Universidad Nacional de Córdoba, Argentina), con un intervento intitolato Live to tell; Maria José Contreras (Universidad Catolica de Chile, Santiago) che parlerà di Corpi e memoria: una trilogia di baby-specific perfomances; Ana Clarisa Agüero (Universidad Nacional de Córdoba, Argentina / CONICET),

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15 giugno 2015

“The forensic turn in Holocaust studies”: a workshop in Vienna

di Francesco Mazzucchelli

Einladung-Forsenic-TurnL’Istituto Viennese Wiesenthal per le Ricerche sull’Olocausto organizza un workshop internazionale, il prossimo 25 e 26 giugno presso il Bruno Kreisky Forum für internationalen Dialog, sul tema The Forensic Turn in Holocaust Studies? (Re-)Thinking the Past Through Materiality.

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14 maggio 2015

La riabilitazione di Draza Mihailovic. Quando la storia si scrive nelle aule di giustizia

di Francesco Mazzucchelli
Nazionalisti serbi

Nazionalisti serbi

Si è concluso in questi giorni a Belgrado un singolare processo che farà ancora discutere a lungo in Serbia, e che tocca da vicino il tema del rapporto tra verità giuridiche e verità storiche. Imputato del processo, celebrato per forza di cose in contumacia (una sorta di “sinodo del cadavere” all’inverso) il generale Dragoljub Draza Mihailovic,

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4 febbraio 2014

Seminario con Giovanni De Luna: “Le vite raccontate dall’Archivio di Stato”

di Daniele Salerno

ImageGiovedì 13 febbraio dalle ore 16 presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna (via Marsala, 26) il prof. Giovanni De Luna (Università di Torino), terrà un seminario dal titolo Fonti, archivi, interpretazione, dimostrazione. Esempi di ricerca. Le vite raccontate dall’Archivio di Stato. L’incontro è parte del ciclo seminariale interdottorale Dimostrare, argomentare e confutare nell’ambito delle scienze umane

Giovanni De Luna insegna storia contemporanea all’Università di Torino. E’ autore di diverse monografie. Ricordiamo tra le più recenti: Una politica senza religione (Einaudi, 2013), La Repubblica del dolore (Feltrinelli, 2011), Le ragioni di un decennio (Feltrinelli, 2009).

22 agosto 2011

Triste, solitario y final: la storia d’Italia in bicicletta nell’ultimo libro di John Foot

di Daniele Salerno

Fausto Coppi e Gino Bartali al Tour de France del 1952 ritratti da Carlo Martini

Se ne potrebbe disquisire per pagine e pagine, ma il racconto di questa foto ruota sempre attorno alla stessa domanda: chi passò la borraccia a chi? La foto scattata da Carlo Martini al Tour de France del 1952 ritrae uno dei più potenti miti italiani: il duo Coppi-Bartali. Il ciclismo è stato per decenni una macchina per produrre miti nazionali, fino a quando il doping non ha confuso gli allenatori con i medici sportivi, i regolamenti di gara con il codice penale e la cronaca sportiva con quella giudiziaria.

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9 giugno 2011

Seminario su Periodizzazione e Storia a San Marino

di Centro TraMe

La Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino, nell’ambito delle attività del Dottorato di ricerca in Scienze Storiche, organizza una serie di lezioni aperte anche ad interessati e cultori della materia sul tema Periodizzazione e Storia.

Giovedì 9 e venerdì 10 giugno (Antico Monastero di Santa Chiara), in collaborazione con il Centro di studi sulla memoria dell’Università degli Studi di San Marino, si svolgeranno le lezioni su Tecniche e saperi della memoria. Intorno al fondo Young e, sabato 11 giugno, alle ore ore 10.00, Lectures on Memory:  Memoria e Storia; interverranno Umberto Eco, Robert Damien, Walter Tega.

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1 novembre 2010

Anne Lister: il ritorno dall’oblio di una sorella di Shakespeare

di Daniele Salerno

Al terzo giorno della rassegna Soggettiva, Anne Lister è ormai divenuta una delle protagoniste del festival Gender Bender: migrando dalla fiction BBC al documentario The real Anne Lister (Matthew Hill, 2010), la figura ha assunto spessore storico e fascino e soprattutto si conferma come un caso interessante di studio.

Il documentario ha al centro soprattutto l’avventura, lunga due secoli, dei diari della donna. Anne Lister (1791-1840) vive negli anni della Reggenza (quelli che precedono il periodo vittoriano) e il suo diario ha dimensioni notevoli (quattro milioni di parole), divenendo oggi di fatto uno dei documenti più importanti sull’Inghilterra dei primi anni della Rivoluzione industriale. Parte dei suoi diari è scritta in codice: si tratta soprattutto delle parti relative alle sue relazioni sentimentali e sessuali con diverse donne dello Yorkshire. Morta in Russia per una puntura di zecca, i suoi diari restano chiusi per anni nella dimora della famiglia Lister, finché negli anni Trenta (mentre in Inghilterra è vivo lo scandalo per la pubblicazione del romanzo lesbico Il pozzo della solitudine) il suo discendente John Lister, non li trova. John Lister chiede a un suo amico di decifrare il diario e ciò che ne viene fuori è l’identità lesbica dell’antenata: John Lister è omosessuale in un periodo in cui essere gay è reato e in cui le spiegazioni genetiche dell’omosessualità sono le più accreditate. Lister decide di chiudere i diari nei sotterranei della dimora di famiglia e di tenerli lontani da occhi indiscreti.

I diari torneranno fuori nel 1960. Anche in questo caso però il diario viene occultato e la sua pubblicazione vietata: la municipalità di Halifax ritiene il testo un’onta per la città. Bisognerà aspettare gli anni Ottanta quando dopo decenni di studio le ricercatrici Reynolds e Vickery non decritteranno tutto il testo e lo daranno alle stampe.

Le pagine della Lister rappresentano il controcanto alle educazioni sentimentali fatte di “sentimental friendships” di Jane Austen e delle conterranee (e altrettanto sfortunate) sorelle Bronte. Ma rappresentano anche un documento prezioso per comprendere due aspetti che abbiamo già evidenziato nella recensione della fiction: l’uso del linguaggio per gay e lesbiche in società in cui non c’è possibilità di esprimere e vivere i propri desideri e soprattutto un esempio incredibilmente eloquente sui processi di costruzione della memoria culturale.

Sul lato del linguaggio, come si dice in un passaggio del documentario, siamo di fronte per la cultura lesbica a una stele di Rosetta, cioè a un testo che può illuminare e fare da traduzione rispetto a fenomeni da sempre rimasti in ombra: l’educazione sentimentale, la crescita e la consapevolezza (o la mancanza di consapevolezza) rispetto alla propria identità di lesbica di scrittrici e artiste.

Sul lato della memoria culturale il caso dei diari di Anne Lister è uno straordinario esempio di oblio e recupero dei testi come spiegato da Aleida Assman Umberto Eco: esistono nella cultura dei filtri (la censura e l’autocensura prima di tutto o i meccanismi istituzionali del segreto) che respingono testi e testimonianze del passato nell’ombra degli archivi e a un passo dall’oblio definitivo (i diari di Anne Lister stavano per essere dati alle fiamme dal suo discendente John e oggi, se questo fosse avvenuto, non staremmo qui a parlarne). Ci sono dei momenti storici in cui questi filtri richiamano questi testi dal passato e li inseriscono in una narrazione, facendoli rientrare nella memoria culturale di un’epoca: è il caso di Anne Lister (ma forse quest’anno è stato anche il caso di Ipazia, con il film di Alejandro Amenabar).

Come ha detto nell’introduzione al film la ricercatrice Maria Micaela Coppola riprendendo un famoso passaggio di Una stanza tutta per sè di Virginia Woolf, siamo di fronte a una delle sorelle di Shakespeare dimenticate dalla storia a cui d’un tratto viene ridata voce. Nel caso di Anne Lister grazie a una identità lesbica culturalmente e storicamente definitasi lungo il XX secolo. Esistono probabilmente molte Anne Lister consegnate definitivamente all’oblio, di cui non sapremo nulla. E molte sono forse le voci zittite tra le righe del canone. O più semplicemente esiste un silenzio della critica su artiste lesbiche o poetesse che noi, nel presente, potremmo rompere (segnalo sull’argomento l’articolo di Cecilia Bello Minciacchi Femminile resistente. La poesia delle donne oggi sul numero 3 di alfabeta2)

1 luglio 2010

Revisionismo e storia d’Italia: l’oblio sui crimini dell’Italia coloniale

di Daniele Salerno

La raccolta La storia negata a cura Angelo Del Boca è una panoramica sul revisionismo in Italia e su come questo fenomeno caratterizzi ormai vari periodi della storia d’Italia. Del Boca, nella sua introduzione, fa una carrellata del fenomeno analizzando alcuni testi e personalità chiave del revisionismo: Renzo De Felice, Indro Montanelli, Giampaolo Pansa e Bruno Vespa, solo per ricordarne alcuni.

Mi concentro in particolare su un periodo da sempre misconosciuto nei libri di storia: la vicenda coloniale italiana. L’opera di rimozione riguarda trecentomila etiopici uccisi durante la guerra coloniale e i campi di concentramento italiani in Etiopia e Libia (dove il 7 ottobre si festeggia il giorno della vendetta contro gli italiani), vero e proprio laboratorio della Soluzione Finale nazista. Né la retorica degli “italiani brava gente” né l’opera revisionista di alcuni storici, bastano a spiegare da soli casi di oblio o di forte distorsione di fatti e responsabilità.

Con l’istituzione nel 1952 del Comitato per la documentazione dell’opera dell’Italia in Africa – composta soprattutto da  ex governatori e amministratori delle colonie sotto il regime fascista – e la pubblicazione con il fregio della Repubblica italiana dell’opera in cinquanta volumi Italia in Africa, si effettuò una vera e propria operazione di revisionismo di stato cancellando o distorcendo gravemente la storia dei crimini commessi dall’Italia nella sua corsa per un “posto al sole”.

Sulla storia del colonialismo italiano si concentra nel suo saggio Nicola Labanca. Mario Isnenghi analizza il revisionismo sul periodo risorgimentale, mentre Nicola Tranfaglia, Giorgio Rochat e Mimmo Franzinelli si soffermano sui revisionismi che interessano il periodo fascista. Lucia Ceci approfondisce la storia del rapporto Italia-Vaticano, mentre Enzo Collotti analizza le tesi negazioniste sulla Shoah.

Aldo Agosti, Giovanni De Luna e Angelo d’Orsi riferiscono sul secondo dopoguerra e su una questione di pesante attualità: la memoria della Resistenza, il patto costituente e il conseguente attacco alla Costituzione.

Una lettura che in questo periodo, e con l’avvicinarsi dei 150 dell’Unità d’Italia, ci pare di stringente attualità.

La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico

a cura di Angelo Del Boca
Saggi di Mario Isnenghi, Nicola Labanca, Nicola Tranfaglia, Giorgio Rochat, Lucia Ceci, Mimmo Franzinelli, Enzo Collotti, Aldo Agosti, Giovanni De Luna, Angelo d’Orsi.
Neri Pozza 2009
pag 384
25 maggio 2010

Storico e testimone: il libro di Giovanni De Luna

di Daniele Salerno
Il nuovo libro di Giovanni De Luna, Le ragioni di un decennio. 1969-1979 Militanza, violenza, sconfitta, memoria, è un oggetto piuttosto particolare. Abbiamo tra le mani il libro di uno degli storici contemporaneisti italiani più importanti, ma anche il racconto di un testimone, militante di Lotta continua, che nel ricostruire quegli anni riflette su un pezzo della propria vita personale.In questo l’opera di De Luna si inserisce in una tradizione storiografica sull’Italia contemporanea che “è vissuta soprattutto come autobiografia” (pensiamo anche a Il giudice e lo storico di Carlo Ginzburg).

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