Posts tagged ‘strage’

5 ottobre 2013

Lutto nazionale: come il Paese si autoassolve

di Daniele Salerno

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Il lutto, dice il dizionario, è il dolore straziante provocato dalla morte di una persona cara. Il lutto nazionale è il costituirsi della comunità come soggetto di memoria e il vivere la perdita di vite umane come una “tragedia nostra”. Judith Butler ha ben mostrato come il potere divida le morti in “degne di lutto” e “non degne di lutto”.

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21 luglio 2013

La strage di via D’Amelio: Palermo ricorda Borsellino

di Laura Guttilla

Il 19 luglio è stato, per i palermitani, il giorno della memoria, anche se la città gode di un infelice primato: anche il 23 maggio è il giorno della memoria e in entrambe le date, tristemente note al mondo intero,  si celebra il ricordo di due giudici – Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – uccisi dalla mafia.

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27 maggio 2011

La memoria scomoda di Ustica

di Francesco Mazzucchelli

I resti del DC-9 e l'installazione di Boltanski al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna

Ha fatto molto discutere, in questi giorni, la scelta del Museo di Ustica di Bologna di ritirare i depliant messi a disposizione dei visitatori dell’esposizione che comprende i resti del DC9 precipitato con 81 persone a bordo il 27 luglio del 1980 e un’installazione permanente di Christian Boltanski.

La decisione, presa in realtà dal commissario straordinario Anna Maria Cancellieri del Comune di Bologna pochi giorni prima dell’insediamento del nuovo sindaco Valerio Merola, arriva dopo la querela per diffamazione presentata dal generale Lamberto Bartolucci, capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica ai tempi della strage.

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13 ottobre 2010

Presentazione del libro “Io non dimentico”, Bologna, Galleria Acquaderni (libreria Feltrinelli) 14 ottobre, ore 18

di Francesco Mazzucchelli

Questa sera, alle ore 18, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana di Bologna verrà presentato il libro Io non dimentico, un’iniziativa editoriale a cura della redazione bolognese di La Repubblica e pubblicato da Feltrinelli. Il libro raccoglie alcune testimonianze sulla strage di Bologna inviate dai lettori di Repubblica: racconti individuali che ci offrono una prospettiva soggettiva su quello che resta uno degli episodi più tragici e oscuri della storia del nostro paese. Le testimonianze sono introdotte da un racconto inedito di Stefano Benni a partire dal suo personale ricordo della strage. Qui lo speciale on line.

Intanto, sempre Repubblica in questi giorni sta promuovendo un documentario – prodotto dall’Associazione Pereira e Arcoiris Tv, in collaborazione coi Modena City Ramblers – in cui a parlare sono questa volta non i testimoni diretti della strage, ma le nuove generazioni: giovani bolognesi tra cui molti studenti. Le conclusioni: gran parte dei giovani sa poco o nulla di quanto successe il 2 agosto e per molti gli autori della strage furono i brigatisti rossi.

Anche il nostro centro, qualche mese fa, ha tentato una piccola ricognizione nel campo delle post-memorie (così vengono definite le memorie di chi non ha partecipato da testimone “contemporaneo” ad un determinato evento) della strage, basandosi su un campione di studenti del dipartimento di comunicazione dell’università di Bologna. Anche in questo caso, i risultati (con tutte le attenuanti del caso: la nostra indagine ha preso in considerazione un campione esiguo e non statisticamente rappresentativo) sono stati tutt’altro che confortanti, e hanno anzi messo in evidenza conoscenze storiche confuse, in certi casi al limite della fantapolitica.

Ci chiediamo: si tratta solo di ignoranza, di mancanza di interesse, di programmi scolastici arretrati? O sarebbe più corretto parlare di un disturbo collettivo della memoria, un oblio che deriva – come abbiamo più volte messo in evidenza in questo blog – dall’impossibilità di reintegrare in una narrazione collettiva una pagina di storia così densa di misteri e di segreti?

12 ottobre 2010

Un memoriale per i caduti di pace? Riflessioni a margine di una proposta

di Daniele Salerno

 

Il memoriale per gli attentati del 7 luglio 2005 a Londra

 

Il 17 settembre del 2009, in seguito alla morte di sei paracadutisti italiani in un attentato a Kabul, il Sole 24 ore lanciò un concorso informale tra architetti e artisti per la costruzione di un memoriale italiano per i caduti di pace. A quella proposta aderirono una trentina di firme con altrettanti schizzi per un progetto possibile.

La proposta del Sole 24 Ore è meritevole d’attenzione in particolare perché pone due ordini di problemi. Primo:  un problema di definizione rispetto a ciò che chiamiamo “missione di pace” e rispetto a ciò che oggi chiamiamo “guerra”. Secondo: il memoriale mette in forma e rende visibile due soggetti, colui che viene ricordato e colui che ricorda. Allora: chi sono i caduti di pace? La comunità nazionale si definisce in questi casi come comunità di ricordo, ma in che modo? Quale idea abbiamo di nazione? Che vuol dire, in questi casi, “unità nazionale” ed essere “cittadino italiano”?

I monumenti, i memoriali e le statue non sono semplicemente opere architettoniche e artistiche di abbellimento delle città: quando un esercito conquista il paese avversario la prima cosa a cadere, come ci insegna l’ultima guerra in Iraq, è la statua del capo dello stato nemico. Se ritorniamo al nostro paese e all’oltraggio al memoriale per Falcone e Borsellino di quest’estate, possiamo vedere quanto colpire un monumento o un memoriale continui a essere un atto simbolico forte. Ricordiamo ancora i fatti bolognesi: una semplice lapide apposta dall’Unesco alla stazione di Bologna nel luogo dell’esplosione del 2 agosto, dichiarato quest’estate luogo simbolo di pace, ha causato polemiche e proteste perché in essa  la strage della stazione viene definita “terroristica” e non “fascista”. Si discute oggi se e come togliere quella lapide e sostituirla: nuovo capitolo sui modi, non ancora condivisi, di ricordare quella strage.

Se un monumento o un memoriale è il luogo in cui prendono forma e visibilità i valori comuni di un soggetto collettivo (la nazione o la città in questi casi), la sua costruzione è prima di tutto una negoziazione sui principi che ispirano la vita collettiva e una condivisione della memoria della comunità. Le statue e i monumenti che hanno più di recente trovato posto nelle piazze italiane facendo molto parlare la stampa sono dedicate a personaggi famosi (Manuela Arcuri) o a precise categorie di lavoratori (per esempio il monumento al camionista o alla lavandaia a Bologna). Al dissolversi di un tessuto di valori comuni condivisi corrisponde così una caduta progettuale.

1 agosto 2010

La strage di Bologna: una memoria divisa a trent’anni dalla strage

di Daniele Salerno

Una delle immagini simbolo del 2 agosto 1980

Domani a Bologna si commemoreranno i 30 anni della strage della stazione. L’atto terroristico, compiuto da Francesca Mambro e Valerio Fioravanti membri del gruppo neofascista NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), costò la vita a 85 persone e ne ferì altre 200. Si trattò del più grave e sanguinoso atto terroristico della storia d’Italia. A oggi non è ancora stata fatta piena luce su quell’evento.

Abbiamo discusso diverse volte in questo blog della difficoltà che le commemorazioni delle stragi hanno incontrato negli ultimi trent’anni. E lo abbiamo fatto anche in un incontro pubblico organizzato presso la sede del Centro TRAME il 5 maggio scorso.

Gli eventi degli ultimi mesi  hanno  messo a nudo in maniera ancora più forte i problemi relativi al fare memoria delle stragi e in particolare di quelle bolognesi: la strage dell’Italicus (6 agosto 1974), la strage di Ustica (27 giugno 1980), la strage di Bologna (2 agosto 1980) e la strage di Natale (23 dicembre 1984). Queste quattro stragi sono al centro della costruzione identitaria stessa della città come rivela l’allestimento della mostra fotografica organizzata a Palazzo d’Accursio dove la storia per immagini della città tra il 1974 e il 1981 ha al suo centro il cuore tragico di quegli anni: le tre stragi di matrice neofascista ai treni e la strage di Ustica, che investe molto probabilmente un problema più complessivo di sovranità nazionale.

Questi quattro eventi, nella diversità dei protagonisti coinvolti e del momento storico in cui avvengono, interrogano la tenuta stessa delle nostre istituzioni e la loro natura democratica. Se la democrazia è trasparenza, il segreto di stato che avvolge le stragi non permette di capire e ricostruire ciò che veramente accadde in quei giorni.

Come fare memoria di un segreto?
E come rendere questa memoria, una volta chiarita e resa versione accertata dei fatti dalla magistratura e dagli storici, condivisa? Si evidenzia qui la stretta relazione tra l’azione del fare insieme memoria, il problema della verità e quello della giustizia.

Per la strage di Bologna quest’anno si è fatto un ulteriore passo indietro rispetto la costruzione di una memoria condivisa dell’evento. La cerimonia è infatti stata modificata separando il momento di commemorazione istituzionale, che si terrà alle 8:30 nell’aula del Consiglio Comunale di Bologna, da quello popolare, che si terrà come di consueto in Piazza Medaglie d’oro. A questo si è aggiunto il rifiuto del governo a mandare un ministro a commemorare la strage, per evitare i fischi che ormai ogni anno accoglievano il rappresentante dell’esecutivo.

Si rimanda al programma completo delle commemorazioni. E si segnala la mostra fotografica Io sono testimonianza presso Sala Borsa dove, attraverso una serie di dittici, alcuni sopravvissuti offrono il loro racconto dell’evento.

Di seguito il trailer di 10:25, un cortometraggio sulla memoria della strage opera degli studenti di Scienze della Comunicazione e di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna.

16 luglio 2010

Lo squarcio della stazione di Bologna monumento UNESCO per la Pace

di Daniele Salerno

Lo squarcio della sala d'attesa visto dal primo binario.

Ieri sera presso il Circolo Pavese si è tenuta la presentazione del documentario L’estate spezzata. A trent’anni dalla strage del 2 agosto 1980 di Vittorio Pastanella e Francesca Mozzi. Il documentario propone una serie di interviste ai sopravvissuti della strage e ai familiari delle vittime, una breve ricostruzione della tortuosa vicenda giudiziaria sulla strage con il racconto di Libero Mancuso e una testimonianza su quei giorni dell’allora sindaco di Bologna Renato Zangheri.

Nel dibattito che ha seguito la proiezione, Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione parenti delle vittime, ha annunciato che il 26 luglio alla stazione di Bologna si terrà una cerimonia con la quale lo squarcio e la lapide della sala d’attesa saranno dichiarati monumento UNESCO simbolo di pace.

Il riconoscimento UNESCO rientra nel programma Heritage for a Culture of Peace lanciato dall’agenzia ONU nel 2000 insieme al Decennio internazionale di promozione di una cultura della non violenza e della pace a profitto dei bambini del mondo (2001-2010). L’UNESCO riconosce così il messaggio simbolico e universale di un luogo sentito come proprio dalla città e che testimonia un evento che ha sconvolto la vita di centinaia di persone, uccidendone 85.
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