Posts tagged ‘terrorismo’

17 ottobre 2012

Terrorism Italian Style. Il terrorismo nel cinema italiano (parte II)

di Daniele Salerno

Qualche anno fa Umberto Eco ha parlato dei testi come di “dispositivi di filtraggio” della conoscenza: nel racconto di un evento storico, per esempio, un testo pone in primo piano alcuni elementi, ne dispone altri sullo sfondo mentre altri ancora vengono spinti ai margini o completamente scartati.
In questo senso la memoria e l’oblio sono indagabili come effetti testuali complementari, graduali e contestuali:

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11 settembre 2012

Terrorismo, Sicurezza, Post-conflitto. Studi semiotici sulla guerra al terrore

di Centro TraMe

La casa editrice Libreria Universitaria ha di recente pubblicato il libro di Daniele Salerno  Terrorismo, sicurezza, post-conflitto. Studi semiotici sulla guerra al terrore, che segnaliamo nel giorno in cui ricorre l’undicesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre. Il volume inaugura una nuova collana di Scienze della Comunicazione diretta da Giovanna Cosenza.

Indice e introduzione del libro

11 settembre 2011

L’uomo che cade: la rielaborazione dell’11 settembre tra DeLillo, Foer e Inarritu

di Daniele Salerno

The Falling Man - Richard Drew

Nell’infinito numero di immagini che abbiamo visto dell’11 settembre ce n’è una che ha scatenato grandi polemiche e ha spinto i media ad autocensurarsi: si tratta di un uomo in camicia bianca che, allineato in verticale alle strisce grigie e bianche della torre Nord  con una gamba leggermente piegata a formare un triangolo e le braccia protese, sta precipitando.

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14 maggio 2011

Strategie di delegittimazione: l’uso (e abuso) politico del passato nella campagna elettorale milanese

di Daniele Salerno

Pisapia e Moratti alla fine del confronto elettorale dell'11 maggio negli studi di Sky

La campagna elettorale in corso per le elezioni amministrative, specie nel caso milanese, è stata attraversata da un uso e abuso politico del passato al fine di delegittimare l’avversario politico. Queste pratiche discorsive hanno fatto sistema, fondendo diversi “fili narrativi”, e si sono intensificate negli ultimi giorni della campagna.

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9 maggio 2011

Thriller Republic. La memoria degli anni di piombo tra aule giudiziarie e format televisivo

di Daniele Salerno

«La mia immaginazione si sforzava senza riuscirvi di rappresentarsi i dialoghi non solo nei contenuti ma nelle frasi parola per parola, il tono delle voci, le possibilità dell’uso del discorso nel cuore del terrore. E insieme sentivo la certezza desolata che quei dialoghi non si sarebbero mai più potuti ricostruire, che erano perduti per sempre».

«Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace» [continua su Alfabeta2]

25 gennaio 2011

Romanzi criminali: la memoria noir dell’Italia da Lucarelli al film “Vallanzasca”

di Daniele Salerno

I protagonisti della prima stagione della serie televisiva "Romanzo criminale"

Nel convegno organizzato dal Centro TraMe in dicembre, una parte consistente della discussione si è concentrata sul rapporto tra memoria e fiction. Se n’è discusso  in particolare in una tavola rotonda con gli scrittori Loriano Macchiavelli, Wu Ming 2Sandro Toni. E se n’è parlato in una relazione sulla fiction”Romanzo criminale”. Ci si è interrogati in particolare sul rapporto che si è instaurato negli ultimi anni tra letteratura, cinematografia di genere (giallo, noir e hard boiled) e memoria italiana, soprattutto per quanto riguarda gli eventi dei cosiddetti anni di Piombo.

Il noir, nella ipotesi di ricerca che stiamo seguendo, è divenuto uno strumento conoscitivo della realtà italiana che, libero dall'”onere della prova” (cioè dalla necessità del documento, a volte inaccessibile agli stessi storici e giudici), permette di dare senso a una serie di eventi su cui aleggia un’aria di mistero e di segretezza: dal terrorismo degli anni Settanta alla storia della criminalità organizzata.

La fiorente stagione del noir italiano ha attirato recentemente l’attenzione internazionale: BBC 4 ha dedicato un documentario alla “new wave of Italian crime fiction” che continua ad arricchirsi di film e fiction televisiva, particolarmente focalizzata negli ultimi anni sul tema della criminalità organizzata.

All’inizio dell’anno Carlo Lucarelli ha dedicato alcune puntate della sua trasmissione “Blu notte – Misteri italiani” alla Mala del Brenta di Felice Maniero, alla Sacra Corona Unita e a Cosa Nostra. Alla fine dell’anno scorso si è chiusa la serie televisiva di successo “Romanzo criminale” ispirata al romanzo di Giancarlo De Cataldo sulla Banda della Magliana, i cui diritti sono stati acquistati dalla HBO per un adattamento negli Stati Uniti.

Sulla Banda della Magliana, History Channel ha di recente mandato in onda un documentario sulla vera storia dell’organizzazione criminale romana (presunta risposta documentaristica alla fiction televisiva): “La vera storia della banda della Magliana”.

Inoltre da qualche mese sono cominciate le riprese per una nuova serie televisiva sulla Mala del Brenta con Elio Germano nella parte di Felice Maniero. Infine venerdì è uscito l’ultimo film di Michele Placido che, dopo il successo di “Romanzo criminale” (il film), ritorna sul genere con un’opera sul bandito Renato Vallanzasca.

Narrazioni di stragi e criminalità abbandonano sempre più l’arena giornalistica e giudiziaria per assumere un formato fiction. Un fatto non sorprendente: già nel passato fenomeni come La Piovra avevano catalizzato l’attenzione di tanti telespettatori italiani e stranieri. Le opere che vediamo e leggiamo oggi si differenziano però da quelle prodotte negli anni Ottanta in Italia per un dato: raccontano la storia non dalla parte del poliziotto (come nel caso del commissario Cattani o del capitano Ultimo ) ma soprattutto dalla parte dei banditi e dei criminali. Un fenomeno per l’Italia relativamente recente (non per gli Stati Uniti che con Il padrino e I Soprano si erano già cimentati con il genere, ma in un contesto culturale completamente differente).

Cosa accomuna la Mala del Brenta, la Banda della Magliana, gli anni di Piombo e Renato Vallanzasca? Ciò che unisce e accomuna storie così diverse è il ruolo dell’Autorità e dello Stato: un ruolo che nelle narrazioni sembra oscillare tra la totale assenza e impotenza dell’autorità (la narrazione è concentrata soprattutto sui criminali, come si diceva), e la rappresentazione della corruzione degli organi dello Stato.

Credo che le radici semiotiche, sociali e culturali del fenomeno siano da investigare meglio: come  “i criminali” hanno acquisito recentemente il “diritto alla biografia” o addirittura un “diritto alla narrazione epica”?

Quando lo Stato è in crisi e non riesce a mettere al riparo i cittadini dai pericoli, la cultura popolare si riempie di “giustizieri della notte” (Charles Bronson per fare un esempio) o risponde all’incertezza con personaggi fantastici come i supereroi (la Golden Age del fumetto statunitense, per esempio, comincia proprio con la Grande Depressione e continuerà fino agli anni Cinquanta). La risposta della cultura popolare italiana a una sfiducia verso l’autorità è stata di segno opposto: si narra la storia dei fuorilegge e non quella di chi vuole riportare l’ordine. E lì dove si narra la storia del poliziotto, come nel caso di Montalbano, non siamo certo di fronte a una rappresentazione epica, che è la cifra propria dei “romanzi criminali”.

Queste riflessioni ci tengono tuttavia ancora molto lontani dalle recenti critiche avanzate a queste opere da esponenti politici come Gianni Alemanno. Secondo il Sindaco di Roma le serie televisive come “Romanzo criminale” o il film “Renato Vallanzasca. Gli angeli del male” sarebbero di cattivo esempio per i giovani e costituirebbero una sorta di apologia di reato, costruendo una visione romantica dei criminali e dunque spingendo all’emulazione.

Ma ci tengono anche lontani dall’interpretazione che gli autori stessi danno delle loro opere, lì dove sembrano perorare gli argomenti dei loro stessi detrattori. Ieri, 24 gennaio, Michele Placido in una intervista alla trasmissione di Radio2 Nostress (qui puoi scaricare il podcast e ascoltare l’intervista di Placido dal minuto 23), in onda alla mattina, ha affermato che i giovani di oggi non potrebbero mai imitare il bandito Renato Vallanzasca perché, rispetto ai giovani degli anni Sessanta e Settanta (come Placido stesso), “si sono rammolliti” sul piano “politico, ideologico e criminale” (Placido confonde qui evidentemente la lotta politica degli anni Settanta, il Terrorismo e i fenomeni criminali).

La dichiarazione avalla implicitamente l’interpretazione che del film hanno dato i detrattori:  una rappresentazione positiva del giovane Vallanzasca come modello potenzialmente da imitare (o comunque evidentemente, esempio di giovane “non rammollito”). Anche qui sembrano scontrarsi più visioni della gioventù e la memoria di chi era giovane in quegli anni turbolenti sembra valorizzarsi a confronto con quella della gioventù di oggi.

Fortunatamente la semiotica, nell’insegnamento di Umberto Eco, ci ha insegnato che spesso i testi sono più intelligenti dei loro autori.

14 gennaio 2011

C’è manuale e manuale: se i libri di storia non hanno fatto ancora i conti con i mass media

di Daniele Salerno

Dal fumetto Tex ideato da Gian Luigi Bonelli e pubblicato da Sergio Bonelli Editore

Dal fumetto Tex ideato da Gian Luigi Bonelli e pubblicato da Sergio Bonelli Editore

Il manuale di storia è uno degli strumenti principali dell’attività didattica per l’insegnamento della storia. Sulla scrittura, la costruzione e l’efficacia del testo di divulgazione storica per le scuole secondarie si è concentrato l’ottimo lavoro di analisi cominciato nel 2006 di nove storici che operano all’interno degli Istituti Storici della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Regione Emilia Romagna. Il risultato di questa ricerca è ora pubblicato nel libro “C’è manuale e manuale. Analisi dei libri di storia per la scuola secondaria” (Sette Città 2010).

La prima ottima mossa di questo gruppo di lavoro è smontare il mito del  feticcio manualistico, probabilmente retaggio di una visione ottocentesca di intendere la scrittura e il lavoro storico (su questo è illuminante la storia della storiografia moderna tracciata da Giancarlo Angelozzi in “Introduzione allo studio della storia moderna” di Paolo Prodi). Il manuale di storia oggi è uno strumento, seppure importante, di una didattica divenuta ormai complessa e che deve utilizzare necessariamente fonti, strumenti e materiali diversi dalla scrittura e dal documento scritto e che necessitano di quelle che gli autori chiamano pratiche laboratoriali.

L’analisi, come viene spiegata nell’ottima e rigorosa sezione dedicata all’esplicitazione della griglia d’analisi e delle metodologie impiegate, si articola in tre parti: dati identificativi, struttura del manuale e analisi del testo quantitativa e qualitativa. L’ultimo punto si articola a sua volta in due punti: qualità della scrittura e della documentazione e griglia d’analisi per le tematiche sensibili. Le tematiche sensibili riguardano il passato recente, spesso al centro di contese politiche e storiografiche. Si tratta della Resistenza, della Shoah e delle leggi razziali italiane, delle foibe e del terrorismo.

Il quadro che ne esce è secondo gli storici di sufficiente correttezza e approfondimento storiografico rispetto ai venti manuali storici analizzati, con in particolare una carenza strutturale sulla quale mi soffermo: l’uso delle immagini.

L’immagine, nelle analisi effettuate, risulta avere nei manuali un scopo meramente esornativo e di abbellimento del testo. La squalifica della dimensione e dell’importanza dell’immagine come fonte e documento (e non semplice abbellimento del testo) è dimostrata dalle didascalie approssimative, errate o mancanti.

Questo tipo di uso dell’immagine nel testo è retaggio dell’erroneo ‘paradigma mimetico’ dell’immagine fotografica, televisiva e cinematografica. Secondo questo paradigma l’immagine rappresenta la realtà senza mediazioni e senza la necessità di processi interpretativi e cognitivi sull’oggetto, e dunque non richiede, come il documento scritto del passato, una educazione alla lettura e alla interpretazione. Parlo in particolare dell’immagine fotografica, televisiva e cinematografica perché su questa, più che su altre, l’assunto “immagine=realtà” è così persuasivo da risultare di difficile superamento.

Se consideriamo che la storia del XX secolo è in formato massmediatico, allora la carenza non può che essere grave. A giovani studenti e studentesse devono essere forniti gli strumenti per leggere e interpretare le immagini e per sviluppare uno spirito critico verso l’immagine fotografica, televisiva e cinematografica. 

In altri termini gli studenti devono imparare a interpretare e studiare una foto di Bresson o di Leibovitz, le foto della guerra in Vietnam, un film di Spielberg, una trasmissione televisiva o i reportage di guerra quanto di saper leggere e interpretare i documenti scritti.

Questo servirà loro non solo per imparare meglio la storia del XX secolo, ma anche per utilizzare il mezzo televisivo e la Rete (in vista anche di una ‘educazione a internet’) avendo degli strumenti per interpretare, filtrare e anche discernere le informazioni attendibili dalle ricostruzioni aberranti e con un’adeguata consapevolezza critica di come viene costruita un’immagine, di come circola e di come costruisce la stessa realtà sociale e il suo stesso spettatore.

C’è manuale e manuale
Analisi dei libri di storia per la scuola secondaria
a cura di Lidia Gualtiero, Gian Luigi Melandri, Francesco Monducci
Maria Paola Morando, Davide Pizzotti, Giulia Ricci, Marinella Sarti,
Cinzia Venturoli, Paola Zagatti
Sette Città, Viterbo
p. 130

25 maggio 2010

Storico e testimone: il libro di Giovanni De Luna

di Daniele Salerno
Il nuovo libro di Giovanni De Luna, Le ragioni di un decennio. 1969-1979 Militanza, violenza, sconfitta, memoria, è un oggetto piuttosto particolare. Abbiamo tra le mani il libro di uno degli storici contemporaneisti italiani più importanti, ma anche il racconto di un testimone, militante di Lotta continua, che nel ricostruire quegli anni riflette su un pezzo della propria vita personale.In questo l’opera di De Luna si inserisce in una tradizione storiografica sull’Italia contemporanea che “è vissuta soprattutto come autobiografia” (pensiamo anche a Il giudice e lo storico di Carlo Ginzburg).

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11 maggio 2010

Ancora sul giorno della memoria nelle parole di storici, sopravvissuti e parenti delle vittime

di Daniele Salerno
Il dibattito che ha riempito le pagine dei giornali in occasione del giorno della memoria ruota attorno a due temi principali: l’assenza di un serio lavoro storico e storiografico sul passato degli anni di piombo e le ferite ancora aperte e presentidei sopravvissuti e dei parenti delle vittime.

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8 maggio 2010

9 maggio, Giorno della memoria delle vittime del terrorismo

di Francesco Mazzucchelli

Si celebra domani 9 maggio il Giorno della memoria istituito nel 2007 per commemorare “tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”. Le cerimonie ufficiali si svolgeranno oggi al Quirinale, con la partecipazione del Presidente della Repubblica Napolitano (che nel suo discorso, riferendosi a Ustica, parla apertamente di “intrighi internazionali e opacità da parte di corpi dello Stato”).

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