Posts tagged ‘tito’

14 maggio 2015

La riabilitazione di Draza Mihailovic. Quando la storia si scrive nelle aule di giustizia

di Francesco Mazzucchelli
Nazionalisti serbi

Nazionalisti serbi

Si è concluso in questi giorni a Belgrado un singolare processo che farà ancora discutere a lungo in Serbia, e che tocca da vicino il tema del rapporto tra verità giuridiche e verità storiche. Imputato del processo, celebrato per forza di cose in contumacia (una sorta di “sinodo del cadavere” all’inverso) il generale Dragoljub Draza Mihailovic,

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9 marzo 2011

Palacinche: memorie dall’esilio giuliano-dalmata in un prezioso oggetto narrativo tra graphic novel e fotografia

di Daniele Salerno


L’esodo giuliano-dalmata è una pagina della storia italiana rimossa per decenni, insieme ai massacri delle foibe: eventi consumati all’interno della Seconda Guerra mondiale, ma a loro volta frutto di dinamiche di vendetta, rancore e di ‘regolamento dei conti’ che ci fa risalire almeno alla Prima Guerra mondiale e ai violentissimi processi di denazionalizzazione e italianizzazione delle regioni di frontiera (compresa Bolzano) abitate da tanti germanofoni e slavi a opera del regime fascista. Negli anni ’90 queste memorie di frontiera – caduta la frontiera più pesante, quella della cortina di ferro – sono riemerse dall’oblio ‘politico’ cui erano state costrette, anche dalla sinistra comunista italiana,  e sono transitate dalla dimensione privata a quella pubblica. E’ quello che è accaduto con l’istituzione della giornata del ricordo delle foibe nel calendario repubblicano, anche questa spesso strumentalizzata in chiave anti-resistenziale dai partiti post-fascisti come Alleanza Nazionale.

Una tavola di "Palacinche" - Alessandro Tota

La scorsa settimana presso lo Spazio Labò di Bologna (via Frassinago 43/2 c-d) si è aperta la mostra Palacinche, che continuerà fino al 26 marzo. Palacinche è un reportage a opera di Alessandro Tota (disegnatore) e Caterina Sansone (fotografa) che unisce il fumetto e la fotografia, ricordando nel caso di Tota lo stile  di Joe Sacco (il disegnatore che si rivolge direttamente al lettore spiegando gli eventi, mostrando carte geografiche e presentando i protagonisti della narrazione).

I due autori/protagonisti dell’opera ripercorrono a ritroso l’esodo di Elena, la madre di Caterina, in un percorso in sette tappe tra FirenzeRijeka (il nome di Fiume in croato). Elena è una esule fiumana e uno dei duecentocinquanta mila esuli dispersi  per decenni tra 109 campi profughi collocati in più parti della penisola, dove venivano accolti i rifugiati italiani fuggiti dall’Istria, dalla Dalmazia e dal Quarnaro. Questi territori dopo il 1947, con il Trattato di Pace di Parigi, furono annessi alla Jugoslavia e gli abitanti italofoni o di orgine italiana furono cacciati dal regime di Tito, che procedette di fatto a una pulizia etnica (come aveva fatto l’Italia fascista, in senso contrario, decenni prima).

L’oggetto narrativo che emerge è prezioso, e speriamo venga presto pubblicato (probabilmente nel 2012 Palacinche sarà pubblicato presso la Coconino Press – Fandango)  e possa apparire negli scaffali delle librerie accanto a oggetti narrativi simili nella bellezza dell’accostamento tra tratto grafico e fotografico: penso a Il fotografo di Guibert, Lefèvre Lemercier.

Nel caso di Palacinche siamo di fronte a due narratori che usano foto d’archivio per recuperare il passato e la storia dei profughi, e il fumetto per descrivere il presente, il percorso della protagonista sulle tracce della madre e nei luoghi dell’esodo così come sono ora. Si tratta in altre parole di un testo di post-memoria, ovvero di costruzione della memoria di un evento da parte delle generazioni successive rispetto a coloro che lo hanno vissuto, attraverso un processo di trasmissione: tipico è il caso della memoria dei figli e nipoti dei sopravvissuti allo sterminio nazista, così come per esempio è rappresentato in Maus di Art Spiegelman.

Fino ad arrivare all’ultima tappa, Rijeka, e all’insegna di un negozio che recita “Palacinche”: le palacinche sono delle tipiche frittelle istriane che la madre della protagonista cucinava quando questa era bambina. Le palacinche, come piccole madeleine proustiane, ricongiungono il vissuto infantile e privato della figlia al vissuto della madre, rendendo felice  il rituale del viaggio compiuto sui luoghi del ricordo materno. Un felice caso di post-memoria compiuto attraverso un recupero, una “riattivazione”  e messa in relazione di documenti (foto dell’epoca e d’archivio) grazie prima a una azione performativa (il viaggio) e poi narrativa, con l’unione di tratto fotografico e  grafico-fumettistico, che funge da cornice narrativa.


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