Posts tagged ‘Umberto Eco’

4 marzo 2014

“Apocalittici e integrati. 1964-2014 Attualità e sviluppi”. Incontro con Umberto Eco

di Centro TraMe

Eco-Apo-e-InteMartedì 11 marzo alle ore 16 presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna (via Marsala, 26) si terrà un incontro per i 50 anni dell’opera di Umberto Eco, Apocalittici e integrati: comunicazioni di massa e teorie della comunicazione di massa. All’incontro, insieme all’autore, saranno presenti Marco Belpoliti, Fausto Colombo, Giacomo Manzoli, Gianfranco Marrone e Marco Santoro. L’incontro sarà introdotto dal Presidente della Scuola di Lettere e Beni Culturali, Costantino Marmo, e sarà coordinato da Anna Maria Lorusso.

Locandina “Apocalittici e integrati. 1964-2014 Attualità e sviluppi”

24 settembre 2013

Umberto Eco apre il ciclo seminariale “Dimostrare, argomentare e confutare nelle scienze umane”

di Centro TraMe

ImageGiovedì 3 ottobre, con una relazione su “Dimostrazione e scienze umane”, il prof. Umberto Eco (Università di Bologna) aprirà il ciclo seminariale organizzato dalla Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna sul “Dimostrare, argomentare e confutare nell’ambito delle Scienze Umane”. Il seminario si terrà nella Sala Rossa della Scuola Superiore di Studi Umanistici (via Marsala, 26) con inizio alle ore 16. I seminari andranno avanti per tutto l’anno accademico, coinvolgendo studiosi di varie discipline.

Programma del ciclo seminariale “Dimostrare, argomentare e confutare nell’ambito delle scienze umane”

5 aprile 2013

Call for Papers – Versus. Quaderni di Studi Semiotici

di Centro TraMe

vs(scroll down for English version)

La rivista di studi semiotici VS.-Versus ha aperto un call for paper per un numero monografico – a cura di Rob van der Laarse, Francesco Mazzucchelli e Carlos Reijnen – intitolato Traces of Terror, Signs of Trauma. Practices of (Re-) Presentation in Space of Collective Memories in Contemporary Europe

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17 ottobre 2012

Terrorism Italian Style. Il terrorismo nel cinema italiano (parte II)

di Daniele Salerno

Qualche anno fa Umberto Eco ha parlato dei testi come di “dispositivi di filtraggio” della conoscenza: nel racconto di un evento storico, per esempio, un testo pone in primo piano alcuni elementi, ne dispone altri sullo sfondo mentre altri ancora vengono spinti ai margini o completamente scartati.
In questo senso la memoria e l’oblio sono indagabili come effetti testuali complementari, graduali e contestuali:

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10 giugno 2011

“Memoria e Storia 2011”, un ciclo di incontri a cura del Centro di studi sulla memoria dell’Università di San Marino

di Centro TraMe

A San Marino, in questi giorni, si riflette anche sulle relazioni tra Memoria e Storia grazie alle attività organizzate dal Centro di studi sulla memoria dell’Università degli studi della Repubblica di San Marino.

Dopo la Summer School Tecniche e saperi della memoria. Intorno al Fondo Young (9-10 giugno), oggi (10 giugno) avrà luogo – presso il Teatro Titano, in piazza Sant’Agata, alle ore 17.30 –  il dibattito pubblico su Antisemitismo ieri e oggi. All’incontro – patrocinato dalla Segreteria di Stato per l’Istruzione, Cultura, Università e dalla Commissione Nazionale Sammarinese per l’UNESCO – prenderanno parte Umberto Eco, Michele Battini e Stefano Levi Della Torre.

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9 giugno 2011

Seminario su Periodizzazione e Storia a San Marino

di Centro TraMe

La Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino, nell’ambito delle attività del Dottorato di ricerca in Scienze Storiche, organizza una serie di lezioni aperte anche ad interessati e cultori della materia sul tema Periodizzazione e Storia.

Giovedì 9 e venerdì 10 giugno (Antico Monastero di Santa Chiara), in collaborazione con il Centro di studi sulla memoria dell’Università degli Studi di San Marino, si svolgeranno le lezioni su Tecniche e saperi della memoria. Intorno al fondo Young e, sabato 11 giugno, alle ore ore 10.00, Lectures on Memory:  Memoria e Storia; interverranno Umberto Eco, Robert Damien, Walter Tega.

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18 aprile 2011

‘Non mi ricordo’: storia di una memoria persa e ricostruita

di Daniele Salerno

Nel 2004 Umberto Eco ha pubblicato un romanzo illustrato dal titolo La misteriosa fiamma della regina Loana. Nel libro si narra la storia di Yambo, bibliotecario milanese che a causa di un ictus perde la memoria. O meglio perde la memoria autobiografica: non sa se è sposato, come si chiama e se ha figli, anche se ricorda perfettamente citazioni di libri, canzoni ed eventi storici (preserva quella che gli psicologi chiamano memoria semantica). Yambo lotta contro la nebbia che avvolge i suoi ricordi personali e cerca di recuperare le tracce del suo passato: i libri letti da piccolo, i quaderni scolastici, le lettere, i luoghi dell’infanzia.

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4 aprile 2011

Metodi e problemi della ricerca storiografica: seminario con Umberto Eco, Paolo Rossi e Walter Tega

di Daniele Salerno

Giovedì 7 e venerdì 8 aprile si terrà presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna (via Marsala, 26) il seminario interdottorale “Metodi e problemi della ricerca storiografica. Il caso della storia delle idee”. Il seminario – organizzato dalla Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna e dall’Istituto italiano di Scienze Umane di Firenze sotto la supervisione scientifica di Walter Tega – sarà aperto da una conversazione tra Umberto Eco, Paolo Rossi e Walter Tega dal titolo “La storia delle idee: un caso ancora aperto?”.

Seguiranno gli interventi, il 7 aprile, di Martin Rueff, Andrea Battistini e Ferdinando Fabbri. L’8 aprile interverranno invece Omar Calabrese e Luciano Canfora. Chiuderà i lavori  Daniel Roche.

Il programma completo è disponibile sul nostro sito.

25 gennaio 2011

Romanzi criminali: la memoria noir dell’Italia da Lucarelli al film “Vallanzasca”

di Daniele Salerno

I protagonisti della prima stagione della serie televisiva "Romanzo criminale"

Nel convegno organizzato dal Centro TraMe in dicembre, una parte consistente della discussione si è concentrata sul rapporto tra memoria e fiction. Se n’è discusso  in particolare in una tavola rotonda con gli scrittori Loriano Macchiavelli, Wu Ming 2Sandro Toni. E se n’è parlato in una relazione sulla fiction”Romanzo criminale”. Ci si è interrogati in particolare sul rapporto che si è instaurato negli ultimi anni tra letteratura, cinematografia di genere (giallo, noir e hard boiled) e memoria italiana, soprattutto per quanto riguarda gli eventi dei cosiddetti anni di Piombo.

Il noir, nella ipotesi di ricerca che stiamo seguendo, è divenuto uno strumento conoscitivo della realtà italiana che, libero dall'”onere della prova” (cioè dalla necessità del documento, a volte inaccessibile agli stessi storici e giudici), permette di dare senso a una serie di eventi su cui aleggia un’aria di mistero e di segretezza: dal terrorismo degli anni Settanta alla storia della criminalità organizzata.

La fiorente stagione del noir italiano ha attirato recentemente l’attenzione internazionale: BBC 4 ha dedicato un documentario alla “new wave of Italian crime fiction” che continua ad arricchirsi di film e fiction televisiva, particolarmente focalizzata negli ultimi anni sul tema della criminalità organizzata.

All’inizio dell’anno Carlo Lucarelli ha dedicato alcune puntate della sua trasmissione “Blu notte – Misteri italiani” alla Mala del Brenta di Felice Maniero, alla Sacra Corona Unita e a Cosa Nostra. Alla fine dell’anno scorso si è chiusa la serie televisiva di successo “Romanzo criminale” ispirata al romanzo di Giancarlo De Cataldo sulla Banda della Magliana, i cui diritti sono stati acquistati dalla HBO per un adattamento negli Stati Uniti.

Sulla Banda della Magliana, History Channel ha di recente mandato in onda un documentario sulla vera storia dell’organizzazione criminale romana (presunta risposta documentaristica alla fiction televisiva): “La vera storia della banda della Magliana”.

Inoltre da qualche mese sono cominciate le riprese per una nuova serie televisiva sulla Mala del Brenta con Elio Germano nella parte di Felice Maniero. Infine venerdì è uscito l’ultimo film di Michele Placido che, dopo il successo di “Romanzo criminale” (il film), ritorna sul genere con un’opera sul bandito Renato Vallanzasca.

Narrazioni di stragi e criminalità abbandonano sempre più l’arena giornalistica e giudiziaria per assumere un formato fiction. Un fatto non sorprendente: già nel passato fenomeni come La Piovra avevano catalizzato l’attenzione di tanti telespettatori italiani e stranieri. Le opere che vediamo e leggiamo oggi si differenziano però da quelle prodotte negli anni Ottanta in Italia per un dato: raccontano la storia non dalla parte del poliziotto (come nel caso del commissario Cattani o del capitano Ultimo ) ma soprattutto dalla parte dei banditi e dei criminali. Un fenomeno per l’Italia relativamente recente (non per gli Stati Uniti che con Il padrino e I Soprano si erano già cimentati con il genere, ma in un contesto culturale completamente differente).

Cosa accomuna la Mala del Brenta, la Banda della Magliana, gli anni di Piombo e Renato Vallanzasca? Ciò che unisce e accomuna storie così diverse è il ruolo dell’Autorità e dello Stato: un ruolo che nelle narrazioni sembra oscillare tra la totale assenza e impotenza dell’autorità (la narrazione è concentrata soprattutto sui criminali, come si diceva), e la rappresentazione della corruzione degli organi dello Stato.

Credo che le radici semiotiche, sociali e culturali del fenomeno siano da investigare meglio: come  “i criminali” hanno acquisito recentemente il “diritto alla biografia” o addirittura un “diritto alla narrazione epica”?

Quando lo Stato è in crisi e non riesce a mettere al riparo i cittadini dai pericoli, la cultura popolare si riempie di “giustizieri della notte” (Charles Bronson per fare un esempio) o risponde all’incertezza con personaggi fantastici come i supereroi (la Golden Age del fumetto statunitense, per esempio, comincia proprio con la Grande Depressione e continuerà fino agli anni Cinquanta). La risposta della cultura popolare italiana a una sfiducia verso l’autorità è stata di segno opposto: si narra la storia dei fuorilegge e non quella di chi vuole riportare l’ordine. E lì dove si narra la storia del poliziotto, come nel caso di Montalbano, non siamo certo di fronte a una rappresentazione epica, che è la cifra propria dei “romanzi criminali”.

Queste riflessioni ci tengono tuttavia ancora molto lontani dalle recenti critiche avanzate a queste opere da esponenti politici come Gianni Alemanno. Secondo il Sindaco di Roma le serie televisive come “Romanzo criminale” o il film “Renato Vallanzasca. Gli angeli del male” sarebbero di cattivo esempio per i giovani e costituirebbero una sorta di apologia di reato, costruendo una visione romantica dei criminali e dunque spingendo all’emulazione.

Ma ci tengono anche lontani dall’interpretazione che gli autori stessi danno delle loro opere, lì dove sembrano perorare gli argomenti dei loro stessi detrattori. Ieri, 24 gennaio, Michele Placido in una intervista alla trasmissione di Radio2 Nostress (qui puoi scaricare il podcast e ascoltare l’intervista di Placido dal minuto 23), in onda alla mattina, ha affermato che i giovani di oggi non potrebbero mai imitare il bandito Renato Vallanzasca perché, rispetto ai giovani degli anni Sessanta e Settanta (come Placido stesso), “si sono rammolliti” sul piano “politico, ideologico e criminale” (Placido confonde qui evidentemente la lotta politica degli anni Settanta, il Terrorismo e i fenomeni criminali).

La dichiarazione avalla implicitamente l’interpretazione che del film hanno dato i detrattori:  una rappresentazione positiva del giovane Vallanzasca come modello potenzialmente da imitare (o comunque evidentemente, esempio di giovane “non rammollito”). Anche qui sembrano scontrarsi più visioni della gioventù e la memoria di chi era giovane in quegli anni turbolenti sembra valorizzarsi a confronto con quella della gioventù di oggi.

Fortunatamente la semiotica, nell’insegnamento di Umberto Eco, ci ha insegnato che spesso i testi sono più intelligenti dei loro autori.

2 novembre 2010

Ancora sulla digitalizzazione

di Francesco Mazzucchelli

La borgesiana biblioteca di Babele illustrata da Philippe Fassier

A proposito del nostro post sulla digitalizzazione degli archivi de La Stampa di qualche giorno fa, segnaliamo il dibattito che sta animando i supplementi domenicali de Il Sole 24 Ore delle ultime settimane, inaugurato da un articolo di Hal Varian (consulente di Google) in cui l’economista fa delle previsioni sugli effetti economici dei progetti di digitalizzazione di libri che Google sta portando avanti da diversi anni. Così Varian:

Recentemente, Google ha iniziato a collaborare con molte biblioteche per digitalizzare le opere che hanno in catalogo, tutto a spese di Google, grazie a una tecnologia sviluppata ad hoc per il progetto. Il volume totale del corpus è di circa 25-30 milioni di libri. Il Google Library Project non deve essere confuso con il programma Google Publisher Partner, nell’ambito del quale gli editori sottopongono volontariamente le proprie opere a Google per la digitalizzazione e l’inserimento in catalogo.

Varian continua interrogandosi sulle questioni dell’estensione della durata del diritto d’autore e su quella delle cosiddette “opere orfane” (l’articolo completo – tradotto dall’istituto Bruno Leoni – è disponibile qui). A Varian hanno risposto domenica scorsa Stefano Mauri (presidente gruppo Gems) e Piero Attanasio (dell’Associazione italiana editori). Quest’ultimo soprattutto muove delle obiezioni alle considerazioni di Varian relative ai diritti d’autore: grazie ai nuovi accordi tra Google e editori statunitensi, infatti Google potrà adesso, in certi casi – nota Mauri – commercializzare i libri digitalizzati senza richiedere l’autorizzazione all’editore o all’autore (soprattutto per quanto riguarda titoli vecchi e fuori commercio). Ma quali sono i criteri secondo i quali Google considera fuori commercio un titolo o un autore? Si pensi, conclude Mauri, che secondo l’azienda di Cupertino Mountain View (dove Google ha sede) l’81% degli autori italiani del Novecento sono erroneamente considerati fuori commercio.

Al di là degli innegabili benefici derivanti dalla possibilità di consultare enormi cataloghi di titoli non coperti da diritti d’autore e di difficile reperimento, quale sarà la portata effettiva della rivoluzione (perché di autentica rivoluzione si tratta) intrapresa dall’azienda di Mpuntain View? Se da una parte Google potrebbe arrivare ad offrire ai navigatori una traduzione virtuale delle vertigini babeliche immaginate da Borges, quali sono, di converso, le responsabilità derivanti da un così elevato potere editoriale concentrato nelle mani di un unico soggetto privato?

Un potere che può facilmente trasformarsi (data la posizione dominante di Google su Internet) in quello di decidere cosa – nell’immenso archivio di Internet – deve essere reso disponibile e cosa no, cosa deve essere ricordato e cosa no. In che modo, ci chiediamo, tutto ciò inciderà non solo sull’editoria così come la conosciamo oggi ma anche sulle morfologie che strutturano gli archivi-memoria dell’Enciclopedia (nel senso che Umberto Eco riserva a questo termine) in cui siamo immersi?

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