La memoria delle sparizioni in Argentina e la storia politica del “Nunca Más” nel libro di Emilio Crenzel

di Daniele Salerno

9788897826606_0_0_750_80Il 24 marzo ricorre il 41° anniversario del golpe che in Argentina portò al potere i militari. In questa giornata il paese sudamericano ricorda gli anni della dittatura e le vittime del terrorismo di stato. Tra queste i desaparecidos occupano un posto centrale e tragico. Nei sette anni della dittatura militare (1976-1983) migliaia di persone furono rapite, sequestrate nei centri clandestini del paese, uccise dai militari e i loro resti fatti sparire (per esempio nei tristemente noti voli della morte). È ormai comune parlare di circa trentamila omicidi: una cifra esibita in molte marce della memoria che il 24 marzo si tengono nel paese.

Al ritorno della democrazia in Argentina, il 10 dicembre 1983, la necessità di sapere la verità sulle sparizioni spinse il nuovo presidente eletto, Raúl Alfonsin, a nominare una commissione di notabili allo scopo di raccogliere, nello stretto giro di sei mesi, denunce e prove sulla sorte dei desaparecidos. Le denunce si sarebbero poi dovute consegnare alla giustizia mentre la commissione avrebbe dovuto elaborare una relazione finale da presentare al paese. La commissione, presieduta dallo scrittore Ernesto Sabato, venne chiamata CONADEP-Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas. La “relazione finale”, lungi dal diventare un mero testo burocratico, verrà pubblicata con il titolo Nunca Más (mai più). Il volume raccoglie le storie dei desaparecidos, ricostruendole a partire dalle testimonianze di parenti e sopravvissuti. Il libro è oggi un testo fondativo per la democrazia argentina e il suo titolo è icona della memoria del paese.

Da pochi mesi è uscito in traduzione italiana (dopo l’edizione inglese di Routledge e francese di Harmattan) il libro di Emilio Crenzel “La storia politica del Nunca Más. La memoria delle sparizioni in Argentina”. L’autore, uno dei più importanti saggisti e politologi argentini e professore all’università di Buenos Aires, analizza il processo di elaborazione del Nunca Más e la sua ricezione nel corso del tempo. Tracciandone la “storia politica” e descrivendone gli usi e le interpretazioni, Crenzel riesce a descrivere tre decenni di storia argentina, facendo emergere quelli che Maurice Halbwachs chiamava “quadri di memoria” (e che Crenzel chiama “regimi di memoria”), ovvero le condizioni socio-semiotiche entro cui il passato è ricordato e “ricordabile”: cosa può essere detto e non detto? E attraverso quali generi discorsivi, stili narrativi e costruendo quale rete intertestuale di riferimenti?

Ciò che stupisce, nell’analisi di Crenzel, è vedere come le condizioni sociali e politiche della nascita della CONADEP, e di conseguenza il Nunca Más, non facessero presagire un impatto politico e sociale così potente, duraturo e strutturante per la memoria dei desaparecidos e della dittatura. Ripiego a una vera e propria commissione di inchiesta parlamentare, la CONADEP fu criticata da molte organizzazioni a partire dalle madri di Plaza de Mayo; fu inoltre ostacolata da alcune parti politiche e osteggiata dalle forze militari. Invece gradatamente il lavoro della CONADEP si impose come pietra miliare sia in Argentina che all’estero (divenendo modello per la giustizia di transizione in molti paesi) e  il suo risultato, il Nunca Más, entrò in più arene discorsive e pratiche sociali, contribuendo a trasformare il quadro politico e sociale del paese. Nel giugno del 1984 la CONADEP espose i risultati del suo lavoro in TV in una trasmissione che provocò un terremoto politico, un cambio al vertice delle gerarchie militari e fu di fatto il primo pubblico riconoscimento dei familiari delle vittime.

Il testo assunse valore probatorio, entrando nelle aule dei tribunali e modellando uno stile testimoniale che sarà adottato in Argentina e in altri contesti all’estero. Attorno al libro si addensarono però ben presto le memorie divise del paese trasformandolo, come dice Crenzel, in un “simbolo scisso”: alcuni usarono il documento come atto di chiusura del passato e con indulti e diversi dispositivi legislativi cercarono di impedire i processi ai colpevoli; altri videro invece nel documento l’apertura di una nuova fase che oltre alla verità restituisse anche la giustizia.

Crenzel tuttavia non si ferma a sottolineare gli effetti positivi del lavoro della CONADEP: ne analizza anche i non-detti e i processi di selezione della memoria. In primo luogo il Nunca Más prende dalle organizzazioni dei familiari e dei diritti umani una retorica appunto umanitaria o umanitarista che depoliticizza l’identità e la storia delle vittime. Molti dei desaparecidos erano militanti politici, sindacalisti, studenti appartenenti a organizzazioni politiche e anche a formazioni che ricorrevano alla violenza come i Montoneros. Per rivendicare per i desaparecidos un diritto alla verità, alla giustizia e alla memoria, il rapporto deve costruirne l’“assoluta innocenza” dunque la non appartenenza a gruppi politici di opposizione alla dittatura. In secondo luogo, il racconto trascura l’analisi delle dinamiche storiche e politiche che avevano portato l’Argentina alla dittatura, rendendo il periodo 1976-1983 indipendente dalle dinamiche precedenti (per esempio le pratiche di repressione dei governi peronisti) o “assolutizzandolo” come espressione di un male più ontologico che storico. Infine il Nunca Más dipinge una società argentina senza colpa, presentandola come vittima inconsapevole di ciò che avveniva dietro le mura della ESMA e delle centinaia di centri clandestini in cui vennero sequestrati ed uccisi decine di migliaia di desaparecidos. Una visione autoassolutoria che non regge alla prova dei testi.

Crenzel ci dà dunque un quadro chiaro, argomentato ed equilibrato delle dinamiche politiche attorno al Nunca Más riuscendo a restituirci in meno di 200 pagine la “storia della memoria” dei desaparecidos. Lo fa consegnandoci anche una lezione metodologica, ovvero riesce a farci vedere come l’analisi degli usi e delle interpretazioni di un testo – compiuta con diversi metodi e in maniera approfondita e rigorosa – ci possa restituire una visione delle dinamiche di fondo che segnano una società e una cultura in un dato momento storico.

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