Relativizzare la Shoah? Gli interventi di Gunter Grass, Claude Lanzmann, Pierre Nora e Zygmunt Bauman

di Centro TraMe

Lo scrittore tedesco Gunter Grass

In questi giorni, per motivi diversi, vi è stato un intenso dibattito sulla Shoah in Francia e Germania di cui hanno reso conto in Italia sia La Repubblica che il Corriere della Sera. Nel dibattito hanno preso parte esponenti di primo piano della cultura europea.

In Francia le polemiche sono scoppiate in seguito alla rimozione del termine Shoah dai manuali di storia per le scuole francesi, cui è stato preferito il termine “annientamento” e una maggiore attenzione allo sterminio di zingari e omosessuali. Per  Claude Lanzmann non si tratterebbe semplicemente di sciovinismo linguistico.  In un editoriale su Le Monde, il regista e scrittore ha accusato Dominique Borne, storico e dirigente del Ministero dell’Educazione francese, di relativizzare in questo modo la Shoah.

Sul Corriere Pierre Nora, di solito non tenero verso Lanzmann, si è detto d’accordo con il documentarista francese, puntualizzando però che il problema è legato alla centralità che ha assunto la Shoah per l’identità ebraica (e israeliana).

In Germania le polemiche sono scoppiate in seguito a un’intervista rilasciata al quotidiano israeliano Haaretz dal premio Nobel Gunter Grass (fatta dallo storico Tom Segev) in occasione dell’uscita della biografia dello scrittore tedesco in Israele (Sbucciando la cipolla, balzata all’onore delle cronache qualche anno fa per la confessione di Grass sul suo arruolamento da adolescente nelle SS e per il suo entusiasmo verso il Nazismo). Nell’intervista Grass afferma che la Shoah non è stato l’unico crimine e che circa sei milioni di tedeschi sono morti nella guerra, deportati e poi finiti sotto il giogo comunista. Grass è stato accusato così di voler relativizzare la Shoah paragonandola ad altri “comuni” crimini di guerra. Il caso Grass è stato ripreso dai giornali italiani, in particolare dal Corriere della Sera (sorprendentemente risulta il secondo articolo più letto sul sito del giornale).

Oggi il Corriere riporta le accuse che Zygmunt Bauman (ebreo polacco sfuggito prima al Nazismo e poi al Comunismo) ha rivolto, in un’intervista al settimanale polacco Politika, al governo israeliano: trarre vantaggio dalla memoria della Shoah, facendo con i palestinesi ciò che i Nazisti fecero agli ebrei. Bauman paragona il ghetto di Varsavia al muro israeliano che divide Israele e Cisgiordania. Gli interventi di Bauman e Nora sono in modi diversi molto illuminanti rispetto alle dinamiche della memoria della Shoah e al suo possibile abuso, specie nel contesto del conflitto israelo-palestinese.

Articoli citati:

Claude Lanzmann, Contre le bannissement du mot “Shoah” des manuels scolaires
Pierre Nora, “Il termine è entrato nell’uso comune, vogliono relativizzare la Shoah”
Intervista di Grass a Haaretz, “The German who needed a fig leaf”
Bauman sul Corriere della Sera, “Il muro israeliano a Gerusalemme come quello del Ghetto di Varsavia”
L’articolo del Corriere della Sera che riassume il caso francese: Se i libri di scuola francesi cancellano la parola Shoah
L’articolo di La Repubblica che riassume il caso Grass: Grass sotto accusa relativizza la Shoah

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